opus dei

Opus Dei

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Opus Dei
Sigillo dell'Opus Dei
Pertinenza Chiesa cattolica
Ambito Prelatura personale
Chiesa prelatizia Santa Maria della Pace (Roma)
Numero di fedeli 88.245 (2010)
Numero di sacerdoti 2.015 (2010)
Prelato Javier Echevarría Rodríguez
Data di creazione 28 novembre 1982
Fondatore San Josemaría Escrivá de Balaguer
Data di fondazione 2 ottobre 1928
Sito web http://www.opusdei.org

La Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, più conosciuta nella forma abbreviata Opus Dei (letteralmente, “Opera di Dio”), è un’istituzione della Chiesa cattolica per l’attuazione di iniziative pastorali a livello internazionale. Fondata nel 1928 dal sacerdote spagnolo Josemaría Escrivá de Balaguer, l’Opus Dei è l’unica prelatura personale nell’ordinamento canonico, ottenendo tale status in forza della Costituzione apostolica Ut sit, del 28 novembre 1982.

Indice

[nascondi]

Status, finalità e organizzazione [modifica]

Il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canoni 294-297) indica le caratteristiche fondamentali delle prelature personali. Il canone 294 prevede che la prelatura personale sia composta da presbiteri e da diaconi del clero secolare, con la possibilità (canone 296) dell’inserimento di laici, per il solo espletamento delle opere apostoliche.

Secondo le parole del suo fondatore, la principale finalità dell’Opus Dei è diffondere ovunque una “viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all’apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante rapporto con il Signore“.

Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, durante un incontro in Barcellona, 1972

L’origine del nome dell’istituzione è infatti legato alla volontà di contribuire, mediante il lavoro degli uomini (opus hominis), alla salus animarum (salvezza delle anime), fine dell’ordinamento della Chiesa, e, dunque, al disegno di Dio in Terra (opus dei).

I Soprannumerari sono uomini e donne che, oltre ad impegnarsi nella preghiera e nell’apostolato secondo lo spirito dell’Opera, destinano all’Opus Dei, compatibilmente con le proprie necessità familiari e personali, una parte dei frutti economici del loro lavoro. Inoltre, essi partecipano regolarmente alle attività di formazione spirituale, ma non al governo della Prelatura.

I Numerari sono uomini e donne che decidono di mettere la propria vita interamente al servizio della Chiesa attraverso l’Opus Dei, assumendo l’impegno di restare celibi o nubili. Essi vivono, generalmente, nelle sedi e nei centri dell’Opus Dei, svolgendo attività all’interno delle strutture (ad esempio, si occupano della comunicazione, dell’organizzazione, del governo domestico, etc.), oppure lavorando all’esterno, come professionisti o con altre mansioni. Essi possono anche lavorare come normali cittadini, ma devono donare il proprio stipendio all’associazione, dalla quale vengono mantenuti.

I Cooperatori sono uomini e donne che collaborano, soprattutto con la preghiera, ma anche con il volontariato, ai progetti di formazione spirituale ed alle attività educative in campo professionale dell’Opus Dei, pur senza farne parte. Non necessariamente devono essere cattolici: ve ne sono di confessioni cristiane e di religioni differenti da quella cristiana.

Al 2011 i fedeli laici della prelatura dell’Opus Dei erano circa 88.000 in tutto il mondo: la maggior parte di essi è rappresentata dai cosiddetti Soprannumerari; vi sono poi i Numerari e gli Aggregati. Tra i fedeli Numerari e Aggregati alcuni divengono successivamente sacerdoti (al 2011 erano circa 2.000 i sacerdoti della Prelatura). [1][non chiaro]
L’Opus Dei non è un ordine religioso. I sacerdoti e i diaconi che ne fanno parte appartengono al clero secolare. Numerari, Sovrannumerari e Cooperatori sono laici.

Alla guida della Prelatura vi è un prelato, eletto da un congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è mons. Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell’anno, e primo successore del fondatore).

La finalità dell’Opus Dei consiste nel contribuire all’edificazione dell’”opera di Dio”, ossia della Chiesa. Secondo l’intuizione del suo fondatore, San Josemaria Escrivà, tale contributo può essere dato da chiunque si renda consapevole che tutti i doni, intellettuali e materiali che possiede, costituiscono opportunità per raggiungere tale obiettivo e sono, quindi, intrinsecamente positivi. Ogni abilità, ogni talento, ogni bene materiale, purché acquisiti e detenuti lecitamente, sono strumenti che, secondo la spiritualità dell’Opus Dei, devono essere impiegati dal cristiano di ogni condizione sociale ed età per testimoniare Cristo nelle attività di ogni giorno, soprattutto nel lavoro e nella vita familiare. Questa attitudine viene definita “santificazione della vita quotidiana”, nel perseguimento della quale il fedele della Prelatura viene sostenuto da molte attività di formazione spirituale.

Accanto alla formazione spirituale, svolta per lo più dai numerari, l’Opus Dei incoraggia i fedeli della Prelatura a dar vita ad iniziative formative, quali centri di formazione professionale e scuole. In Italia, ad esempio, sin dal 1964 esiste un centro di formazione professionale riconosciuto e finanziato dalla Regione Lazio: la Scuola di Formazione ELIS a Roma [2]. Sono molti i centri formativi, professionali, scolastici e di livello universitario creati in tutto il mondo con l’aiuto dei fedeli della Prelatura.

Storia [modifica]

Niente fonti!
Questa voce o sezione sull’argomento cattolicesimo non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti.

Commento: In questa sezione si fanno moltissime affermazioni e in nessuna di esse vi è un rimando ad una nota o a una citazione. Non so se sia un punto di vista non neutrale in senso stretto: di sicuro è un punto di vista che non riporta nessuna citazione.

Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull’uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.

Un murale nelle Filippine: Magpakabanal sa gawain (“Diventare santo attraverso il lavoro”)

L’Opus Dei nacque a Madrid il 2 ottobre 1928, per iniziativa del sacerdote spagnolo Josemaría Escrivá. L’ideale di santità nella vita quotidiana, a cui egli si ispirava, attirò un numero sempre più ampio di persone, uomini e donne di diversa estrazione sociale e professionale, ma soprattutto di ceto elevato, ricoprenti incarichi di notevole spessore nel mondo dell’industria e della finanza, decisi a testimoniare la possibilità di essere cristiani coerenti con la propria fede, senza allontanarsi dal mondo, nella vita di tutti i giorni (un principio evangelico che è stato descritto dal Concilio Vaticano II come la «vocazione universale alla santità»). Due anni dopo, nel 1930, l’Opus Dei è stata aperta anche alle donne; la loro posizione, all’interno della prelatura, rimane tuttavia differenziata in relazione a talune attività e al modo di operare e comportarsi.

Fin dai primi tempi, l’apostolato dell’Opus Dei si contraddistingue per l’attenzione agli studenti ed alla formazione professionale. Se, da una parte, esistono centri universitari nei quali vengono accolti gli studenti più promettenti e destinati ad occupare posizioni di leadership nel mondo professionale, dall’altra spesso i centri collegati all’Opera sorgono in quartieri periferici e in contesti popolari, come il Centro Elis, nel quartiere Collatino di Roma.

La Obra (“opera”, in spagnolo) attraversa un difficile periodo durante il periodo frontista in Spagna (1934-1936), mentre torna in auge sotto la dittatura di Francisco Franco, della quale, secondo alcune voci critiche, diviene strenua sostenitrice. Il fondatore san Josemaría Escrivá ha sempre però sostenuto che l’Opus Dei non ha alcun orientamento politico e che i singoli membri agiscono “con piena libertà e con piena responsabilità personale”[3]. A questo proposito lo scrittore John Allen nel libro “Opus Dei, la vera storia” cita i nomi di alcuni membri spagnoli dell’Opus Dei che furono oppositori del franchismo e ne subirono le conseguenze, come Rafael Calvo Serer, proprietario del giornale “Madrid”, chiuso dalla censura franchista, che fu costretto all’esilio in Francia, o Manuel Fernández Areal, incarcerato per alcuni articoli critici nei confronti del regime franchista, pubblicati nel «Diario Regional de Valladolid»[4].

L’espansione nel mondo degli apostolati dell’Opus Dei risale al termine della seconda guerra mondiale: Portogallo (1945), Inghilterra e Italia (1946), Francia e Irlanda (1947), Stati Uniti e Messico (1949). La diffusione proseguì, poi, in Europa e nelle Americhe, per ampliarsi al Giappone, alle Filippine, all’Australia, a numerosi Paesi africani, fino alla recente presenza nei Paesi dell’ex blocco sovietico, India, Sudafrica, Paesi Baltici, ecc..

L’Opus Dei, approvata dalla Santa Sede nel 1950, ha ricevuto la definitiva configurazione giuridica con la Costituzione apostolica Ut sit, datata 28 novembre 1982, diventando una Prelatura personale (attualmente l’unica esistente di tutta la Chiesa), chiaro esempio della “singolarità del suo carisma” per i suoi adepti, espressione della forte azione di lobbying e della sua influenza raggiunta in seno alla Chiesa cattolica per i suoi critici.

Come espresso da Paolo VI all’inizio della sua omelia del 21 novembre 1965 in occasione dell’inaugurazione del Centro ELIS [5] papa Giovanni XXIII affidò a San Josemaría Escrivá il compito di erigere il Centro Internazionale per la Gioventù Lavoratrice e l’annessa parrocchia di San Giovanni Battista al Collatino. [6]

Teologia [modifica]

La teologia della «vocazione universale alla santità», come disse l’allora cardinal Albino Luciani (poi Giovanni Paolo I) “era presente, oltre trecento anni prima, anche in S. Francesco di Sales“. Anche questi propugna la santità per tutti, ma sembra insegnare solo una «spiritualità dei laici», mentre Escrivá vuole una «spiritualità laicale». Mentre Francesco di Sales suggerisce quasi sempre ai laici gli stessi mezzi praticati dai religiosi con opportuni adattamenti, Escrivá è più radicale: parla addirittura di “materializzare” la santificazione. Per Escrivá, seguendo in questo Martin Lutero, è lo stesso lavoro materiale che deve trasformarsi in “preghiera e santità”.

Durante un’udienza a Castel Gandolfo nell’agosto del 1979, papa Giovanni Paolo II disse ai membri dell’Opus Dei: «Grande ideale, veramente, il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio. Tale infatti è il messaggio e la spiritualità dell’Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l’aiuto della grazia, e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita».

Nell’articolo Lasciare operare Dio[7], l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (e futuro papa Benedetto XVI), scrisse, a proposito di san Josemaría Escrivá e l’Opus Dei: «un concetto sbagliato della santità», quello in cui «la santità diventa una cosa riservata ad alcuni grandi, e che sono tutt’altro rispetto a noi normali peccatori. Ma questo è un concetto sbagliato di santità, una percezione errata che è stata corretta proprio da Josemaría Escrivá. Essere santo è nient’altro che parlare con Dio come un amico parla con l’amico».

Alcuni autori[8] hanno confrontato la concezione dell’etica del lavoro promossa dall’Opus Dei in ambito cattolico con quella sostenuta dal calvinismo in ambiente protestante, analizzata da Max Weber nel suo classico di sociologia della religione (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo): la specifica novità dell’Opus Dei sarebbe rappresentata, secondo tale interpretazione, dall’affermarsi di un pensiero cattolico originale in tema di teologia del lavoro, differente dalla dottrina sociale della Chiesa nata a fine Ottocento, che, di fatto, sarebbe divenuto sistematico solo con papa Giovanni Paolo II. Una tale concezione fu prodotta dallo stesso fondatore dell’Opus Dei a partire dagli anni trenta ed è stata gradualmente perfezionata ed articolata nel corso del tempo.

Fini e configurazione [modifica]

L’attuale configurazione giuridica caratterizza l’Opus Dei come una realtà ecclesiale del tutto diversa sia dai fenomeni associativi sia dalle congregazioni e dagli ordini religiosi: prevista dal Concilio Vaticano II (decreto Presbyterorum Ordinis e motu proprio Ecclesiae Sanctae), la prelatura personale si configura come una struttura istituzionale e gerarchica della Chiesa, che raccoglie, sotto la giurisdizione di un Prelato nominato dal Papa, sacerdoti e laici al fine di perseguire specifiche iniziative pastorali e talvolta finanziarie: gli aderenti all’Opus Dei dipendono, quindi, dal Prelato per tutto ciò che riguarda direttamente la loro vita spirituale e sociale.

L’Opera si propone di offrire a uomini e donne, celibi o sposati, la formazione necessaria per vivere la propria testimonianza cristiana nel lavoro e nella vita familiare e sociale.

Ordinario della prelatura è il prelato, che gode di potestà ordinaria propria, di giurisdizione sui sacerdoti “incardinati” nella prelatura e sui laici a essa incorporati (dunque la prelatura personale ha diversi tratti in comune con una diocesi; non è però legata ad un determinato territorio). L’incorporazione dei laici avviene in risposta a una specifica vocazione.

I sacerdoti nell’Opus Dei [modifica]

Sede dell’Opus Dei a Roma

Come in tutte le diocesi il clero ordinato proviene dai laici di quella stessa diocesi, così anche nell’Opus Dei il clero della prelatura è formato esclusivamente ordinando fedeli laici dell’Opus Dei. Nella Prelatura sono incardinabili quindi solamente sacerdoti e diaconi provenienti dal laicato della Prelatura stessa. All’Opus Dei è intrinsecamente unita la Società Sacerdotale della Santa Croce, associazione alla quale possono aderire sacerdoti diocesani.

Fedeli [modifica]

I fedeli laici che collaborano con l’Opus Dei si dedicano ai fini della prelatura, di ordine esclusivamente spirituale; i loro impegni, peraltro, non ne mutano la condizione canonica e teologica di comuni fedeli cristiani (non formulano alcun tipo di voto e si limitano solo, in taluni casi, ad un lascito testamentario a favore di istituzioni promosse da fedeli della prelatura); essi si trovano sotto la giurisdizione del prelato per quanto attiene agli impegni ascetici, formativi, apostolici e di penitenza del corpo conseguenti all’incorporazione nella prelatura. Restano, invece, sotto la giurisdizione dell’ordinario diocesano per tutti gli aspetti determinati dal diritto comune nei confronti dei fedeli cattolici nelle varie diocesi in cui vivono.

Secondo quanto affermato dall’Opus Dei, essi sono tenuti a svolgere il loro apostolato nell’esercizio del quotidiano lavoro professionale, negli ambienti e nelle strutture della società civile.

Tra i membri si distinguono:

  • i “numerari[9]: si tratta di persone che abitualmente vivono nei centri dell’Opus Dei, seguono e dirigono le attività formative della Prelatura, vivono il celibato apostolico, devolvono all’Opus Dei i loro introiti e si dedicano a tempo pieno alle attività apostoliche;
  • gli “aggregati“: persone che solitamente vivono con le loro famiglie d’origine;
  • i “soprannumerari“: si tratta di persone sposate o comunque non vocate al celibato; questi ultimi rappresentano la maggior parte dei fedeli della Prelatura.

Ai soprannumerari non è richiesto di fare testamento a favore dell’Opus Dei, mentre lo si suggerisce a numerari e aggregati (a questi ultimi compatibilmente con le esigenze della propria famiglia di nascita).

Alla Società Sacerdotale della Santa Croce (della quale è presidente generale il prelato dell’Opus Dei) possono associarsi sacerdoti appartenenti alle rispettive diocesi, che, secondo quanto asserito dall’Opus Dei, “desiderano cercare la santità nell’esercizio del loro ministero, secondo lo spirito e l’ascetica dell’Opus Dei”. Tale ascrizione non ne altera la dipendenza dal vescovo diocesano, che ne resta l’unico superiore.

Il clero della prelatura proviene dai fedeli laici dell’Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti, dopo diversi anni di incorporazione alla prelatura e dopo aver completato la formazione e gli studi di preparazione al sacerdozio, sono invitati dal prelato a ricevere gli ordini sacri.

I fedeli dell’Opera che per qualsiasi motivo siano stati dimessi possono chiedere la riammissione canonica, che viene concessa previa verifica del permanere delle condizioni richieste.

L’Opus Dei conta anche suoi cooperatori, anche non cattolici o non cristiani; essi, senza far parte della prelatura, collaborano alle iniziative apostoliche.

Secondo taluni critici [senza fonte] i fini dell’Opus Dei sono anche:

  • la creazione di un network di persone che, con la scusa della religione, si aiutino negli affari e nella carriera professionale (membri numerari e membri non numerari).
  • lo sfruttamento dei membri numerari grazie al conferimento all’Opus Dei del loro stipendio e della loro eredità, nonché delle donazioni che i membri non numerari sono sollecitati a fare all’Opera in percentuale al reddito (di parere contrario è l’ex Ministro dell’Interno Giuliano Amato, secondo quanto riportato negli atti parlamentari della Seduta del 7 maggio 2007 della Camera dei Deputati [10]).

Attività apostoliche [modifica]

“Lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini. Il cielo e la terra, figli miei,sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell’orizzonte. E invece no, è nei nostri cuori che si fondano davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria…”. Josemaría Escrivá,dall’omelia “Amare il mondo appassionatamente”, 8-X-1967

Benché l’apostolato dei membri sia principalmente esercitato a livello e a titolo personale, in alcune occasioni l’Opus Dei si incarica di assicurare la cura spirituale e dottrinale di determinate istituzioni educative, assistenziali e di promozione umana, per esempio tra le favelas delle città sudamericane, nelle isole indonesiane, ecc., o con programmi di cooperazione tecnica nei Paesi in via di sviluppo (Filippine, Ecuador, Perù, ecc.)[11].

In Italia esistono centri dell’Opus Dei, istituiti sempre con l’approvazione dei rispettivi vescovi, per esempio nelle diocesi di Roma, Milano, Brescia, Torino, Genova, Verona, Trieste, Bologna, Firenze, Perugia, Napoli, Cagliari, Bari, Catania, Palermo, Sassari e in varie altre. A Cagliari in particolare opera da diversi anni il centro culturale Accademia del Castello, che ospita varie attività formative tenute da fedeli laici, sacerdoti e cooperatori dell’Opus Dei rivolte soprattutto ai giovani dai 10 anni in su.

Le scuole [modifica]

In tutto il mondo sono nate, su una spinta iniziale del fondatore, scuole gestite dai genitori degli alunni, che a volte hanno anche la proprietà degli edifici. Questi genitori, riuniti generalmente in associazioni (come il FAES), chiedono alla Prelatura dell’Opus Dei di assegnare un sacerdote per curare la formazione spirituale dei loro alunni. Questo tipo di scuole si chiamano in spagnolo “labor personal”, equivalente ad “attività personale” per distinguerle dalle “obras corporativas” (iniziative apostoliche istituzionali) per le quali la Prelatura è impegnata in prima persona a garantire che l’insegnamento sia conforme alla dottrina cattolica, in piena adesione al Magistero della Chiesa. Tuttavia anche per queste ultime (come ad esempio la Scuola professionale ELIS o l’Istituto Professionale Paritario Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera SAFI ELIS), la Prelatura non ne possiede gli edifici, né governa gli enti ad essi preposti.

Una caratteristica delle scuole che si ispirano agli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei è l’educazione differenziata, per scelta pedagogica. Esistono quindi scuole maschili e scuole femminili. A livello universitario, invece le attività didattiche sono miste. In tutte queste attività scolastiche, i fedeli della Prelatura svolgono il proprio apostolato e proselitismo, e alcuni studenti e studentesse scoprono la loro vocazione durante i propri studi.

Cronotassi dei prelati [modifica]

Critiche e controversie [modifica]

Werner Billing e Michael Saurer hanno definito l’Opus Dei come un’organizzazione che, per determinati aspetti del suo modus operandi, è qualificabile come setta [12]. Valutazioni critiche in questo senso sono state espresse anche da Michael Walsh [13]. Ad esempio vengono criticate, anche nel mondo cattolico (vedi infra), le sue tecniche di proselitismo, che prevedono la fondazione di club giovanili e centri di aiuto allo studio non operanti apertamente con il suo nome (ad esempio in Italia sotto le insegne del Faes e della Fondazione Rui), dove operano nelle vesti di “tutor” numerari dell’Opus Dei, che poi propongono ai ragazzi di frequentare gli ambienti dell’Opera.

L’Opus Dei è stata anche criticata per il fatto di promuovere una visione della fede cattolica conservatrice ed ostile alle novità introdotte dal Concilio Vaticano II[senza fonte], anche se è stato rilevato come il pensiero di Josemaría Escrivá abbia anticipato di diversi anni le conclusioni raggiunte dal Concilio Vaticano II in materia di ruolo dei laici nella Chiesa e di chiamata universale alla santità, come riconosciuto dal card. Albino Luciani (poi Papa Giovanni Paolo I) [14].

Altre critiche riguardano alcune pratiche di vita ritenute antigieniche, come la mortificazione corporale praticata dai membri numerari (pratica che consiste nell’applicazione sulla coscia, del “cilicio“, una cintura di metallo con degli uncini interni, che penetrano nelle carni senza produrre ferite o sangue, allo scopo di ricordare il dolore provato da Gesù durante la crocifissione), il presunto ostracismo verso chi fuoriesce dall’Opus Dei e alcuni casi di patologie mentali sviluppatesi tra i numerari e le numerarie che vivono per molti anni nelle case dell’Opus Dei [15].

Tra le critiche formulate da ex membri vi sono manipolazione, segretezza parossistica, affari illegali, plagio, violenze [16].

L’Opus Dei, secondo dati fatti filtrare dalla stessa organizzazione, avrebbe “influenza” in 179 università, 630 quotidiani e riviste, 52 catene televisive [15].

Secondo un’inchiesta condotta dal giornalista Attilio Giordano la svolta dei potere dell’Opus Dei è nell’avvento di Papa Giovanni Paolo II (che pare fosse debitore dell’elezione al pontificato). «Si dice che Giovanni XXIII dell’Opus Dei avesse timore e che Paolo VI li avversasse apertamente. Certo, Montini non riceveva neppure Escrivá de Balaguer» [15].

Secondo il giornalista italiano Italo Moretti, l’Opus Dei in Sudamerica si fece carico di smantellare la teologia della liberazione: «la Chiesa deve gestire la vergogna degli appoggi vaticani ai dittatori sanguinari in Cile e Argentina di un nunzio (Pio Laghi) che giocava a tennis con il capo dei torturatori di Videla, il comandante della Marina ammiraglio Massera» [17].

Il giornalista italiano Sandro Magister ha scritto un articolo relativo ai contrasti tra l’Opus Dei e il resto della chiesa cilena [18].

Critiche dal mondo cattolico [modifica]

In base ad alcuni rapporti provenienti dalla Spagna, il superiore generale dei Gesuiti, p. Włodzimierz Ledóchowski (18661942), scrisse alla Santa Sede che considerava l’Opus Dei «molto nocivo per la Chiesa in Spagna». Egli ne descrisse le caratteristiche di “segretezza” e ne vide dei «segni di una inclinazione mascherata a dominare il mondo con una forma particolare di massoneria cristiana» [19]. La critica dei Gesuiti fu definita da Escrivá «l’opposizione dei Buoni»: secondo lui, la grande ostilità dei Gesuiti era «illogica». [20]

La critica dei Gesuiti è considerata la radice delle critiche recenti provenienti dalle fonti più disparate. Questa, almeno, è la conclusione di molti autori, incluso John L. Allen, Jr., un giornalista americano della CNN cattolico ed esperto vaticanista [21].

Nel 1963 un autorevole teologo cattolico, lo svizzero Hans Urs von Balthasar, criticò aspramente l’Opus Dei in un articolo che ebbe vasta eco in tutto il mondo. In Integralismus[22], Balthasar accusò l’Opus Dei di essere una delle espressioni più importanti, se non addirittura la maggiore, dell’integralismo cattolico. Secondo von Balthasar il vero intento dell’Opus Dei non è tanto predicare la parola di Cristo, quanto rafforzare il potere economico della Chiesa ponendo propri uomini ai vertici delle istituzioni secolari della società. Von Balthasar concluse affermando che l’Opus Dei è segnata dal franchismo e che continuando a lavorare nell’ombra finirà per compromettere e screditare anche le altre organizzazioni cattoliche.

Nel 1981 il cardinale Basil Hume, arcivescovo di Westminster, dopo un’accurata indagine, scrisse alcune “Raccomandazioni per la futura attività dei membri dell’Opus Dei nella diocesi di Westminster” in cui redarguiva l’Opera in relazione alle sue attività di reclutamento tra i più giovani e le poneva forti limiti e regole a cui attenersi nel reclutamento di nuovi membri.[23]

Per taluni critici, tra cui numerosi ex membri riuniti nell’Opus Dei Awareness Network e Opuslibros.org, l’Opus Dei ha tutte le caratteristiche e il modus operandi di una setta[24]. Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette: l’Opus Dei è rientrata nell’elenco dei gruppi che la Commissione parlamentare d’inchiesta ritenne pericolosi per l’azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe[senza fonte].

Secondo la teologa Adriana Zarri, Escrivà era «un personaggio davvero indecente»[15]. A sostegno di questa affermazione la teologa cita la testimonianza di un’ex adepta tratta dal libro Oltre la soglia di Maria del Carmen Tapia. In questo libro viene descritta la casa di Roma come una «sorta di fortezza medievale (…) a cominciare dalla porta principale che è blindata e non ha serratura esterna, aprendosi unicamente dall’interno». In altri termini pare che da questa casa sia impossibile uscire senza chiedere il permesso. Sempre nella stessa casa «Monsignor Escrivà aveva fatto piazzare microfoni (…) tutti collegati con la sua stanza». Inoltre si parla di pistole, trasporto di denaro, documenti segretissimi custoditi assieme a bottiglie di benzina.[15]

Secondo la narrazione di Maria del Carmen Tapia ella riuscì a fuggire solo grazie ad un caso fortuito che le permise di telefonare all’esterno in un momento in cui non era sorvegliata. La paura concreta era che avrebbe potuto essere internata per pazzia così come era successo ad altri dissidenti. Il distacco, comunque non fu affatto facile infatti «Monsignor Escrivà cominciò a camminare su e giù agitato, rosso, furioso, dicendomi: “non parlare con nessuno né dell’Opus Dei né di Roma (…) perché se vengo a sapere che parli male dell’Opus, io Josè Maria Escrivà de Balaguer, che ho in mano la stampa mondiale, ti disonoro pubblicamente”. E guardandomi negli occhi con una furia spaventosa, agitando le braccia, come se volesse picchiarmi, urlò: “(…) puttana porca!”»[15].

La Zarri conclude che a suo giudizio Escrivà era “collerico e ambizioso”, “aveva comprato un titolo nobiliare dal governo amico del dittatore Franco: governo in cui alcuni membri dell’Opus Dei ricoprirono cariche di ministri”[15].

Giuseppe Dossetti contestò all’Opus Dei il fatto che possa agire nelle diocesi senza presentare i propri statuti ai vescovi ma solo un estratto, che l´Opus Dei preveda non solo dei sacerdoti deputati a fini particolari ma addirittura un suo “popolo”, la mancanza di democrazia, la segretezza che rende l’associazione indistinguibile dalla massoneria[25]. Contro tutto questo Dossetti affermò il dovere di opporsi e resistere[26].

Altre critiche [modifica]

Ufficio principale dell’Opus Dei a New York: la costruzione è costata 70 milioni di dollari

Dopo il Concilio Vaticano II vi furono molte critiche all’Opus Dei riguardo al suo carattere ultraconservatore e reazionario[27].

L’accusa all’Opus Dei di avere la forma di una setta massonica (“massoneria bianca”) è stata ripresa per contestare l’appoggio alle dittature in Sudamerica ed in Spagna e l’influenza di idee di stampo fascista. Tale accusa, nata in ambienti politici, non tiene conto del fatto che molti membri dell’Opus Dei hanno spesso militato politicamente in opposizione alla destra. Per esempio, tra i casi più recenti in Italia, al Senato nell’aprile 2006 (XV legislatura) è stata eletta nella lista La Margherita, di centrosinistra, abbandonato il 14 febbraio 2010, Paola Binetti, numeraria dell’Opus Dei. In passato Alberto Michelini, soprannumerario, è stato parlamentare nel centro-destra ma nel 2006 si è presentato nelle liste del centrosinistra al Comune di Roma.

Il 7 maggio 2007 l’allora ministro dell’interno Giuliano Amato rispose a un’interrogazione parlamentare sostenendo che l’Opus Dei è un’istituzione della Chiesa cattolica, alla quale è stata riconosciuta personalità giuridica come ente ecclesiastico civilmente riconosciuto. Le pratiche di “mortificazione corporale” e le indicazioni di lettura sono liberamente assunte dagli aderenti, nel rispetto della Costituzione della Repubblica italiana e del Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica e le attività svolte dai numerari come volontariato non sono assimilabili ad un rapporto di lavoro subordinato, come è stato accertato dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Le “residenze universitarie” sono collegi universitari legalmente riconosciuti, non gestiti dall’Opus Dei, e rientrano nei benefici previsti dalla legislazione vigente[28].

La risposta di Introvigne [modifica]

Il sociologo Massimo Introvigne, che fa parte di Alleanza Cattolica, ha risposto ad alcune critiche all’Opus Dei. Sull’accusa di settarismo, Introvigne ha scritto: «la ricetta per pubblicare un libro di successo dove un movimento o una realtà cattolica viene additata al pubblico ludibrio come “setta” è semplice: si prendono uno o più “ex” del movimento in questione, a cui si offre una splendida occasione per regolare vecchi conti; si traducono i loro resoconti – avendo cura di impiegare termini come “setta distruttiva”, “lavaggio del cervello”, “violazione dei diritti della persona” – nel gergo dei movimenti anti-sette, e si chiede aiuto a questi ultimi per lanciare i volumi che ne risultano». Ciò è, secondo Introvigne, alla base della pubblicazione dei testi di “ex” focolarini come Urquhart e di “ex” Opus Dei come María del Carmen Tapia, e di gruppi come l’ODAN (Opus Dei Awareness Network) [29].

Secondo Introvigne, date le dimensioni dell’Opus Dei l’accusa è ovvia: «Mentre il movimento “contro” le sette, nato in ambiente religioso — particolarmente protestante-evangelico, negli Stati Uniti d’America — critica le “sette” da un punto di vista “qualitativo”, mettendo in luce quanto nelle loro dottrine si oppone all’ortodossia cristiana, il movimento anti-sette che nasce in ambienti laicisti, dichiara di volersi occupare esclusivamente di comportamenti, deeds (“atti”), e non di dottrine, creeds (“credenze”), e attacca come “settaria” ogni forma di esperienza religiosa che da un punto di vista “quantitativo” appaia più intensa di quanto il secolarismo moderno sia disponibile a tollerare» [30].

Introvigne critica l’applicazione di categorie politiche alle realtà religiose, come un trascurare una «necessità ovvia, lapalissiana: e che, cioè, l’esperienza religiosa va affrontata secondo categorie religiose» [31].

Opus Dei e finanza [modifica]

L’atto costitutivo dell’Opus Dei [32] non prevede in alcun punto, tra le finalità associative, l’esercizio di attività aventi per oggetto l’intermediazione mobiliare, l’investimento in imprese o altre attività connesse in qualche modo con la finanza. Tuttavia l’Opus Dei intrattiene relazioni economiche di ampio raggio, essendo detentrice di un vastissimo patrimonio immobiliare e finanziario. Tale patrimonio proviene essenzialmente dalle donazioni, dai lasciti testamentari, dal reddito dei numerari e degli aggregati. Inoltre l’Opus Dei svolge un ruolo come potente attore economico sul mercato finanziario e bancario, attraverso società distaccate ed holding.

Un contratto stipulato tra l’Opus Dei e il fedele che intende aderirvi stabilisce i reciproci impegni in relazione agli ambiti formativi propri della Prelatura. A un contratto verbale può anche seguirne uno scritto relativo ai lasciti testamentari. Il testamento è praticamente obbligatorio per i membri numerari e aggregati [33]. Tale aspetto è stato sovente messo criticamente in relazione con una certa predilezione dell’Opus per il reclutamento di persone nelle classi benestanti.

Mortificazione corporale [modifica]

Con la pubblicazione del libro “Il codice da Vinci” nel 2003, romanzo di fantasia a sfondo storico, e l’uscita dell’omonimo film nel 2006, uno degli espedienti per creare interesse nel lettore è la descrizione delle mortificazioni corporali che alcuni membri dell’Opus dei praticherebbero[34]

« Tanto progredirai quanto farai violenza a te stesso »
(Codex Iuris Particularis Operis Dei)

I membri numerari dell’Opus Dei (membri numerari e membri aggregati, che promettono anche di essere fedeli al celibato), sono infatti chiamati, ai fini della mortificazione corporale (esaltata in più punti delle sue opere dal Escrivá de Balaguer[35], ed esplicitamente prescritta nel Codex Iuris Particularis Operis Dei al Titolo 3, articolo 83[36]), ad utilizzare una cinghia di metallo con punte, chiamata cilicio, sulla coscia fino a due ore al giorno, e a frustarsi le terga ogni settimana con una frusta di corda intrecciata chiamata “disciplina”. Entrambe le prescrizioni sono definite nel documento “De Spiritu et de piis servandis consuetudinibus” del 1990 al punto 64 e nello statuto del 1950 al punto 260. Le pratiche di mortificazione corporale possono essere commutate in altre forme di mortificazione qualora insorgano problemi di salute.

Cilicio e Frusta
Cilice.jpg

Il cilicio di metallo viene allacciato da alcuni numerari e aggregati intorno alla coscia due ore al giorno.
La frusta, chiamata “disciplina”, al contrario del cilicio non viene utilizzata ogni giorno, ma il sabato. Josemaría Escrivá era spesso cruento nelle sue flagellazioni, aggiungendo pezzi di vetro e lamette all’estremità del flagello. Esistono testimoni che confermano la scia di sangue che lasciava sui muri e sul pavimento della sua stanza dopo essersi flagellato (Ferruccio Pinotti, “Opus Dei segreta”, BUR).

L’uso del cilicio e della disciplina è comune e regolare tra alcuni membri numerari dell’Opera (la scelta della mortificazione è stabilita da ciascun membro; l’eventuale frequenza è stabilita dal proprio direttore spirituale, a cui i numerari sono legati dal vincolo di obbedienza[37]), ma vi sono anche altre pratiche saltuarie di mortificazione (per esempio docce fredde o dormire per terra). Per l’Opus Dei gli istinti del corpo sono da “ordinare”, non un nemico da combattere, e il loro contrario – il dolore, anzitutto spirituale – è considerato benedetto perché corredentore. È proprio il fondatore a chiarire il concetto in molti aforismi, tra cui: «Benedetto sia il dolore. Amato sia il dolore. Santificato sia il dolore… Glorificato sia il dolore!»[38] «Se sai che il tuo corpo è tuo nemico, e nemico della gloria di Dio, poiché lo è della tua santificazione, per quale motivo lo tratti con tante blandizie?»[39]. Recentemente è stato pubblicato e tradotto anche in Italia il romanzo del canadese M. O’Brein “Il nemico” che rappresenta una risposta del mondo cattolico al “Codice da Vinci”.

Proselitismo e lobbismo [modifica]

L’Opus Dei è stato criticato per un atteggiamento di forte proselitismo rivolto soprattutto ai giovani[40].

L’Opus Dei è anche molto criticata in Italia per la presunta attività di lobbismo con la quale è accusata di proteggere e favorire la carriera di esponenti cattolici nei campi della politica e dell’economia (un esempio sono alcune affermazioni del portavoce dell’Opus Dei a favore del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio nel 2005) e di indirizzare l’orientamento politico italiano attraverso l’appoggio dei partiti cattolici verso posizioni vicine al Vaticano. [senza fonte] Malgrado questo alle elezioni politiche del 2006 una numeraria Paola Binetti e un soprannumerario Alberto Michelini si sono candidati rispettivamente con la Margherita e con Forza Italia. L’Opus Dei sostiene infatti di non avere posizioni né azioni che afferiscano a tali settori, che non hanno a che fare con i fini della prelatura, nei quali sono attivi piuttosto i suoi singoli membri in virtù della loro responsabilità personale. Le legislazioni sulla privacy introdotte in tempi recenti in diversi paesi (tra cui l’Italia) impediscono di fatto la diffusione di liste ufficiali di membri dell’Opus Dei, in quanto le convinzioni religiose sono considerate un’informazione sensibile, ed in quanto, essendo la prelatura personale sotto molti aspetti assimilata ad una diocesi non avrebbe senso richiedere l’elenco dei battezzati delle singole diocesi. Quando Oscar Luigi Scalfaro era Ministro dell’Interno ha così giustificato il suo parere negativo ad un’interrogazione parlamentare su questo tema.[senza fonte]

L’Opus Dei non rende pubblico chi è o chi smette di esser suo membro, in quanto l’appartenenza è strettamente legata alla fede e alla vocazione personale. L’articolo 191 della costituzione originale (che per molti anni fu solo ad uso interno dei membri) recitava: “I membri sappiano bene che dovranno osservare sempre un prudente silenzio a proposito dei nomi degli altri associati e non dovranno mai rivelare a nessuno che essi stessi appartengono all’Opus”. Questo invito alla discrezione ha in seguito alimentato il sospetto che l’Opus Dei funzioni come una società segreta [senza fonte]. Tuttavia l’articolo è stato modificato negli anni ottanta e ora ciascuno è libero di rivelare la propria appartenenza come una normale confidenza personale.

Opus Dei e la politica [modifica]

Antonio Fontan primo Presidente del Senato della democrazia di Spagna

Otto membri dell’Opus Dei furono nominati ministri nei governi del dittatore Francisco Franco tra il 1939 ed il 1975[41], mentre negli ultimi anni si è avuta una stretta relazione con i governi di José María Aznar. D’altra parte, durante il governo franchista spagnolo alcuni membri dell’Opus Dei furono perseguitati e incarcerati, e in qualche caso costretti all’esilio, perché non seguivano la politica governativa o la criticavano esplicitamente (per esempio nel 1953 Rafael Calvo Serer fu espulso dall’equivalente spagnolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche perché aveva pubblicato a Parigi un articolo contrario al governo franchista)[42].

Durante un incontro personale tra Francisco Franco e il fondatore, il caudillo aveva definito i membri celibi dell’Opus Dei degli “scapoloni”. Benché l’Opus Dei abbia sempre sostenuto di avere finalità esclusivamente spirituali, alcuni sostengono che l’Opus Dei «recluti» studenti eccellenti di università prestigiose per poter così influire maggiormente nel mondo degli affari e della politica.

Altri si oppongono al carattere proselitista [senza fonte] che viene impresso alle missioni di aiuto umanitario, come per esempio nelle montagne di Yauyos (Perù), dove nel 1957 la Santa Sede incaricò l’Opus Dei della cura pastorale di una zona impervia e povera delle Ande. Tuttavia, molte persone presenti in quei territori ritengono che tali aiuti siano fondamentali per la loro sussistenza, crescita umana e dignità[43].

L’opinione del Fondatore dell’Opus Dei sul rapporto dell’istituzione da lui fondata con la politica può essere dedotta da alcuni articoli apparsi sul quotidiano ABC[44] tra il 1969 e il 1970. Ecco un estratto tradotto in italiano:

Non è mio compito parlare di politica. Non è neppure il compito dell’Opus Dei, dato che la sua unica finalità è spirituale. L’Opus Dei non è entrato e non entrerà mai nella politica di gruppi o partiti, né è vincolato a nessuna persona o ideologia. Questo modo di agire non è una tattica apostolica, né una condotta meramente encomiabile. È una necessità intrinseca per l’Opus Dei procedere in questo modo, giacché lo esige la sua stessa natura e ha una conferma evidente: l’amore alla libertà, la fiducia nella condizione propria del cristiano in mezzo al mondo, che agisce con completa indipendenza e responsabilità personale.

Opus Dei e le donne [modifica]

I partecipanti in un Congresso Internazionale su Escrivá

Alcuni critici accusano l’organizzazione di sfruttamento sessista della donna, sostenendo che le donne dell’Opus Dei sono relegate ai lavori domestici come la cucina e la pulizia, mansioni che effettivamente nell’Opus Dei sono svolte esclusivamente dalle donne.

Tuttavia è un dato di fatto che le numerarie ausiliari, che si occupano delle incombenze domestiche, con lo stile di una “madre” verso le persone che abitano nei centri dell’Opus Dei [45] sono retribuite secondo le leggi vigenti nei diversi Paesi. In Italia sono regolarmente assunte da enti come la Fondazione Rui, la Cedel – cooperativa sociale educativa ELIS, l’IPE e altri. Tutte le donne dell’Opus Dei nel mondo seguono corsi di studi interni per la propria formazione spirituale e teologica, e ci sono molte laureate, soprattutto tra le numerarie, le aggregate e le soprannumerie. Negli ultimi anni in Italia anche alcune numerarie ausiliari si sono laureate in corsi come dietistica o scienze dell’alimentazione. Alcune donne hanno anche rilievo pubblico come la deputata dell’Unione di Centro, la numeraria Paola Binetti.

Un passo molto citato dai critici, tratto dall’opera “Cammino” di Escrivà, è il seguente:

(ES)

« Si queréis entregaros a Dios en el mundo, antes que sabios – ellas no hace falta que sean sabias: basta que sean discretas – habéis de ser espirituales, muy unidos al Señor por la oración: habéis de llevar un manto invisible que cubra todos y cada uno de vuestros sentidos y potencias: orar, orar y orar; expiar, expiar y expiar. »
(IT)

« Se volete darvi a Dio nel mondo, prima ancora che sapienti – le donne non è necessario che siano sapienti, basta che siano sagge – dovete essere spirituali, molto uniti al Signore per mezzo dell’orazione. Dovete portare un manto invisibile che copra ciascuno dei vostri sensi e delle vostre facoltà: pregare, pregare, pregare; espiare, espiare, espiare. »

L’aggettivo “discreto”, che ha in spagnolo esattamente lo stesso significato che in italiano, è stato liberamente tradotto in “saggio”, forse nell’intento, da parte del traduttore, di limare un’affermazione piuttosto forte del fondatore: all’epoca della stesura di questo libro, in Spagna le donne laureate erano un’eccezione[47], anche se già da allora l’autore incoraggiava molte giovani che conosceva a dedicarsi agli studi universitari, qualora vi si sentissero portate[48]. Nel 1947 promosse l’apertura di una residenza universitaria femminile a Madrid quando ancora meno del 14% degli studenti universitari in Spagna erano donne [49].

Tratto dal n. 87 del libro “Colloqui” il seguente brano frutto di un’intervista a San Josemaría: [50]

« La donna è chiamata ad apportare alla famiglia, alla società civile, alla Chiesa, qualche cosa di caratteristico che le è proprio e che solo lei può dare: la sua delicata tenerezza, la sua instancabile generosità, il suo amore per la concretezza, il suo estro, la sua capacità di intuizione, la sua pietà profonda e semplice, la sua tenacia… La femminilità non è autentica se non sa cogliere la bellezza di questo insostituibile apporto e non ne fa vita della propria vita. »

Secondo una recensione del Telegraph[51] dal titolo “Book lifts cowl on ‘misogynist’ Opus Dei” (un libro alza il velo sul’Opus Dei ‘misogino’) in un libro, la francese Véronique Duborgel – ex soprannumeraria – racconta il proprio travagliato percorso di 13 anni passati nell’organizzazione che definisce rigida, insensibile, settaria e misogina. Per esempio veniva rimproverata di incrociare le gambe in quanto era cosa irrispettosa e immodesta, di vestire dei pantaloni ritenuti un indumento sessualmente provocante. La donna ricorda di essere stata redarguita per aver confidato ad alcuni appartenenti, inclusi dei sacerdoti, delle frequenti e ripetute violenze subite dal marito (che determinarono infine il divorzio), che vennero sbrigativamente liquidate come “una croce da portare”. Da ultimo Duborgel riferisce che un membro autorevole dell’Opus Dei le disse, senza scherzo, che le donne erano dei cani.

Opus Dei, film e libri [modifica]

Nonostante l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti, avvenuta nel 1966 sotto papa Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, l’Opus Dei decise di mantenerlo, sotto forma di guida bibliografica[52], e di aggiornarlo. Per ogni opera viene attribuito un giudizio che va da 1, per i testi che possono essere letti con profitto spirituale, a 6, punteggio che connota la forte “pericolosità” di libri che sono giudicati conflittuali verso l’insegnamento impartito dall’Opus Dei e che possono essere consultati solo con l’esplicito consenso della Prelatura, vale a dire il vertice dell’organizzazione. Tra i libri la cui lettura è sconsigliata, salvo autorizzazione del Prelato, si annoverano, a titolo d’esempio, l’intera produzione di Marx e Engels, tutte le opere di Spinoza, quasi tutte le opere di Voltaire e di altri illuministi tra i quali Kant, riconosciuti capolavori della letteratura italiana come Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo e Il Decamerone di Boccaccio, le opere di Albert Einstein, Bertrand Russell, Karl Popper, Jacques Le Goff, Friedrich Dürrenmatt, Gianni Vattimo, Ludovico Geymonat e Norberto Bobbio. Scorrendo l’elenco di titoli (i volumi schedati dall’Opus Dei sono oltre 60.000), si nota che molti dei rappresentanti del moderno pensiero filosofico-scientifico della cultura occidentale sono giudicati pericolosi. Non sono invece giudicati tali i libri di Paul Rassinier, lo “storico” francese padre del Negazionismo, e di David Irving, il suo più celebre discepolo. Persino alcune opere di Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, riportano una valutazione 3 o 4, e pertanto sarebbe necessario consultare i Direttori per leggerle. Sono invece contrassegnate con giudizio 1 (da leggere con profitto spirituale) diverse biografie del dittatore spagnolo Francisco Franco come quelle di Claude Martin[53] e Brian Crozier[54], la cui benevolenza nei confronti del Caudillo a detta di vari studiosi [55][56] sconfina nell’apologia. Anche tutte le opere di un noto agiografo di Franco, Juan Maria Sanchez-Silva[57], ricevono lo stesso lusinghiero giudizio. Al contrario, i lavori di Hugh Thomas[58] e Paul Preston[59][60], universalmente riconosciuti quali capolavori della moderna storiografia e testi di riferimento per ciò che attiene la figura del Caudillo e della Guerra civile spagnola, sono valutati negativamente.

L’Opus Dei afferma[61] che la guida bibliografica sarebbe una sorta di elenco di letture consigliate e sconsigliate, e che la libertà di decisione ricadrebbe sempre e comunque sull’individuo. Tuttavia omette di dire che, se un fedele usasse frequentemente tale libero arbitrio, sarebbe severamente redarguito ed eventualmente gli sarebbe consigliato di abbandonare l’Opera. A tal proposito esiste un passo esplicito in lingua spagnola tratto dal Vademecum del governo locale dell’Opus Dei:

(ES)

« Si un fiel de la Prelatura leyera publicaciones erróneas o confusas sin haber pedido consejo y orientación a los Directores, fácilmente se expondría a un grave peligro para su alma. Por eso, si alguien lo hiciera de modo habitual, habría que informar inmediatamente a la Comisión Regional, pues desatender la disposición de pedir consejo sería motivo para que una persona no fuese admitida en la Obra, o en su caso para aconsejarle que pida la salida. »
(IT)

« Se un fedele della prelatura leggesse pubblicazioni erronee o fuorvianti senza aver richiesto consiglio e orientamento ai Direttori, si esporrebbe facilmente ad un pericolo per la sua anima. Per questo, se qualcuno dovesse farlo abitualmente, si informerà immediatamente la Commissione Regionale; non rispettare la disposizione di chiedere consiglio è motivo di non ammissione all’Opera, o per chi è già incorporato, per consigliare l’uscita dalla prelatura. »

Anche la visione dei film necessita di esplicita autorizzazione da parte dei superiori; l’Opus Dei infatti mantiene una lista di film la cui visione è permessa nei centri. Qualora un film non fosse presente nella lista, un superiore dovrà revisionarlo, ed eventualmente censurare le parti a suo avviso non rispettose della sensibilità cattolica (scene di nudo parziale o integrale, scene eccessivamente violente). È inoltre censurato ogni riferimento critico alla dottrina cattolica, ed opere in cui è presente un riferimento alla dottrina marxista.[senza fonte]

Curiosità [modifica]

Broom icon.svg
Questa sezione contiene «curiosità» da riorganizzare.


Contribuisci a migliorarla integrando se possibile le informazioni nel corpo della voce e rimuovendo quelle inappropriate.
  • Nel 1997 don Giussani ha affermato, utilizzando una metafora, che i ciellini sarebbero i «balilla, gli irregolari che tirano le pietre», mentre quelli dell’Opus Dei «hanno i panzer: vanno avanti ben corazzati, con i cingoli, anche se li hanno rivestiti di gomma. Il rumore non si sente, ma ci sono, eccome. E ce ne renderemo conto sempre di più»[63].
  • Le indagini sulla P4 hanno portato alla scoperta che la rete di Bisignani coinvolgeva anche l’Opus Dei [64][65]. Pippo Corigliano, direttore dell’Ufficio informazioni della Prelatura dell’Opus Dei in Italia, ha smentito il coinvolgimento dell’Opus Dei. [66]

Note [modifica]

  1. ^ [1]
  2. ^ Scuola di Formazione ELIS di Roma
  3. ^ Intervista a Escrivá, Le Figaro, 16 maggio 1966, (cfr. Colloqui con mons. Escrivá, Ed. Ares, 2002)
  4. ^ Opus Dei, la vera storia (Newton Compton editori, 2006)
  5. ^ http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1965/documents/hf_p-vi_hom_19651121_casal-bruciato_it.html Il testo dell’omelia dal sito del Vaticano]
  6. ^ Pagina Opus Dei del portale ELIS
  7. ^ Joseph Ratzinger, Lasciare operare Dio in «L’Osservatore Romano», 6 ottobre 2002.
  8. ^ Paolo Zanotto, Cattolicesimo, protestantesimo e capitalismo. Dottrina cristiana ed etica del lavoro, Soveria Mannelli (CZ) e Treviglio (BG), Rubbettino/Leonardo Facco, 2005.
  9. ^ Il termine numerario è una traslitterazione dal gergo spagnolo utilizzato dai primi nuclei dell’Opus Dei (mutuato dalla terminologia scolastica-universitaria), non è una traduzione o un termine scelto di proposito.
  10. ^ Atti parlamentari – Camera dei Deputati – XV Legislatura — Allegato B ai resoconti (vedere pagina XLVIII del documento) – Seduta del 7 maggio 2007. Testo integrale della seduta
  11. ^ Cfr. “Le opere apostoliche dell’Opus Dei”, capitolo IV del libro di Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le parole, le opere, San Paolo, 2002. «In quelle zone di miseria che sono le Filippine, l’Opus Dei è tra le realtà cattoliche che non si limitano ad “aiutare” i poveri: fanno molto di più, li hanno tra loro, come membri a pieno titolo» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un’indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 150).
  12. ^ In Opus Dei und Scientology, Leske-Budrich Verlag, Opladen, 2000
  13. ^ In Opus Dei: an investigation into the Secret Society struggling for power within the Roman Catholic Church, San Francisco, Harper & Collins, 2004 (edizione originale: Grafton Books, London, 1989)
  14. ^ Card. Albino Luciani, Un ritratto del fondatore dell’Opus Dei, Gazzettino di Venezia, 25 luglio 1978
  15. ^ a b c d e f g Avvenimenti nr. 34 settembre 2002, in http://www.disinformazione.it/opusdei.htm
  16. ^ Maria Del Carmen Tapia, ex membro dell’Opus dei, in Oltre la soglia, Baldini & Castoldi, 1996, pp. 380
  17. ^ Italo Moretti, In Sudamerica, Sperling&Kupfer, 2000, pp. 256
  18. ^ Watergate a Lima. Il cardinale dell´Opus Dei accusa vescovi e curia vaticana
  19. ^ Andres Vasquez de Prada, The Founder of Opus Dei. The Life of Josemaria Escrivá. Vol II: God and Daring, Scepter Publishers 1997, p. 387.
  20. ^ «Nell’aprile del 1967, in un’intervista al Time a proposito della “segretezza” e del “mistero” dell’Opus Dei, Escrivá rispondeva: «Lei parla di accusa di segreto. È una storia ormai molto vecchia. Potrei narrarle, punto per punto, l’origine storica di questa accusa calunniosa. Per molti anni, una potente organizzazione, di cui preferisco non fare il nome – l’amiamo e l’abbiamo sempre amata -, si è dedicata a falsificare quello che non conosceva». Vittorio Messori riporta questa citazione commentando: «Si tratta, non è un mistero, di alcuni membri spagnoli della Compagnia di Gesù» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un’indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 238).
  21. ^ John L. Allen, Jr., Opus Dei: an Objective Look Behind the Myths and Reality of the Most Controversial Force in the Catholic Church, National Catholic Reporter, 2005.
  22. ^ Hans Urs von Balthasar, Integralismus, in Wort und Wahrheit, dicembre 1963
  23. ^ Statement by Basil cardinal Hume, Guidelines for Opus Dei in the Westminster Diocese, 2 dicembre 1981, in Cultic Studies Journal, vol. 2, n. 2, autunno-inverno 1985, pp. 284-285.
  24. ^ Catholic Sects: Opus Dei
  25. ^ «Ma come si determina questo popolo? Non è determinato per territorio, non è determinato per rito, non è determinato per altre condizioni generali, ma per un contratto, con criteri associativi. È chiaro che i vescovi hanno reagito molto. E poi ci sono dei procedimenti nel segreto. Dove si distingue questa cosa dalla massoneria? Hanno dei poteri speciali per l´ordinazione dei sacerdoti», A colloquio con Dossetti e Lazzati. Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, pp. 99.109-112, il Mulino, Bologna, 2003, pagine 164
  26. ^ «o torno a dire che questo non è solo il risultato di certe manovre, ma anche una scelta personale, un´opzione del Vaticano. E dato che c´è questa opzione, il resistere, l´opporsi diviene molto relativo. Però bisogna farlo ugualmente», A colloquio con Dossetti e Lazzati. Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, pp. 99.109-112, il Mulino, Bologna, 2003, pagine 164
  27. ^ Gordon Urquhart, Conservative Catholic Influence in Europe, Report for Catholics for a Free Choice, 1997 (nonostante il nome non sono cattolici: cfr. Andrea Morigi su Libero, 23 marzo 2006]).
  28. ^ Atti parlamentari – Camera dei Deputati – XV Legislatura — Allegato B ai resoconti – Seduta del 7 maggio 2007. Testo integrale della seduta
  29. ^ “Sette cattoliche”: l’equivoco continua.
  30. ^ L’Opus Dei e il movimento anti-sette, in Cristianità, numero 229, 1994.
  31. ^ L’Opus Dei e il movimento anti-sette
  32. ^ Atto costitutivo Opus Dei
  33. ^ Testimonianza di Emanuela Provera, ex numeraria dell’Opus Dei, dal libro di Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta, Milano, BUR, 2006
  34. ^ Sul fatto che il romanzo presenti in cattiva luce l’Opus Dei, per motivi di lucro, cfr. Massimo Introvigne, “Il Codice Da Vinci”: ma la storia è un’altra cosa, in Cristianità n. 322 (2004).
  35. ^ Riferimenti al “cilicio” nelle opere di Balaguer
  36. ^ Codex Iuris Particularis Operis Dei
  37. ^ «Molti uomini di oggi si stupiscono, quando non si scandalizzano, che – nell’Opus Dei – alcuni membri includano tra le mortificazioni corporali l’uso del cilicio. Alcuni, dico: non la maggioranza; e anche costoro per un tempo limitato» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un’indagine, Milano, Mondadori, 1999, pp. 199-200).
  38. ^ Cammino, p. 208.
  39. ^ Cammino, p. 227.
  40. ^ L’accusa di forte proselitismo non tiene però conto del fatto che da molti anni il numero dei membri dell’Opus Dei cresce molto lentamente: cfr. John L. Allen, Jr., Opus Dei: an Objective Look Behind the Myths and Reality of the Most Controversial Force in the Catholic Church (2005).
  41. ^ I primi due sono stati, nel febbraio 1957, Alberto Ullastres, docente di storia dell’economia dell’Università di Madrid, nominato ministro del Commercio, e Mariano Navarro Rubio, direttore amministrativo del Banco Popular, nominato ministro delle Finanze; successivamente anche Gregorio López Bravo, ministro dell’Industria e Laureano López Ródo, ministro senza portafogli e commissario generale del piano di sviluppo economico. Questi ultimi due furono anche ministri degli esteri. Cfr. Vittorio Messori, Opus Dei. Un’indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 254. «Su 116 ministri nominati da Franco, in undici governi, dal 1939 al 1975, soltanto otto erano membri dell’Opera, di diverse tendenze politiche» (ibid., pag. 258). L’ingresso nei governi franchisti di membri dell’Opus Dei fu «a titolo personale, cooptati per la stima che si erano guadagnati nell’esercizio delle rispettive professioni» (Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le opere, le persone, Torino, editrice San Paolo, 2002, p. 259).
  42. ^ Cfr. Vittorio Messori, Opus Dei. Un’indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 258; il quotidiano Madrid, di cui Calvo Serer era divenuto direttore nel 1966, fu chiuso dalla censura del regime nel 1971.
  43. ^ Cfr. S. Valero, Yauyos. Sacerdoti pionieri sulle Ande, Milano, Ares, 1995.
  44. ^ Testo originale spagnolo più ampio
  45. ^ Intervista a Pina Cannas, numeraria ausiliare
  46. ^ Cammino, p. 946.
  47. ^ Nel 1935-36 in Spagna meno del 9% degli studenti universitari erano donne come riportato in Barbera Peña – López Peña, Sociología de la mujer en la universidad: análisis histórico-comparativo. Galicia España 1900-1981, Universidad de Santiago de Compostela, 1983
  48. ^ Dal sito http://it.escrivaworks.org/
  49. ^ Barbera Peña – López Peña, Sociología de la mujer en la universidad: análisis histórico-comparativo. Galicia España 1900-1981, Universidad de Santiago de Compostela, 1983
  50. ^ La donna nella vita sociale e nella Chiesa
  51. ^ http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/1568302/Book-lifts-cowl-on-misogynist-Opus-Dei.html Book lifts cowl on ‘misogynist’ Opus Dei
  52. ^ Guida bibliografica dell’Opus Dei aggiornata al 2003, contenente suggerimenti sulla valutazione morale (positiva o negativa), in formato XLS qui.
  53. ^ C. Martin, Franco, soldat et chef d’Etat, Paris, 1965
  54. ^ B. Crozier, Franco: A Biographical History, London, 1967
  55. ^ Stanley G. Payne, The Franco regime, 1936-1975, Phoenix Press, 2000 (vedi pag. 645)
  56. ^ A. Botti, recensione del libro di Paul Preston Francisco Franco, “L’Indice”, n.8, 1995
  57. ^ J.M. Sanchez Silva, J.L. Sàenz de Heredia, Franco, ese hombre, Madrid, 1964
  58. ^ H. Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Einaudi, 1963
  59. ^ P. Preston, La guerra civile spagnola, Mondadori, 2006
  60. ^ P. Preston, Francisco Franco: la lunga vita del Caudillo, Mondadori, 1995
  61. ^ Bruno Mastroianni, A proposito di un libro sull’Opus Dei, 27 dicembre 2006. (Punto E)
  62. ^ Vademecum del gobierno local Roma, 19-III-2002 Apud Collegii Romani Sanctae Crucis.
  63. ^ Intervista di Michele Brambilla pubblicata su Tracce, 2/1997, e riportata su Romana.
  64. ^ http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/06/20/interrogatorio_luigi_bisignani_gianni_letta_pm_napoli_p4.html
  65. ^ http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/06/20/AOHtH6d-bisignani_rete_di.shtml
  66. ^ http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/p4-opus-dei-mario-imperia-non-e-fedele-della-prelatura-896194/

Bibliografia [modifica]

  • Yvon Le Vaillant, La Santa Mafia. L’Opus Dei in azione, Milano, Sugar, 1971
  • Giancarlo Rocca, L’Opus Dei. Appunti e documenti per una storia, Roma, Tip. Citta nuova, 1985.
  • Maurizio Di Giacomo, Opus Dei: la storia, i nomi, le sigle, i collegamenti internazionali, le luci e le ombre della multinazionale di Dio: in appendice, le vecchie e le nuove Costituzioni segrete, Napoli, T. Pironti, 1987.
  • A. de Fuenmayor, V. Gómez-Iglesias, J. L. Illanes, L’itinerario giuridico dell’Opus Dei – Storia e difesa di un carisma. Milano, Giuffrè, 1991.
  • G. Romano, J. L. Olaizola, Il Vangelo nel lavoro, Milano, Edizioni Paoline, 1992.
  • P. Rodríguez, F. Ocariz, J. L. Illanes, L’Opus Dei nella Chiesa, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 1993.
  • Vittorio Messori, Opus Dei, un’indagine, Milano, Mondadori, 1993.
  • P. Casciaro, Al di là dei sogni più audaci. Gli inizi dell’Opus Dei accanto al fondatore, Milano, Ares, 1995.
  • S. Valero, Yauyos. Sacerdoti pionieri sulle Ande. Milano, Ares, 1995.
  • Tapia Maria del Carmen, Oltre la soglia: una vita nell’Opus Dei, Milano, Baldini & Castoldi, 1996.
  • Peter Hertel (a cura di Manuel Kromer), I segreti dell’Opus Dei: documenti e retroscena, Torino, Claudiana, 1997.
  • Marco Dolcetta, Politica occulta: logge, lobbies, sette e politiche trasversali nel mondo, Castelvecchi, 1998.
  • Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le opere, le persone, Edizioni San Paolo, 2002.
  • Andrés Vásquez de Prada, Il Fondatore dell’Opus Dei – La Biografia di San Josemaría Escrivà. Leonardo International, 2004 (3 volumi).
  • Paolo Zanotto, Cattolicesimo, protestantesimo e capitalismo. Dottrina cristiana ed etica del lavoro, Soveria Mannelli (CZ) e Treviglio (BG), Rubbettino/Leonardo Facco, 2005.
  • Ferruccio Pinotti, Poteri forti, Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2005.
  • John L. Allen, Opus Dei. La vera storia. I segreti della forza più controversa nella Chiesa Cattolica, Roma, Newton & Compton, 2006.
  • Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta. Frusta, cilicio e alta finanza. Per la prima volta parlano i testimoni. In collaborazione con Emanuela Provera e Amina Mazzali, già numerarie dell’Opus Dei, Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2006.
  • Véronique Duborgel, In fuga dall’Opus Dei, Edizioni Piemme, 2008.
  • Michele Dolz, Mia madre la Chiesa, San Paolo, 2008.
  • Patrice de Plunkett, Opus Dei. Tutta la verità, Torino, Lindau, 2008.
  • Wauck J. P. (a cura di), Un cammino attraverso il mondo, Torino, Lindau, 2008
  • Pippo Corigliano, “Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell’Opus Dei”, Milano, Mondadori, 2008
  • Emanuela Provera, Dentro l’Opus Dei, Milano, Chiarelettere, 2009
Altri documenti

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Siti istituzionali
Siti di attività apostoliche in Italia
Siti critici
Siti favorevoli
Altre pagine critiche
Trasmissioni televisive
[espandi]

v · d · m

Chiese particolari della Chiesa cattolica

Diocesi della Chiesa cattolica latina Patriarcato · Arcidiocesi · Diocesi · Prelatura territoriale · Abbazia territoriale Chiese particolari
Altre forme di diocesi Ordinariato militare · Vicariato apostolico · Prefettura apostolica · Amministrazione apostolica · Missione sui iuris · Prelatura personale · Ordinariato personale · Ordinariato per i fedeli di rito orientale
Diocesi delle Chiese cattoliche orientali Arcieparchia · Eparchia · Esarcato apostolico · Esarcato arcivescovile
Raggruppamenti di diocesi Conferenza episcopale · Regione ecclesiastica · Metropolia (o Provincia ecclesiastica)
Suddivisione diocesana Zona pastorale · Decanato (o Forania o Vicariato) · Pieve · Unità pastorale · Parrocchia · Curazia · Cappellania

 

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni

Informazioni su castro2012

tipo informatico
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...