…..considerazioni sul COMANDAMENTO PIU’ GRANDE………..

QUAL E’ IL COMANDAMENTO PIU’ GRANDE?

Amerai il Signore Dio tuo….

2054 Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all’opera nella loro lettera.
Egli ha predicato la “giustizia” che supera “quella degli scribi e dei farisei” come pure quella dei pagani. Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. … Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio”.

2055 Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?“, Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:


Il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della Legge è l’amore………………………………………..TRADURRE.QUESTO COMANDAMENTO NELLA VITA ,NEI SISTEMI DI LEGGI CHE GOVERNANO IL MONDO, NELLA SOCIETA’ E TUTTO CIO’ CHE CONCERNE ESSA (ECONOMIA ,POLITICA,SCUOLA ,INFORMATICA,TRASPORTI,SCIENZA, ECC ECC..) SIGNIFICA COSTRUIRE IL PARADISO IN TERRA …………………………….NELLA FIGURA DEL PAPA SI ”ATTUALIZZA” IL CRISTO………

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S TOMMASO …LEGGI NATURALI E LEGGI UMANE

TOMMASO D’AQUINO

Legge naturale e legge umana

Dottrina

Tommaso d'Aquino

I secolo a.C.
Cicerone, De re publica

Vi è una legge vera, ragione retta conforme alla natura, presente in tutti, invariabile, eterna, tale da richiamare con i suoi comandi al dovere, e da distogliere con i suoi divieti dall’agire male… A questa legge non è possibile si tolga valore né è lecito che in qualcosa si deroghi, né essa può essere abrogata; da questa legge non possiamo essere sciolti ad opera del senato o del popolo… Essa non è diversa a Roma o ad Atene, non è diversa ora o in futuro: tutti i popoli invece in ogni tempo saranno retti da quest’unica legge eterna e immutabile; ed unico comune maestro, per così dire e sovrano di tutti sarà Dio; di questa legge egli solo è l’autore, l’interprete, il legislatore; e chi non gli obbedirà rinnegherà sé stesso, e rifiutando la sua natura di uomo, per ciò medesimo incorrerà nelle massime pene, anche se potrà essere sfuggito ad altre punizioni.
(Cicerone, De re publica, III, 22, 33
)

XXI secolo d.C.
Catechismo della Chiesa Cattolica

1956 Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali:

« Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore. […] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente ».
(Cicerone, De re publica, III, 22, 33)

1957 L’applicazione della legge naturale si diversifica molto; può richiedere un adattamento alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze. Tuttavia, nella diversità delle culture, la legge naturale resta come una regola che lega gli uomini tra loro e ad essi impone, al di là delle inevitabili differenze, principi comuni.

1958 La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo.

Località: Europa

Epoca: XIII secolo


Indice

Il problema della legge naturale

Vita di Tommaso d’Aquino

Opere di Tommaso d’Aquino

Legge naturale e legge umana in Tommaso d’Aquino

Estratti dalla Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino


Il problema della legge naturale

Tutti gli uomini prima di agire devono decidere cosa è bene fare.

Quindi prima dell’azione bisogna determinare cosa sia bene e cosa sia male.

Si tratta di un atto della ragione: la conoscenza del bene e del male.

Per arrivare a questa conoscenza l’uomo ha due possibilità.

Primo: la fede.

Secondo: la ragione.

Nel primo caso l’uomo trova i principi generali dell’agire formulati in termini di precetti nella rivelazione divina.

Nel secondo caso l’uomo deve trovare con la ragione il fondamento della morale ossia i criteri per cui qualcosa è buono e qualcosa è male.

Ora gli uomini tramite il ragionamento sono arrivati a due conclusioni diverse:

– alcuni sostengono che il fondamento esiste e consiste nella legge naturale innata in ogni uomo

– altri affermano che il fondamento non esiste e che i criteri dell’agire sono determinati dall’uomo nella sua storia.

Rinunciando al fondamento della morale si cade nel relativismo, ossia nella dottrina che afferma non esserci una regola degli atti umani indipendente dai tempi, dai luoghi e dalle culture.

Tommaso d’Aquino si pone nella linea dei sostenitori della legge naturale insieme ai grandi filosofi e pensatori della tradizione greco-romana: Platone, Aristotele, Cicerone, Seneca.

Ma Tommaso va oltre il pensiero antico. Egli riunisce fede e ragione.

Religione e filosofia non possono essere in contrasto. Entrambe hanno lo stesso oggetto: la ricerca della vera conoscenza.

Se si presenta un contrasto, esso non può che essere apparente, dovuto a qualche errore nel percorso seguito dal filosofo.

Per Tommaso a fondamento della morale sta la legge eterna, il piano provvidenziale della divinità.

Ogni essere partecipa in quanto creatura alla legge eterna.

La legge eterna è impressa in ogni creatura e la dirige allo suo scopo finale.

Nell’uomo questa impressione è particolare, in quanto l’uomo è razionale e quindi la legge eterna non si manifesta come necessità, ma come libertà. L’uomo nel realizzare la sua essenza razionale realizza il piano provvidenziale e partecipa alla legge eterna. Ma l’uomo non conosce direttamente la legge eterna se non come partecipata in lui come legge naturale, innata in quanto insita nel suo essere.

Quindi la legge naturale è conosciuta da ogni uomo. È indipendente da ogni tempo e da ogni luogo. È indipendente dalle evoluzioni culturali.

Tuttavia la legge naturale può essere oscurata, se non quanto ai suoi principi generali, quanto alle sue conclusioni particolari dalla concupiscenza, dalla sensualità, dalle non positive condizioni corporali, dalle cattive abitudini, dagli errori di ragionamento.

In quanto partecipazione della legge eterna la legge naturale è immutabile, non è soggetta a variazioni od evoluzioni di qualsiasi tipo. È dentro l’uomo, ma fuori della storia.

La legge umana non è altro che una applicazione della legge naturale al bene comune della comunità.

Le leggi umane sono mutevoli e possono essere perfezionate e ad esse, in determinati casi, si può derogare in vista del bene comune, purché non si violino la legge naturale e la legge divina.

Una legge ingiusta, contraria alla legge naturale o alla legge divina non è una legge, ma una corruzione della legge e non obbliga in coscienza.

La legge, regola e misura degli atti umani, ha per fine il bene, ed il bene è il fine ultimo delle creature: la conoscenza di Dio, imperfetta in questo mondo e perfetta nell’altra vita.

Alla luce di questo concetto della legge naturale i diritti degli uomini non sono diritti derivati dal consenso dei popoli o dal volere delle autorità, ma preesistono indipendentemente dalle culture e dalle legislazioni nazionali e internazionali.

Difendere i diritti umani significa rispettare la legge naturale, derivata dalla legge eterna.


Vita di Tommaso d’Aquino

1225 – Intorno al 1225 Tommaso nasce a Roccasecca, attualmente in provincia di Frosinone. Il castello di Roccasecca, che faceva parte del sistema di difesa del monastero di Montecassino, era un feudo imperiale dei conti d’Aquino. Tommaso era figlio di Landolfo d’Aquino, di ascendenza longobarda, e di Teodora.

1230 – Tommaso viene inviato a studiare nell’abbazia di Montecassino.

1239 – Intorno al 1239 viene mandato all’Università di Napoli, fondata nel 1224 da Federico II (1194-1250). Federico era imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, nome con cui veniva indicata tutta l’Italia meridionale, oltre alla isola di Sicilia.

1244 – Nonostante l’opposizione della famiglia entra nell’Ordine dei Frati Predicatori, fondato da Domenico di Guzman e riconosciuto ufficialmente da papa Onorio III nel 1216.

1248-1252 – Studia a Colonia, in Germania, nello Studium Generale domenicano, retto da Alberto Magno (1206-1280), filosofo e teologo.

1252-1254 – Insegna all’Università di Parigi come baccalaureus biblicus, ossia commenta la Bibbia. L’Università di Parigi era stata riconosciuta ufficialmente da papa Innocenzo III nel 1215 e riconfermata da Onorio III nel 1231. Vi erano quattro facoltà: teologia, diritto, medicina e arti liberali

1254-1256 Insegna all’Università di Parigi come baccalaureus sententiarius, ossia commenta le Sentenze di Pietro Lombardo.

1256-1259 Insegna teologia all’Università di Parigi come magister.

1260-1268 – Tommaso rientra in Italia e opera presso la corte pontificia: Anagni, Orvieto, Roma, Viterbo.

1269-1272 – Torna ad insegnare teologia all’Università di Parigi.

1272 – Rientra in Italia per dirigere lo Studium Generale domenicano di Napoli e organizzare gli studi di teologia della Università partenopea annessi al Convento di S. Domenico Maggiore.

1274 – Muore nell’abbazia cistercense di Fossanova, oggi in provincia di Latina. Tommaso era in viaggio per partecipare al Concilio di Lione. Aveva meno di 50 anni.

1323 – Viene proclamato santo da papa Giovanni XXII.

1369 – Il corpo di Tommaso viene traslato e sepolto a Tolosa. Reliquie si trovano a Salerno nella chiesa di S. Domenico, e a Roma nella chiesa dei Ss. Domenico e Sisto.

1567 – Viene proclamato Dottore della Chiesa da papa S. Pio V.

1879 – Viene proclamato Patrono delle scuole cattoliche da papa Leone XIII. Con l’enciclica Aeterni Patris il papa propone la dottrina di Tommaso d’Aquino come guida per gli studi superiori di filosofia.

1950 – Papa Pio XII nella enciclica Humani generis afferma che la filosofia tomista è la guida più sicura per la dottrina cattolica romana.


Opere di Tommaso d’Aquino

Opere maggiori

Scriptum super Sententiis – Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Composto da 4 libri.

Summa contra Gentiles – Trattato filosofico e teologico in difesa della dottrina cattolica. Composto da 4 libri.

• Summa Theologiae – La massima opera filosofica e teologica di Tommaso. Suddivisa in tre parti.

I – Parte prima (119 quaestiones): Dio e la sua opera

            • Dio (1-26)
            • Trinità (27-43)
            • Creazione (44-119)
              • Creazione (44-47)
              • Male (48-49)
              • Angeli (50-64)
              • Creature corporali (65-74)
              • Anima umana (75-90)
              • Corpo umano (91-93)
              • Stato originale (94-102)
              • Governo del mondo (103-105)
              • Gerarchie angeliche (106-114)
              • Azioni delle creature corporali (115-119)

II – Parte seconda: Morale

I-II – Parte Prima della Seconda parte (114 quaestiones): Le azioni umane in generale

            • Fine ultimo della vita umana (1-5)
            • Atti umani (6-21)
            • Passioni (22-48)
            • Virtù (49-70)
            • Peccati (71-89)
            • Legge (90-97)
            • Antica legge (98-105)
            • Nuova legge (106-108)
            • Grazia (109-114)

II-II – Parte Seconda della Seconda parte (189 quaestiones): Le virtù

            • Virtù teologali (1-46)
              • Fede (1-16)
              • Speranza (17-22)
              • Carità (23-26)
                • Vizi e virtù connessi (27-46)
            • Virtù cardinali (47-170)
              • Prudenza (47-56)
              • Giustizia (57-80)
                • Religione (81-99)
                • Vizi e virtù connessi (100-122)
              • Fortezza (123-140)
              • Temperanza (141-170)
            • Virtù per alcuni cristiani in particolare (171-189)

III – Parte terza (90 quaestiones): Cristo e i sacramenti

            • Cristo (1-59)
            • I sacramenti (60-90)
              • Battesimo
              • Cresima
              • Eucarestia
              • Penitenza

Supplementum alla Parte Terza (99 quaestiones) – Opera di un discepolo di Tommaso

            • I sacramenti (1-68)
            • I novissimi (69-99)

Quaestiones

Quaestiones Disputatae. Tra cui:

– De veritate

– De potentia

– De anima

– De virtutibus

– De malo

Quaestiones de quodlibet

Opuscoli

Opuscoli filosofici – Tra cui:

– De ente et essentia

– De unitate intellectus

– De aeternitate mundi

 

Commentari filosofici

Commentari su Aristotele – Tra cui:

– Expositio libri Peryermeneias

– Expositio libri Posteriorum Analyticorum

– In libros Physicorum

– In libros De caelo et mundo

– In libros De generatione et corruptione

– Sententia super Meteora

– Sententia libri De anima

– Sententia libri De sensu et sensato

– Sententia libri Ethicorum

– Sententia libri Politicorum

– Sententia libri Metaphysicae

 

Commentari sui neoplatonici – Tra cui:

– Super librum De causis

– Super De divinis nominibus

 

In Boethium

Commentari biblici

Commentari sull’Antico Testamento

Commentari sul Nuovo Testamento


Legge naturale e legge umana in Tommaso d’Aquino

Definizione della legge (Q. 90)

I diversi tipi di legge (Q. 91)

Gli effetti della legge (Q. 92)

La legge eterna (Q. 93)

La legge naturale (Q. 94)

La legge umana (Q. 95)

Potere della legge umana (Q.96)

Cambiamenti della legge umana (Q. 97)


Definizione della legge (Q. 90)

La legge è un ordinamento della ragione con l’obiettivo del bene comune, promulgato da chi ha cura della comunità (rationis ordinatio ad bonum commune, ab eo qui curam communitatis habet, promulgata).

1. Se la legge appartiene alla sfera della ragione

La legge appartiene alla sfera della ragione (lex sit aliquid pertinens ad rationem), ed in particolare della ragion pratica che indirizza gli atti umani (Regula autem et mensura humanorum actuum est ratio, quae est primum principium actuum humanorum).

La legge è regola e misura degli atti umani in quanto induce a fare o a non fare un determinato atto (lex quaedam regula est et mensura actuum, secundum quam inducitur aliquis ad agendum, vel ab agendo retrahitur).

2. Scopo della legge

In ciò che concerne l’azione, campo proprio della ragion pratica, il principio primo è il fine ultimo (Primum autem principium in operativis, quorum est ratio practica, est finis ultimus).

E il fine ultimo della vita umana è la felicità o beatitudine. Pertanto la legge deve riguardare principalmente ciò che è relativo alla beatitudine (Est autem ultimus finis humanae vitae felicitas vel beatitudo, ut supra habitum est. Unde oportet quod lex maxime respiciat ordinem qui est in beatitudinem).

Ogni parte è ordinata al tutto, come l’imperfetto è ordinato al perfetto. Ogni uomo è parte della comunità statale. Quindi la legge propriamente concerne l’ordinamento finalizzato alla felicità comune (cum omnis pars ordinetur ad totum sicut imperfectum ad perfectum; unus autem homo est pars communitatis perfectae, necesse est quod lex proprie respiciat ordinem ad felicitatem communem).

Essendo la legge indirizzata al bene comune, qualunque precetto relativo a fatti particolari non può essere considerato legge se non in quanto abbia una finalità diretta al bene comune (Unde oportet quod, cum lex maxime dicatur secundum ordinem ad bonum commune, quodcumque aliud praeceptum de particulari opere non habeat rationem legis nisi secundum ordinem ad bonum commune).

3. Causa della legge

La legge ha come scopo il bene comune (lex proprie, primo et principaliter respicit ordinem ad bonum commune).

Ordinare qualcosa in direzione del bene comune è competenza o di tutto il popolo o di qualcuno che rappresenta il popolo (Ordinare autem aliquid in bonum commune est vel totius multitudinis, vel alicuius gerentis vicem totius multitudinis).

Quindi il potere di legiferare appartiene a tutto il popolo o ad una persona pubblica che ha cura di tutto il popolo (condere legem vel pertinet ad totam multitudinem, vel pertinet ad personam publicam quae totius multitudinis curam habet).

L’uomo è parte della famiglia, la famiglia è parte dello stato che costituisce la comunità perfetta (sicut homo est pars domus, ita domus est pars civitatis, civitas autem est communitas perfecta).

Così come il bene di ciascun uomo non è l’ultimo fine, ma è ordinato al bene comune, così il bene di ciascuna famiglia è ordinato al bene dello stato, che è la comunità perfetta. Quindi chi governa una famiglia può fare delle regole, che tuttavia non hanno valore di legge (Et ideo sicut bonum unius hominis non est ultimus finis, sed ordinatur ad commune bonum; ita etiam et bonum unius domus ordinatur ad bonum unius civitatis, quae est communitas perfecta. Unde ille qui gubernat aliquam familiam, potest quidem facere aliqua praecepta vel statuta; non tamen quae proprie habeant rationem legis).

4. Promulgazione della legge

La legge per avere valore di legge deve essere portata a conoscenza di coloro che sono soggetti alla legge (ad hoc quod lex virtutem obligandi obtineat, quod est proprium legis, oportet quod applicetur hominibus qui secundum eam regulari debent).

Mediante la promulgazione la legge viene portata a conoscenza degli interessati (Talis autem applicatio fit per hoc quod in notitiam eorum deducitur ex ipsa promulgatione).


 

I diversi tipi di legge (Q. 91)

 

Esistono diversi tipi di legge:

– legge eterna

– legge naturale

– legge umana

– legge divina o rivelata

– Viene anche definita legge, seppure impropriamente, la legge della concupiscenza.

 

1. Se esiste una legge eterna

La legge è un dettame della ragion pratica emessa dal sovrano che governa una comunità perfetta (lex quam quoddam dictamen practicae rationis in principe qui gubernat aliquam communitatem perfectam).

Il mondo è retto dalla divina provvidenza. Tutta la comunità dell’universo è governata dalla ragione divina (Manifestum est autem, supposito quod mundus divina providentia regatur, ut in primo habitum est, quod tota communitas universi gubernatur ratione divina).

Quindi il piano provvidenziale nella mente di Dio, sovrano dell’universo, ha valore di legge (Et ideo ipsa ratio gubernationis rerum in Deo sicut in principe universitatis existens, legis habet rationem).

Poiché Dio opera fuori del tempo, nella eternità, questa legge viene chiamata eterna (Et quia divina ratio nihil concipit ex tempore, sed habet aeternum conceptum, ut dicitur Prov. VIII; inde est quod huiusmodi legem oportet dicere aeternam).

2. Se esiste una legge naturale

Tutte le cose partecipano in qualche modo alla legge eterna, in quanto in loro sono impresse delle inclinazioni relative ai propri atti e fini (omnia participant aliqualiter legem aeternam, inquantum scilicet ex impressione eius habent inclinationes in proprios actus et fines).

Tra tutte le creature l’uomo è sottomesso alla divina provvidenza in un modo più eccellente, in quanto è fatto partecipe della stessa provvidenza, provvedendo a sé e agli altri (Inter cetera autem rationalis creatura excellentiori quodam modo divinae providentiae subiacet, inquantum et ipsa fit providentiae particeps, sibi ipsi et aliis providens).

In forza della partecipazione alla legge eterna la creatura possiede una inclinazione naturale al modo corretto di agire e al fine. E tale partecipazione della legge eterna nella creatura razionale è chiamata legge naturale. (Unde et in ipsa participatur ratio aeterna, per quam habet naturalem inclinationem ad debitum actum et finem. Et talis participatio legis aeternae in rationali creatura lex naturalis dicitur).

La luce della nostra ragione naturale consente di distinguere ciò che è bene e ciò che è male; questa luce è l’impressione della legge eterna in noi (lumen rationis naturalis, quo discernimus quid sit bonum et malum, quod pertinet ad naturalem legem, nihil aliud sit quam impressio divini luminis in nobis).

3. Se esiste una legge umana

I precetti della legge naturale sono dei principi generali ed indimostrabili. A partire da questi precetti è necessario arrivare a delle disposizioni particolari, che sono chiamate leggi umane (ex praeceptis legis naturalis, quasi ex quibusdam principiis communibus et indemonstrabilibus, necesse est quod ratio humana procedat ad aliqua magis particulariter disponenda). Queste leggi concernono i casi particolari (Et istae particulares dispositiones adinventae secundum rationem humanam, dicuntur leges humanae).

4. Se esiste una legge divina

Gli uomini hanno bisogno di una legge divina (rivelata) oltre alla legge naturale e a quella umana per quattro motivi.


4.1 Primo: l’uomo è destinato alla beatitudine eterna che supera le risorse naturali (quia homo ordinatur ad finem beatitudinis aeternae, quae excedit proportionem naturalis facultatis humanae). Per raggiungere il fine della beatitudine ha necessità di una legge rivelata.


4.2 Secondo: il giudizio umano su ciò che deve essere fatto e ciò che deve essere evitato in molti casi partricolari è incerto e possono esserci leggi diverse e contrastanti (quia propter incertitudinem humani iudicii, praecipue de rebus contingentibus et particularibus, contingit de actibus humanis diversorum esse diversa iudicia, ex quibus etiam diversae et contrariae leges procedunt). Per evitare incertezze ed errori
è necessaria la legge rivelata.


4.3 Terzo: il giudizio umano non può concernere gli atti interiori, e quindi la legge umana può riferirsi solo agli atti esteriori (Iudicium autem hominis esse non potest de interioribus motibus, qui latent, sed solum de exterioribus actibus, qui apparent). Per la perfezione della virtù
è necessario che anche gli atti interni siano indirizzati verso il bene. Per questo è necessaria la legge divina.


4.4 Quarto: la legge umana non può proibire tutte le azioni malvage perché rischierebbe di eliminare anche molte cose buone (lex humana non potest omnia quae male fiunt, punire vel prohibere, quia dum auferre vellet omnia mala, sequeretur quod etiam multa bona tollerentur, et impediretur utilitas boni communis, quod est necessarium ad conversationem humanam). Quindi è necessaria la legge divina per proibire tutti i mali e non lasciarli impuniti
(Ut ergo nullum malum improhibitum et impunitum remaneat).

5. Se la legge divina sia una sola

La legge divina si distingue in legge antica o mosaica, e legge nuova o evangelica. La prima si proponeva di portare gli uomini all’osservanza dei comandamenti mediante il timore dei castighi, la seconda mediante l’amore che è stato infuso nei nostri cuori per grazia di Gesù Cristo.

6. Se esiste una legge del peccato

La legge dell’uomo, nello stato originale, era di agire secondo ragione. Ma quando l’uomo si è allontanato da Dio, è caduto in uno stato dove è trascinato dalla forza della sua sensualità, ossia dalla concupiscenza. E questo accade in particolare nella misura in cui l’uomo non segue più la ragione e viene assimilato agli animali. Non siamo in presenza di una legge, ma piuttosto di una deviazione dalla legge (In hominibus autem secundum hoc non habet rationem legis, sed magis est deviatio a lege rationis). Ma questo stato in quanto voluto dalla divina giustizia come pena per l’uomo può essere anche definito legge penale che destituisce l’uomo dalla sua propria diginità (Sed inquantum per divinam iustitiam homo destituitur originali iustitia et vigore rationis, ipse impetus sensualitatis qui eum ducit, habet rationem legis, inquantum est poenalis et ex lege divina consequens, hominem destituente propria dignitate).


Gli effetti della legge (Q. 92)

1. Se effetto della legge sia rendere gli uomini buoni

La legge ha l’effetto di rendere buoni gli uomini ai quali è data (proprius effectus legis sit bonos facere eos quibus datur).

Ma questa bontà può essere di due tipi: assoluta o relativa.

Se il legislatore tende al vero bene, che è il bene comune regolato conformemente alla giustizia divina, ne segue che gli uomini sono resi buoni in modo assoluto ossia effettivamente (Si enim intentio ferentis legem tendat in verum bonum, quod est bonum commune secundum iustitiam divinam regulatum, sequitur quod per legem homines fiant boni simpliciter).

Se l’intenzione del legislatore si porta verso qualcosa che non è il bene assoluto, ma che è soltanto utile o piacevole, o addirittura contraria alla giustizia divina, allora la legge non rende gli uomini buoni assolutamente, ma relativamente, ossia solo in rapporto ad un dato regime politico (Si vero intentio legislatoris feratur ad id quod non est bonum simpliciter, sed utile vel delectabile sibi, vel repugnans iustitiae divinae; tunc lex non facit homines bonos simpliciter, sed secundum quid, scilicet in ordine ad tale regimen). Si tratta di una bontà impropria come quando si dice che un ladro è un buon ladro, in quanto sa rubare bene.

2. Se gli effetti della legge siano comandare, vietare, permettere e punire

Gli atti umani sono di tre tipi:

– alcuni sono buoni, e questi sono gli atti virtuosi che la legge comanda

– alcuni sono cattivi, e questi sono gli atti legati ai vizi che la legge proibisce

– alcuni sono indifferenti, e questi sono gli atti che la legge permette.

La legge inoltre induce le persone ad obbedire tramite il timore del castigo, e quindi la legge punisce i trasgressori.

Pertanto si può dire che gli effetti della legge sono: comandare, proibire, permettere e punire.


La legge eterna (Q. 93)

1. Che cosa è la legge eterna

La legge eterna è la ragione suprema, esistente in Dio, alla quale bisogna sempre sottomettersi (lex aeterna est summa ratio, cui semper obtemperandum est).

Infatti è per la sua sapienza che Dio è il creatore di tutte le cose (Deus autem per suam sapientiam conditor est universarum rerum, ad quas comparatur sicut artifex ad artificiata, ut in primo habitum est).

Ed è ancora la sapienza divina che governa tutti gli atti e tutti i movimenti delle creature (Est etiam gubernator omnium actuum et motionum quae inveniuntur in singulis creaturis).

Quindi come la ragione della divina sapienza, per la quale tutte le cose sono state create, ha ragione d’arte, di modello esemplare o di idea, così la ragione della sapienza divina, che muove tutti gli esseri al loro scopo specifico, ha ragione di legge (Unde sicut ratio divinae sapientiae inquantum per eam cuncta sunt creata, rationem habet artis vel exemplaris vel ideae; ita ratio divinae sapientiae moventis omnia ad debitum finem, obtinet rationem legis).

2. Se la legge eterna è nota a tutti

La legge eterna non può essere conosciuta dagli uomini in se stessa. Questa conoscenza è propria solo dei beati che vedono Dio nella sua essenza (Sic igitur dicendum est quod legem aeternam nullus potest cognoscere secundum quod in seipsa est, nisi solum beati, qui Deum per essentiam vident).

Ma ogni creatura razionale conosce la legge eterna nella sua irradiazione (Sed omnis creatura rationalis ipsam cognoscit secundum aliquam eius irradiationem), ossia negli effetti della stessa legge eterna.

Tutti gli uomini conoscono la verità in qualche modo e per lo meno conoscono i principi generali della legge naturale (Veritatem autem omnes aliqualiter cognoscunt, ad minus quantum ad principia communia legis naturalis).

Per il resto gli uomini partecipano, chi più chi meno, alla conoscenza della verità; e quindi conoscono più o meno la legge eterna (In aliis vero quidam plus et quidam minus participant de cognitione veritatis; et secundum hoc etiam plus vel minus cognoscunt legem aeternam).

3. Se ogni legge deriva dalla legge eterna

La legge eterna è il piano del governo nel Supremo Governatore, e tutti i piani di governo dei governatori inferiori devono essere derivati dalla legge eterna (Cum ergo lex aeterna sit ratio gubernationis in supremo gubernante, necesse est quod omnes rationes gubernationis quae sunt in inferioribus gubernantibus, a lege aeterna deriventur).

Quindi tutte le leggi, in quanto partecipano della retta ragione, sono derivate dalla legge eterna (omnes leges, inquantum participant de ratione recta, intantum derivantur a lege aeterna).

4. Se le cose necessarie sono sottoposte alla legge eterna

Tutto ciò che è nelle cose create da Dio, si tratti di qualcosa di contingente o necessario, è soggetto alla legge eterna; mentre le cose che appartengono alla natura o essenza divina non sono soggette alla legge eterna, ma sono realmente la stessa legge eterna (legi aeternae subduntur omnia quae sunt in rebus a Deo creatis, sive sint contingentia sive sint necessaria, ea vero quae pertinent ad naturam vel essentiam divinam, legi aeternae non subduntur, sed sunt realiter ipsa lex aeterna).

5. Se le cose contingenti naturali sono sottoposte alla legge eterna

Tutte le azioni e i movimenti della intera natura sono soggetti alla legge eterna. Le creature irrazionali sono sottoposte alla legge eterna, in quanto sono mosse dalla divina provvidenza. Le creature razionali sono sottoposte alla legge eterna attraverso la comprensione dei comandamenti divini (Omnes motus et actiones totius naturae legi aeternae subduntur. Unde alio modo creaturae irrationales subduntur legi aeternae, inquantum moventur a divina providentia, non autem per intellectum divini praecepti, sicut creaturae rationales).

6. Se tutte le cose umane sono sottoposte alla legge eterna

Tutte le creature sono sottoposte alla legge eterna in quanto questa viene partecipata come principio interno di attività.

Le creature razionali si trovano sottomesse alla legge eterna in un duplice modo:

– in quanto creature razionali hanno una certa conoscenza naturale della legge eterna (notionem legis aeternae aliquo modo habet)

– e in quanto creature hanno una tendenza naturale verso ciò che è conforme alla legge eterna; l’uomo è naturalmente virtuoso (unicuique rationali creaturae inest naturalis inclinatio ad id quod est consonum legi aeternae; sumus enim innati ad habendum virtutes).

Tuttavia nei peccatori l’inclinazione naturale alla virtù è corrotta dalle abitudini viziose (inclinatio naturalis ad virtutem depravatur per habitum vitiosum), e la naturale conoscenza del bene è oscurata dalle passioni e dalla abitudine al peccato (naturalis cognitio boni in eis obtenebratur per passiones et habitus peccatorum).

I buoni invece sono perfettamente soggetti alla legge eterna, poiché essi agiscono sempre in accordo con essa.


La legge naturale (Q. 94)

1. Che cosa è la legge naturale

Un habitus è ciò che permette di agire quando se ne ha bisogno (habitus est quo aliquid agitur cum opus est).

1.1 In senso proprio la legge naturale non è un habitus (proprie et essentialiter, et sic lex naturalis non est habitus).

Infatti la legge naturale è stabilita dalla ragione (lex naturalis est aliquid per rationem constitutum).

Ora esiste una distinzione tra ciò che viene fatto e ciò che permette di fare (Non est autem idem quod quis agit, et quo quis agit).

Quindi la legge naturale non è propriamente un habitus.

1.2 Con il termine habitus si può anche indicare ciò che viene posseduto grazie all’habitus (Alio modo potest dici habitus id quod habitu tenetur).

In questo secondo senso si può dire che la legge naturale è un habitus, perché i precetti della legge naturale a volte sono l’oggetto di una considerazione effettiva della ragione, ma a volte sono in essa solo secondo il modo dell’habitus (Et hoc modo, quia praecepta legis naturalis quandoque considerantur in actu a ratione, quandoque autem sunt in ea habitualiter tantum, secundum hunc modum potest dici quod lex naturalis sit habitus).

La sinderesi viene detta legge del nostro intelletto in quanto è l’habitus che conosce i precetti della legge naturale, che sono i principi primi delle azioni umane (synderesis dicitur lex intellectus nostri, inquantum est habitus continens praecepta legis naturalis, quae sunt prima principia operum humanorum).

2. Quali sono i precetti della legge naturale

Il primo principio della ragion pratica si fonda sul concetto di bene. Il bene è ciò che tutti desiderano (primum principium in ratione practica est quod fundatur supra rationem boni, quae est, bonum est quod omnia appetunt).

Il primo precetto della legge naturale è che “bisogna fare e ricercare il bene ed evitare il male” (primum praeceptum legis, quod bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum).

Sopra questo precetto si fondano tutti gli altri precetti della legge naturale (Et super hoc fundantur omnia alia praecepta legis naturae).

Tutte quelle cose verso cui l’uomo ha una naturale inclinazione, la ragione le apprende naturalmente come beni e conseguentemente come cose che devono essere ricercate operativamente; mentre tutto ciò che è contrario ad esse viene considerato come un male e quindi da evitare (omnia illa ad quae homo habet naturalem inclinationem, ratio naturaliter apprehendit ut bona, et per consequens ut opere prosequenda, et contraria eorum ut mala et vitanda).

2.1 Ogni uomo è una sostanza e pertanto ha l’inclinazione naturale di ogni sostanza. Questa inclinazione consiste nella tendenza a conservare il proprio essere secondo la specifica natura (Inest enim primo inclinatio homini ad bonum secundum naturam in qua communicat cum omnibus substantiis, prout scilicet quaelibet substantia appetit conservationem sui esse secundum suam naturam).

Quindi fanno parte della legge naturale quelle cose attraverso le quali la vita dell’uomo viene conservata e il contrario viene impedito (Et secundum hanc inclinationem, pertinent ad legem naturalem ea per quae vita hominis conservatur, et contrarium impeditur).

2.2 Ogni uomo è un animale e pertanto ha le inclinazioni naturali degli animali (Secundo inest homini inclinatio ad aliqua magis specialia, secundum naturam in qua communicat cum ceteris animalibus).

Quindi fanno parte della legge naturale quelle cose che la natura ha insegnato a tutti gli animali, come la congiunzione di maschio e femmina, la cura dei figli, e simili (Et secundum hoc, dicuntur ea esse de lege naturali quae natura omnia animalia docuit, ut est coniunctio maris et feminae, et educatio liberorum, et similia).

2.3 Ogni uomo è dotato di ragione e pertanto ha una inclinazione naturale a conoscere la verità su Dio e a vivere in società (Tertio modo inest homini inclinatio ad bonum secundum naturam rationis, quae est sibi propria, sicut homo habet naturalem inclinationem ad hoc quod veritatem cognoscat de Deo, et ad hoc quod in societate vivat).

Quindi fanno parte della legge naturale quelle cose che sono conformi a questa inclinazione razionale, come evitare l’ignoranza, non offendere le persone con le quali si hanno rapporti, e le altre cose che hanno uno scopo simile (Et secundum hoc, ad legem naturalem pertinent ea quae ad huiusmodi inclinationem spectant, utpote quod homo ignorantiam vitet, quod alios non offendat cum quibus debet conversari, et cetera huiusmodi quae ad hoc spectant).

3. Se tutti gli atti di virtù fanno parte della legge naturale

Poiché l’anima razionale è la forma propria dell’uomo, l’uomo ha una inclinazione naturale ad agire secondo ragione. Ed agire secondo ragione significa agire secondo virtù (Unde cum anima rationalis sit propria forma hominis, naturalis inclinatio inest cuilibet homini ad hoc quod agat secundum rationem. Et hoc est agere secundum virtutem). Pertanto agire virtuosamente significa agire secondo la legge naturale (Unde secundum hoc, omnes actus virtutum sunt de lege naturali, dictat enim hoc naturaliter unicuique propria ratio, ut virtuose agat).

Tuttavia non tutti gli atti virtuosi, nella loro specificità, sono dettati direttamente dalla legge naturale. Infatti molte cose sono fatte in modo virtuoso, anche se non esiste direttamente una inclinazione naturale verso di esse. Queste azioni sono state scoperte dall’uomo, mediante una ricerca razionale finalizzata a trovare cose utili per vivere bene (Sed si loquamur de actibus virtuosis secundum seipsos, prout scilicet in propriis speciebus considerantur, sic non omnes actus virtuosi sunt de lege naturae. Multa enim secundum virtutem fiunt, ad quae natura non primo inclinat; sed per rationis inquisitionem ea homines adinvenerunt, quasi utilia ad bene vivendum).

Se per natura dell’uomo intendiamo la sua natura propria ossia la ragione, tutti i peccati, in quanto sono contro ragione, sono anche contro natura (Ad secundum dicendum quod natura hominis potest dici vel illa quae est propria homini, et secundum hoc, omnia peccata, inquantum sunt contra rationem, sunt etiam contra naturam omnia peccata, inquantum sunt contra rationem, sunt etiam contra naturam).

Se per natura intendiamo quella che l’uomo ha in comune con gli animali, alcuni specifici peccati vengono detti contro natura in quanto contrari alla natura di ogni animale; ad esempio mentre l’unione di maschio e femmina è secondo natura, l’accoppiamento di maschi è un vizio contro natura (Vel illa quae est communis homini et aliis animalibus, et secundum hoc, quaedam specialia peccata dicuntur esse contra naturam; sicut contra commixtionem maris et feminae, quae est naturalis omnibus animalibus, est concubitus masculorum, quod specialiter dicitur vitium contra naturam).

Bisogna tener conto delle diverse condizioni degli uomini, accade infatti che alcuni atti siano virtuosi per alcuni, in quanto proporzionati e convenienti alla loro condizione, e che siano invece viziosi per altri in quanto non proporzionati al loro stato (propter diversas hominum conditiones, contingit quod aliqui actus sunt aliquibus virtuosi, tanquam eis proportionati et convenientes, qui tamen sunt aliis vitiosi, tanquam eis non proportionati).

4. Se la legge naturale sia la stessa presso tutti gli uomini

La ragion pratica si occupa di realtà contingenti, come sono in realtà le operazioni umane, e quindi anche se sui principi generali si può trovare un criterio di necessità, man mano che si scende nei particolari questo criterio perde di forza (Sed ratio practica negotiatur circa contingentia, in quibus sunt operationes humanae, et ideo, etsi in communibus sit aliqua necessitas, quanto magis ad propria descenditur, tanto magis invenitur defectus).

Nel campo delle azioni umane la verità o rettitudine pratica non è la stessa presso tutti gli uomini per quanto riguarda aspetti specifici, ma solo per i principi primi. E presso coloro che condividono la stessa rettitudine nelle cose particolari non è detto questa sia conosciuta da tutti (In operativis autem non est eadem veritas vel rectitudo practica apud omnes quantum ad propria, sed solum quantum ad communia, et apud illos apud quos est eadem rectitudo in propriis, non est aequaliter omnibus nota).

I principi primi, sia della ragione speculativa che di quella pratica, sono gli stessi presso tutti gli uomini e sono a tutti ugualmente noti (Sic igitur patet quod, quantum ad communia principia rationis sive speculativae sive practicae, est eadem veritas seu rectitudo apud omnes, et aequaliter nota).

Invece per quanto concerne le conclusioni della ragion pratica non sono le stesse presso tutti gli uomini, e presso coloro per i quali sono le stesse, non sono note a tutti (Sed quantum ad proprias conclusiones rationis practicae, nec est eadem veritas seu rectitudo apud omnes; nec etiam apud quos est eadem, est aequaliter nota).

Tuttavia in pochi casi si possono avere delle eccezioni sia quanto alla rettitudine sia quanto alla conoscenza a causa di particolari impedimenti, come avviene a volte nelle nature che sottostanno alla generazione e alla corruzione e che vengono a mancare di qualcosa per qualche motivo specifico (sed ut in paucioribus potest deficere et quantum ad rectitudinem, propter aliqua particularia impedimenta – sicut etiam naturae generabiles et corruptibiles deficiunt ut in paucioribus, propter impedimenta – , et etiam quantum ad notitiam).

Queste eccezioni sono causate da una ragione pervertita dalla passione, o da una cattiva consuetudine, o da una cattiva disposizione naturale. Così un tempo presso i Germani rubare non era considerato iniquo, sebbene sia espressamente contro la legge di natura (et hoc propter hoc quod aliqui habent depravatam rationem ex passione, seu ex mala consuetudine, seu ex mala habitudine naturae; sicut apud germanos olim latrocinium non reputabatur iniquum, cum tamen sit expresse contra legem naturae).

5. Se la legge naturale sia modificabile

La modifica della legge naturale può essere interpretata in due modi: come aggiunta o come sottrazione (lex naturalis potest intelligi mutari dupliciter).

5.1 La legge naturale può essere cambiata per aggiunta di qualcosa. Sia la legge divina rivelata sia le leggi umane aggiungono molte cose utili per la vita umana (Uno modo, per hoc quod aliquid ei addatur. Et sic nihil prohibet legem naturalem mutari, multa enim supra legem naturalem superaddita sunt, ad humanam vitam utilia, tam per legem divinam, quam etiam per leges humanas).

5.2 La legge naturale non può essere mutata per sottrazione di qualcosa che ne è parte costituente (Alio modo intelligitur mutatio legis naturalis per modum subtractionis, ut scilicet aliquid desinat esse de lege naturali, quod prius fuit secundum legem naturalem).

Quindi la legge naturale è immutabile per quanto concerne i primi principi (Et sic quantum ad prima principia legis naturae, lex naturae est omnino immutabilis).

Per quanto concerne i precetti di secondo livello, ossia le conclusioni particolari vicine ai primi principi, la legge naturale non è modificabile e nella maggior parte dei casi deve essere sempre mantenuto come retto ciò che la legge naturale prescrive (Quantum autem ad secunda praecepta, quae diximus esse quasi quasdam proprias conclusiones propinquas primis principiis, sic lex naturalis non immutatur quin ut in pluribus rectum sit semper quod lex naturalis habet).

La legge naturale tuttavia può essere modificata in qualche particolare e raro caso, per qualche causa speciale che impedisce l’osservanza dei suoi precetti (Potest tamen immutari in aliquo particulari, et in paucioribus, propter aliquas speciales causas impedientes observantiam talium praeceptorum).

Una cosa può essere di diritto naturale in due modi (aliquid dicitur esse de iure naturali dupliciter):

In quanto la natura inclina ad agire in un certo modo, ad esempio “non bisogna fare del male agli altri” (Uno modo, quia ad hoc natura inclinat, sicut non esse iniuriam alteri faciendam).

In quanto la natura non induce a fare il contrario, ad esempio possiamo dire che l’uomo è nudo per diritto naturale, perché la natura non gli ha dato i vestiti, che sono una invenzione umana (Alio modo, quia natura non induxit contrarium, sicut possemus dicere quod hominem esse nudum est de iure naturali, quia natura non dedit ei vestitum, sed ars adinvenit).

In questo secondo modo possiamo dire che sia di diritto naturale il possesso comune di tutte le cose e la identica libertà di tutti, perché la distinzione dei possedimenti e la condizione di servitù non sono derivate dalla natura, ma dalla ragione degli uomini per l’utilità della vita umana (Et hoc modo communis omnium possessio, et omnium una libertas, dicitur esse de iure naturali, quia scilicet distinctio possessionum et servitus non sunt inductae a natura, sed per hominum rationem, ad utilitatem humanae vitae).

6. Se la legge naturale possa essere eliminata dalla mente degli uomini

Relativamente ai principi comuni, la legge naturale in nessun modo può essere eliminata completamente dal cuore degli uomini (Quantum ergo ad illa principia communia, lex naturalis nullo modo potest a cordibus hominum deleri in universali).

Tuttavia la legge naturale può essere cancellata dal cuore degli uomini in una particolare situazione. In quanto la ragione viene impedita nell’applicazione di un principio generale ad un caso particolare a causa della concupiscenza o di qualche altra passione (Deletur tamen in particulari operabili, secundum quod ratio impeditur applicare commune principium ad particulare operabile, propter concupiscentiam vel aliquam aliam passionem).

Relativamente ai precetti secondari, la legge naturale può essere cancellata dal cuore degli uomini, sia per le cattive persuasioni, sia per le consuetudini cattive o gli habitus corrotti. Ad esempio presso alcuni i furti non sono ritenuti peccati, e nemmeno i vizi contro natura (Quantum vero ad alia praecepta secundaria, potest lex naturalis deleri de cordibus hominum, vel propter malas persuasiones; vel etiam propter pravas consuetudines et habitus corruptos; sicut apud quosdam non reputabantur latrocinia peccata, vel etiam vitia contra naturam).


La legge umana (Q. 95)

1. Utilità della legge umana

Nell’uomo esiste una certa inclinazione verso la virtù, ma per raggiungere la perfezione della virtù è necessario che l’uomo sia sostenuto da qualche forma di disciplina (homini naturaliter inest quaedam aptitudo ad virtutem; sed ipsa virtutis perfectio necesse est quod homini adveniat per aliquam disciplinam).

L’uomo non è in grado di provvedere a se stesso una adeguata disciplina (Ad hanc autem disciplinam non de facili invenitur homo sibi sufficiens).

E quindi è necessario che gli uomini, per divenire virtuosi, siano sostenuti da una disciplina fornita da qualcun altro (Et ideo oportet quod huiusmodi disciplinam, per quam ad virtutem perveniatur, homines ab alio sortiantur).

Ora per alcuni, come i giovani che sono inclini agli atti di virtù per una buona disposizione naturale, o per la consuetudine, o per grazia divina, sono sufficienti le ammonizioni paterne (Et quidem quantum ad illos iuvenes qui sunt proni ad actus virtutum, ex bona dispositione naturae, vel consuetudine, vel magis divino munere, sufficit disciplina paterna, quae est per monitiones).

Ma coloro che sono violenti e inclini al vizio non possono essere mossi solo dalle parole; è necessario che siano allontanati dal male con la forza e con il timore (Sed quia inveniuntur quidam protervi et ad vitia proni, qui verbis de facili moveri non possunt; necessarium fuit ut per vim et metum cohiberentur a malo).

In tal modo desistendo dal fare il male renderanno la vita più tranquilla agli altri (ut saltem sic male facere desistentes, et aliis quietam vitam redderent).

Inoltre loro stessi attraverso la consuetudine saranno indotti a fare volontariamente ciò che prima erano costretti a fare per paura e quindi a diventare virtuosi (et ipsi tandem per huiusmodi assuetudinem ad hoc perducerentur quod voluntarie facerent quae prius metu implebant, et sic fierent virtuosi).

Una disciplina di questo tipo, che corregge tramite il timore della pena, è la disciplina che proviene dalle leggi (Huiusmodi autem disciplina cogens metu poenae, est disciplina legum).

2. Origine della legge umana

Solo una legge giusta ha valore di legge (inquantum habet de iustitia, intantum habet de virtute legis).

2.1 Nelle cose umane si dice che qualcosa è giusto dal fatto che è retto secondo la regola della ragione (In rebus autem humanis dicitur esse aliquid iustum ex eo quod est rectum secundum regulam rationis).

Ma la prima regola della ragione è la legge di natura (Rationis autem prima regula est lex naturae).

Per cui ogni legge posta dagli uomini ha forza di legge, in quanto deriva dalla legge di natura (Unde omnis lex humanitus posita intantum habet de ratione legis, inquantum a lege naturae derivatur).

Se per caso discordasse dalla legge di natura, non sarebbe legge, ma corruzione della legge (Si vero in aliquo, a lege naturali discordet, iam non erit lex sed legis corruptio).

2.2 Dalla legge naturale qualcosa può derivare in due modi: nel primo come conclusioni dai principi, nel secondo come determinazione di alcuni principi generali (Sed sciendum est quod a lege naturali dupliciter potest aliquid derivari, uno modo, sicut conclusiones ex principiis; alio modo, sicut determinationes quaedam aliquorum communium).

Alcune cose sono derivate dai principi primi della legge naturale come conclusioni, ad esempio il precetto che “non si deve uccidere può essere derivato come conclusione dal principio che “non deve essere fatto del male a nessuno” (Derivantur ergo quaedam a principiis communibus legis naturae per modum conclusionum, sicut hoc quod est non esse occidendum, ut conclusio quaedam derivari potest ab eo quod est nulli esse malum faciendum).

Altre cose sono derivate dai principi per modo di determinazione. Ad esempio la legge di natura stabilisce che colui che pecca debba essere punito, ma con quale pena debba essere punito è una determinazione della legge di natura (Quaedam vero per modum determinationis, sicut lex naturae habet quod ille qui peccat, puniatur; sed quod tali poena puniatur, hoc est quaedam determinatio legis naturae).

Quelle cose che sono stabilite come conclusioni sono contenute nella legge umana non solo come leggi poste dall’uomo, ma hanno anche una forza che deriva dalla legge naturale (Sed ea quae sunt primi modi, continentur lege humana non tanquam sint solum lege posita, sed habent etiam aliquid vigoris ex lege naturali).

Quelle cose che sono stabilite come determinazioni hanno la sola forza che deriva loro dalla legge umana (Sed ea quae sunt secundi modi, ex sola lege humana vigorem habent).

3. Qualità della legge umana

Tre sono gli elementi che caratterizzano la legge umana:

– che sia in armonia con la religione, in quanto proporzionata alla legge divina (quod religioni congruat, inquantum scilicet est proportionata legi divinae)

– che sia in accordo con la disciplina, in quanto proporzionata alla legge di natura (quod disciplinae conveniat, inquantum est proportionata legi naturae)

– che favorisca la salute pubblica, in quanto proporzionata alla utilità degli uomini (quod saluti proficiat, inquantum est proportionata utilitati humanae).

3.1 La disciplina umana dipende in primo luogo dall’ordine della ragione, per cui si dice che una legge è giusta (Attenditur enim humana disciplina primum quidem quantum ad ordinem rationis, qui importatur in hoc quod dicitur iusta).

3.2 La disciplina umana dipende in secondo luogo dalla facoltà di coloro che agiscono (Secundo, quantum ad facultatem agentium). Infatti la disciplina umana:

deve essere conveniente a ciascuno secondo le sue capacità, tenendo conto delle possibilità della natura (Debet enim esse disciplina conveniens unicuique secundum suam possibilitatem, observata etiam possibilitate naturae)

e deve essere secondo le consuetudini umane; un uomo non può vivere da solo nella società, senza preoccuparsi degli altri (et secundum humanam consuetudinem; non enim potest homo solus in societate vivere, aliis morem non gerens).

3.3 La disciplina umana in terzo luogo, per quanto concerne le dovute circostanze, deve essere conveniente al luogo e al tempo (Tertio, quantum ad debitas circumstantias, dicit, loco temporique conveniens).

4. Divisioni della legge umana

4.1 La legge umana è derivata dalla legge di natura (Est enim primo de ratione legis humanae quod sit derivata a lege naturae).

In base a questa origine il diritto positivo si divide in diritto delle genti e diritto civile (Et secundum hoc dividitur ius positivum in ius gentium et ius civile).

4.1.1 Al diritto delle genti appartengono tutte quelle cose che derivano dalla legge naturale come conclusioni dai principi (Nam ad ius gentium pertinent ea quae derivantur ex lege naturae sicut conclusiones ex principiis).

Ad esempio gli acquisti e le vendite giuste, e le altre cose di questo tipo, senza le quali gli uomini non potrebbero vivere insieme; e la vita comune appartiene alla legge di natura perché l’uomo è naturalmente un animale sociale (ut iustae emptiones, venditiones, et alia huiusmodi, sine quibus homines ad invicem convivere non possent; quod est de lege naturae, quia homo est naturaliter animal sociale).

4.1.2 Al diritto civile appartengono quelle cose che derivano dalla legge naturale come determinazioni particolari, ed in base ad esso ogni stato determina ciò che gli è più adatto (Quae vero derivantur a lege naturae per modum particularis determinationis, pertinent ad ius civile, secundum quod quaelibet civitas aliquid sibi accommodum determinat).

4.2 La legge umana è ordinata al bene comune dello stato (Secundo est de ratione legis humanae quod ordinetur ad bonum commune civitatis).

In base a questo ordinamento la legge umana può essere divisa secondo la diversità di coloro che danno in modo particolare la loro opera per il bene comune (Et secundum hoc lex humana dividi potest secundum diversitatem eorum qui specialiter dant operam ad bonum commune).

Ad esempio i sacerdoti, che pregano Dio per il popolo; i sovrani, che governano il popolo; e i soldati che combattono per la salvezza del popolo (sicut sacerdotes, pro populo Deum orantes; principes, populum gubernantes; et milites, pro salute populi pugnantes).

E perciò legislazioni speciali sono approntate per questi particolari uomini (Et ideo istis hominibus specialia quaedam iura aptantur).

4.3 La legge umana è stabilita da chi governa lo stato (Tertio est de ratione legis humanae ut instituatur a gubernante communitatem civitatis, sicut supra dictum est).

In base al legislatore le leggi umane si distinguono secondo i diversi regimi delle città (Et secundum hoc distinguuntur leges humanae secundum diversa regimina civitatum).

4.3.1 Si ha la monarchia, quando lo stato è governato da uno solo; in questo caso si hanno le costituzioni dei principi (Quorum unum est regnum, quando scilicet civitas gubernatur ab uno, et secundum hoc accipiuntur constitutiones principum).

4.3.2 Un altro regime è la aristocrazia, ossia il governo delle persone migliori, gli ottimati; in questo caso si hanno i responsi dei prudenti, ed anche i senato-consulti (Aliud vero regimen est aristocratia, idest principatus optimorum, vel optimatum, et secundum hoc sumuntur responsa prudentum, et etiam senatusconsulta).

4.3.3 Un altro regime è l’oligarchia, ossia il governo di pochi ricchi e potenti; in questo caso si ha il diritto pretorio, detto anche onorario (Aliud regimen est oligarchia, idest principatus paucorum divitum et potentum, et secundum hoc sumitur ius praetorium, quod etiam honorarium dicitur).

4.3.4 Un altro è il regime del popolo, che è denominato democrazia; in questo caso si hanno i plebisciti (Aliud autem regimen est populi, quod nominatur democratia, et secundum hoc sumuntur plebiscita).

4.3.5 Un altro regime ancora è il tirannico, che è completamente corrotto, dal quale non deriva alcuna legge (Aliud autem est tyrannicum, quod est omnino corruptum, unde ex hoc non sumitur aliqua lex).

4.3.6 Esiste anche un regime misto, che è ottimo; in questo caso la legge è ciò che gli anziani decidono insieme con il popolo (Est etiam aliquod regimen ex istis commixtum, quod est optimum, et secundum hoc sumitur lex, quam maiores natu simul cum plebibus sanxerunt).

4.4 La legge umana è direttiva degli atti umani (Quarto vero de ratione legis humanae est quod sit directiva humanorum actuum).

In base a questa caratteristica, le leggi si distinguono in riferimento all’oggetto di cui trattano, e a volte prendono nome dagli autori della legge (Et secundum hoc, secundum diversa de quibus leges feruntur, distinguuntur leges, quae interdum ab auctoribus nominantur).

Ad esempio si dice “legge Iulia sugli adulteri”, “legge Cornelia sugli omicidi”, e così via, non in riferimento agli autori, ma in riferimento alle cose di cui trattano (sicut distinguitur lex Iulia de adulteriis, lex Cornelia de sicariis, et sic de aliis, non propter auctores, sed propter res de quibus sunt).


Potere della legge umana (Q. 96)

1. Se la legge umana debba essere in generale o su casi particolari

Il fine della legge è il bene comune, perché, come afferma Isidoro di Siviglia, “la legge deve essere stabilita non per l’interesse privato, ma per l’utilità comune dei cittadini” (Finis autem legis est bonum commune, quia, ut Isidorus dicit, in libro Etymol., “nullo privato commodo, sed pro communi utilitate civium lex debet esse conscripta“).

Per cui è necessario che le leggi umane siano proporzionate al bene comune (Unde oportet leges humanas esse proportionatas ad bonum commune).

Ma il bene comune è costituito da molte cose (Bonum autem commune constat ex multis).

E quindi è necessario che la legge riguardi molte cose, sia riguardo alle persone, sia riguardo alle attività e sia riguardo ai tempi (Et ideo oportet quod lex ad multa respiciat, et secundum personas, et secundum negotia, et secundum tempora).

Infatti:

– la comunità statale è costituita da molte persone (Constituitur enim communitas civitatis ex multis personis);

– ed il bene della comunità viene procurato tramite molteplici azioni (et eius bonum per multiplices actiones procuratur);

– e la comunità statale non è istituita per durare poco tempo, ma per durare attraverso la successione dei cittadini (nec ad hoc solum instituitur quod aliquo modico tempore duret, sed quod omni tempore perseveret per civium successionem).

2. Se la legge umana debba reprimere tutti i vizi

Le leggi devono essere imposte agli uomini tenendo conto della loro condizione, poiché, come dice Isidoro di Siviglia, “la legge deve essere possibile e secondo la natura e secondo la consuetudine della patria” (leges imponantur hominibus secundum eorum conditionem, quia, ut Isidorus dicit, Lex debet esse possibilis et secundum naturam, et secundum consuetudinem patriae).

La legge umana viene stabilita per la moltitudine degli uomini, la maggior parte dei quali è costituita da uomini non perfetti per virtù (Lex autem humana ponitur multitudini hominum, in qua maior pars est hominum non perfectorum virtute).

E quindi tutti i vizi, dai quali si astengono i virtuosi, non sono proibiti dalla legge umana, ma solo i più gravi, dai quali è possibile che la maggior parte della moltitudine si astenga (Et ideo lege humana non prohibentur omnia vitia, a quibus virtuosi abstinent; sed solum graviora, a quibus possibile est maiorem partem multitudinis abstinere).

E principalmente quelle cose che sono a danno degli altri, senza la proibizione delle quali la società umana non potrebbe conservarsi (et praecipue quae sunt in nocumentum aliorum, sine quorum prohibitione societas humana conservari non posset).

Ad esempio sono proibiti dalla legge umana gli omicidi e i furti e le altre cose di questo tipo (sicut prohibentur lege humana homicidia et furta et huiusmodi).

3. Se la legge umana debba ordinare tutti gli atti di virtù

Non esiste alcuna virtù dei cui atti la legge non possa trattare (nulla virtus est de cuius actibus lex praecipere non possit).

Tuttavia la legge umana non tratta di tutti gli atti di tutte le virtù, ma solo di quelli che sono relativi al bene comune (Non tamen de omnibus actibus omnium virtutum lex humana praecipit, sed solum de illis qui sunt ordinabiles ad bonum commune):

– o immediatamente, come le cose che si fanno direttamente per il bene comune (vel immediate, sicut cum aliqua directe propter bonum commune fiunt);

– o mediatamente, come le cose che vengono ordinate dal legislatore come pertinenti ad una buona disciplina, tramite la quale i cittadini sono formati allo scopo di mantenere il bene della giustizia e della pace (vel mediate, sicut cum aliqua ordinantur a legislatore pertinentia ad bonam disciplinam, per quam cives informantur ut commune bonum iustitiae et pacis conservent).

4. Se la legge umana obblighi in coscienza

Le leggi fatte dall’uomo o sono giuste o ingiuste (leges positae humanitus vel sunt iustae, vel iniustae).

4.1 Se le leggi umane sono giuste hanno la forza di obbligare in coscienza dalla legge eterna, dalla quale derivano (Si quidem iustae sint, habent vim obligandi in foro conscientiae a lege aeterna, a qua derivantur)

Le leggi si dicono giuste (Dicuntur autem leges iustae):

a) in base al fine, quando sono dirette al bene comune (et ex fine, quando scilicet ordinantur ad bonum commune)

b) in base all’autore, quando la legge emessa non eccede la potestà del legislatore (et ex auctore, quando scilicet lex lata non excedit potestatem ferentis)

c) in base alla forma, quando si utilizza un criterio di proporzionalità nell’imporre degli oneri ai sudditi in vista del bene comune (et ex forma, quando scilicet secundum aequalitatem proportionis imponuntur subditis onera in ordine ad bonum commune).

Poiché il singolo uomo è parte della moltitudine, ogni uomo, per ciò che è e che ha, appartiene alla moltitudine, come qualunque parte, per ciò che è, appartiene al tutto (Cum enim unus homo sit pars multitudinis, quilibet homo hoc ipsum quod est et quod habet, est multitudinis, sicut et quaelibet pars id quod est, est totius).

Per cui anche la natura provoca un qualche danno alla parte per salvare il tutto (Unde et natura aliquod detrimentum infert parti, ut salvet totum).

E sotto questo aspetto le leggi di questo tipo, che portano oneri in modo proporzionale, sono giuste, e obbligano in coscienza, e sono leggi legali (Et secundum hoc, leges huiusmodi, onera proportionabiliter inferentes, iustae sunt, et obligant in foro conscientiae, et sunt leges legales).

4.2 Le leggi sono ingiuste in due modi (Iniustae autem sunt leges dupliciter).

4.2.1 Nel primo modo le leggi sono ingiuste in quanto contrarie al bene degli uomini, in contrasto con quanto detto precedentemente (Uno modo, per contrarietatem ad bonum humanum, e contrario praedictis),

a) o in base al fine, come qualche autorità che impone delle leggi onerose ai sudditi senza che siano finalizzate alla utilità comune, e indirizzate invece alla propria cupidità o gloria (vel ex fine, sicut cum aliquis praesidens leges imponit onerosas subditis non pertinentes ad utilitatem communem, sed magis ad propriam cupiditatem vel gloriam)

b) oppure in base all’autore, come quando qualcuno impone una legge che va oltre il potere che gli è stato concesso (vel etiam ex auctore, sicut cum aliquis legem fert ultra sibi commissam potestatem)

c) o in base alla forma, quando oneri ineguali sono stati imposti alla moltitudine, anche se indirizzati al bene comune (vel etiam ex forma, puta cum inaequaliter onera multitudini dispensantur, etiam si ordinentur ad bonum commune).

E cose di questo tipo sono più violenze che leggi (Et huiusmodi magis sunt violentiae quam leges).

Per cui tali leggi non obbligano in coscienza, se non per evitare lo scandalo e la perturbazione; per questo fine anche l’uomo deve cedere il suo diritto (Unde tales leges non obligant in foro conscientiae, nisi forte propter vitandum scandalum vel turbationem, propter quod etiam homo iuri suo debet cedere)

4.2.2 In un secondo modo le leggi possono essere ingiuste per contrarietà al bene divino, come le leggi dei tiranni che inducono alla idolatria, o a qualunque altra cosa contraria alla legge divina (Alio modo leges possunt esse iniustae per contrarietatem ad bonum divinum, sicut leges tyrannorum inducentes ad idololatriam, vel ad quodcumque aliud quod sit contra legem divinam).

E tali leggi in nessun modo è lecito osservare (Et tales leges nullo modo licet observare).

5. Se tutti gli uomini siano sottomessi alla legge umana

5.1 L’uomo può essere soggetto alla legge come ciò che è regolato alla regola (sicut regulatum regulae).

Ed in questo modo tutti coloro che sono sottoposti ad una autorità sono sottoposti alla legge che è stabilita da chi ha l’autorità (Et hoc modo omnes illi qui subduntur potestati, subduntur legi quam fert potestas).

Ma può avvenire che qualcuno non sia sottomesso all’autorità, e questo accade in due casi (Quod autem aliquis potestati non subdatur, potest contingere dupliciter).

a) Nel primo caso perché qualcuno è semplicemente al di fuori dalla soggezione di quella autorità (Uno modo, quia est simpliciter absolutus ab eius subiectione).

b) Nel secondo caso in quanto qualcuno dipende da una legge superiore (Alio modo, secundum quod regitur superiori lege).

5.2 L’uomo può essere soggetto alla legge come il coatto rispetto a chi costringe (Alio vero modo dicitur aliquis subdi legi sicut coactum cogenti).

In questo modo gli uomini virtuosi e giusti non sono soggetti alla legge, ma solo i cattivi (Et hoc modo homines virtuosi et iusti non subduntur legi, sed soli mali).

Infatti ciò che è coatto e violento è contrario alla volontà (Quod enim est coactum et violentum, est contrarium voluntati). Ma la volonta dei buoni concorda con la legge, mentre quella dei cattivi ne è discorde (Voluntas autem bonorum consonat legi, a qua malorum voluntas discordat). E perciò secondo questo aspetto i buoni non sono soggetti alla legge, ma solo i cattivi (Et ideo secundum hoc boni non sunt sub lege, sed solum mali).

6. Se coloro che sono sottomessi alla legge umana possano agire oltre la lettera della legge

Accade spesso che qualcosa che deve essere osservato per la salvezza comune sia utile nella maggior parte dei casi, ma che in alcuni casi sia massimamente nocivo (Contingit autem multoties quod aliquid observari communi saluti est utile ut in pluribus, quod tamen in aliquibus casibus est maxime nocivum).

Poiché il legislatore non può prevedere tutti i casi singoli, egli propone la legge in relazione a quelle cose che accadono più frequentemente, avendo in mente l’utilità comune (Quia igitur legislator non potest omnes singulares casus intueri, proponit legem secundum ea quae in pluribus accidunt, ferens intentionem suam ad communem utilitatem).

Per cui se emerge un caso in cui l’osservanza della legge sia dannosa alla salvezza comune, la legge non deve essere osservata (Unde si emergat casus in quo observatio talis legis sit damnosa communi saluti, non est observanda).

Tuttavia bisogna considerare che se l’osservanza letterale della legge non comporta un immediato pericolo, a cui è necessario opporsi subito, non spetta a chiunque interpretare ciò che sia utile o inutile allo stato, ma solo alle autorità, che per casi di questo tipo hanno il potere di dispensare dalla legge (Sed tamen hoc est considerandum, quod si observatio legis secundum verba non habeat subitum periculum, cui oportet statim occurri, non pertinet ad quemlibet ut interpretetur quid sit utile civitati et quid inutile, sed hoc solum pertinet ad principes, qui propter huiusmodi casus habent auctoritatem in legibus dispensandi).

Se invece il pericolo è improvviso, e non è possibile alcun ritardo nell’attesa di un ricorso ad un superiore, la stessa necessità comporta la dispensa, perché la necessità non è sottoposta alla legge (Si vero sit subitum periculum, non patiens tantam moram ut ad superiorem recurri possit, ipsa necessitas dispensationem habet annexam, quia necessitas non subditur legi).


Cambiamenti della legge umana (Q. 97)

1. Se la legge umana possa essere cambiata

La legge umana può essere giustamente cambiata per una duplice causa: la prima dalla parte della ragione, la seconda dalla parte degli uomini, i cui atti sono regolati dalla legge (Et secundum hoc duplex causa potest esse quod lex humana iuste mutetur, una quidem ex parte rationis; alia vero ex parte hominum, quorum actus lege regulantur).

a) Dalla parte della ragione, perché alla ragione umana sembra naturale che si pervenga gradualmente al perfetto dall’imperfetto (Ex parte quidem rationis, quia humanae rationi naturale esse videtur ut gradatim ab imperfecto ad perfectum perveniat).

Infatti coloro che per primi intesero trovare qualcosa di utile alla comunità degli uomini, non essendo in grado di considerare tutte le cose da soli, stabilirono alcune cose imperfette e mancanti sotto molti aspetti. I successori mutarono quelle cose, istituendo alcune cose mancanti sotto meno aspetti rispetto alla comune utilità (Nam primi qui intenderunt invenire aliquid utile communitati hominum, non valentes omnia ex seipsis considerare, instituerunt quaedam imperfecta in multis deficientia quae posteriores mutaverunt, instituentes aliqua quae in paucioribus deficere possent a communi utilitate).

b) Dalla parte degli uomini, i cui atti sono regolati dalla legge, la legge può essere mutata rettamente per il cambiamento delle condizioni degli uomini, ai quali competono cose diverse in base alle loro diverse condizioni (Ex parte vero hominum, quorum actus lege regulantur, lex recte mutari potest propter mutationem conditionum hominum, quibus secundum diversas eorum conditiones diversa expediunt).

2. Se la legge umana debba sempre essere cambiata, quando è possibile migliorarla

Il cambiamento della legge, considerato in sé, comporta un certo danno alla salvezza comune (Habet autem ipsa legis mutatio, quantum in se est, detrimentum quoddam communis salutis).

Perché, per quanto concerne l’osservanza delle leggi, è importante la consuetudine. Infatti quelle cose che si fanno contro la comune consuetudine, anche se sono più leggere in se stesse, sembrano più pesanti (Quia ad observantiam legum plurimum valet consuetudo, intantum quod ea quae contra communem consuetudinem fiunt, etiam si sint leviora de se, graviora videantur).

Quindi quando si muta la legge, diminuisce la forza costrittiva della legge, in quanto si elimina la consuetudine (Unde quando mutatur lex, diminuitur vis constrictiva legis, inquantum tollitur consuetudo).

E allora la legge umana non deve essere mutata, se non sia compensato in qualche modo il danno provocato al bene comune dallo stesso mutamento (Et ideo nunquam debet mutari lex humana, nisi ex aliqua parte tantum recompensetur communi saluti, quantum ex ista parte derogatur).

Questa compensazione accade (Quod quidem contingit):

– o per qualche massima ed evidentissima utilità proveniente dalla nuova legge (vel ex hoc quod aliqua maxima et evidentissima utilitas ex novo statuto provenit)

– o dal fatto che c’è una massima necessità, poiché la legge consueta:

– o contiene una manifesta iniquità

– o la sua osservanza è molto nociva (vel ex eo quod est maxima necessitas, ex eo quod lex consueta aut manifestam iniquitatem continet, aut eius observatio est plurimum nociva).

3. Se la legge umana possa essere abolita dalla consuetudine e se la consuetudine possa ottenere forza di legge

Come la ragione e la volontà dell’uomo si manifestano con le parole sulle cose da fare, così anche si manifestano con i fatti, infatti ognuno sembra scegliere come bene ciò che compie con le opere (Sicut autem ratio et voluntas hominis manifestantur verbo in rebus agendis, ita etiam manifestantur facto, hoc enim unusquisque eligere videtur ut bonum, quod opere implet).

È noto che la legge può essere mutata ed esposta per mezzo della parola umana, in quanto manifesta il moto interiore e il concetto della ragione umana (Manifestum est autem quod verbo humano potest et mutari lex, et etiam exponi, inquantum manifestat interiorem motum et conceptum rationis humanae).

Quindi la legge può anche essere mutata, ed esposta, mediante gli atti, molte volte ripetuti, che costituiscono una consuetudine (Unde etiam et per actus, maxime multiplicatos, qui consuetudinem efficiunt, mutari potest lex, et exponi).

E può anche essere causato qualcosa che ottenga forza di legge, in quanto, tramite gli atti esteriori ripetuti, il moto della volontà e il concetto della ragione viene dichiarato in modo efficacissimo (et etiam aliquid causari quod legis virtutem obtineat, inquantum scilicet per exteriores actus multiplicatos interior voluntatis motus, et rationis conceptus, efficacissime declaratur).

Infatti quando qualcosa si ripete molte volte, sembra provenire da un deliberato giudizio della ragione (cum enim aliquid multoties fit, videtur ex deliberato rationis iudicio provenire).

E per questo la consuetudine ha forza di legge, e abolisce la legge, ed è interprete delle leggi (Et secundum hoc, consuetudo et habet vim legis, et legem abolet, et est legum interpretatrix).

4. Se la legge umana possa essere mutata per dispensa delle autorità

Accade a volte che qualche precetto, che è per il bene della moltitudine nella maggior parte dei casi, non sia conveniente ad una persona, o ad una situazione determinata, perché impedirebbe qualcosa di migliore, oppure comporterebbe qualche male (Contingit autem quandoque quod aliquod praeceptum quod est ad commodum multitudinis ut in pluribus, non est conveniens huic personae, vel in hoc casu, quia vel per hoc impediretur aliquid melius, vel etiam induceretur aliquod malum).

Ma sarebbe pericoloso lasciare questo al giudizio di chiunque, se non forse nel caso di un pericolo improvviso ed evidente (Periculosum autem esset ut hoc iudicio cuiuslibet committeretur, nisi forte propter evidens et subitum periculum, ut supra dictum est).

E perciò colui che ha il potere di governare la moltitudine, ha il potere di dispensare dalla legge umana in quelle cose che dipendono dalla sua autorità: al fine di concedere il permesso di non osservare il precetto della legge, alle persone e nei casi in cui la legge viene meno al suo obiettivo (Et ideo ille qui habet regere multitudinem, habet potestatem dispensandi in lege humana quae suae auctoritati innititur, ut scilicet in personis vel casibus in quibus lex deficit, licentiam tribuat ut praeceptum legis non servetur).

Ma se senza questa ragione, per sola volontà, concederà il permesso, non sarà fedele nella dispensazione, o sarà imprudente. Infedele se non tiene conto del bene comune; imprudente se ignora il motivo della dispensa (Si autem absque hac ratione, pro sola voluntate, licentiam tribuat, non erit fidelis in dispensatione, aut erit imprudens, infidelis quidem, si non habeat intentionem ad bonum commune; imprudens autem, si rationem dispensandi ignoret).


 

Riferimenti bibliografici:

Kluxen Wolfgang
L’etica filosofica di Tommaso d’Aquino

Vita e Pensiero

Pizzorni Reginaldo
Diritto, etica e religione. Il fondamento metafisico del diritto secondo S. Tommaso d’Aquino

ESD

Pizzorni Reginaldo
Il diritto naturale dalle origini a S. Tommaso d’Aquino

ESD

Pizzorni Reginaldo
La filosofia del diritto secondo S. Tommaso d’Aquino

ESD

Tommaso d’Aquino
Commenti a Boezio

Bompiani

Tommaso d’Aquino
Il male

Bompiani

Tommaso d’Aquino
Il male e la libertà

Rizzoli

Tommaso d’Aquino
L’ente e l’essenza

Bompiani

Tommaso d’Aquino
Sulla verità

Bompiani

Tommaso d’Aquino
Summa theologiae

San Paolo Edizioni

Tommaso d’Aquino
Unità dell’intelletto

Bompiani

Tommaso d’Aquino
Vizi capitali

Rizzoli

Vanno Rovighi Sofia
Introduzione a Tommaso d’Aquino

Laterza

PRIMA PAGINA FILOSOFIA INIZIO PAGINA


MAAT FORUM


MAAT
CONOSCERE LA STORIA PER CREARE IL FUTURO
TO KNOW THE HISTORY TO CREATE THE FUTURE



 

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contatti cattolici

www. avvenire.it

http://www.osservatoreromano.it

http://www.radiomaria.it

http://www.radiovaticana.it

http://www.chiesa cattolica.it

e tutti i siti e social network ad essi connessi ………………………facebook,twitter .hotmail,google,camfrog ,ecc ecc…………………….

 

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social network

Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell’enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia.(qui il testo approvato dalla Camera dei deputati l’11 giugno 2009, poi modificato dal Senato il 10 giugno 2010; qui gli emendamenti del 6 ottobre 2011)
Sono stati proposti degli emendamenti, ma la discussione di tali modifiche (inizialmente prevista per il 12 ottobre e poi rimandata) deve ancora essere effettuata. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l’approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia.
Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale.Comunicato del 4 ottobre 2011Rassegna stampa

Rete sociale

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Schema di rete sociale

Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

L’analisi delle reti sociali, ovvero la mappatura e la misurazione delle reti sociali, può essere condotta con un formalismo matematico usando la teoria dei grafi. In generale, il corpus teorico ed i modelli usati per lo studio delle reti sociali sono compresi nella cosiddetta social network analysis.

La ricerca condotta nell’ambito di diversi approcci disciplinari ha evidenziato come le reti sociali operino a più livelli (dalle famiglie alle comunità nazionali) e svolgano un ruolo cruciale nel determinare le modalità di risoluzione di problemi e i sistemi di gestione delle organizzazioni, nonché le possibilità dei singoli individui di raggiungere i propri obiettivi.

Indice

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Le reti [modifica]

La diffusione del web e del termine social network ha creato negli ultimi anni alcune ambiguità di significato. La rete sociale è infatti storicamente, in primo luogo, una rete fisica.

Rete sociale è, ad esempio, una comunità di lavoratori, che si incontra nei relativi circoli dopolavoristici e che costituisce una delle associazioni di promozione sociale. Esempi di reti sociali sono inoltre le comunità di sportivi, attivi o sostenitori di eventi, le comunità unita da problematiche strettamente lavorative e di tutela sindacale del diritto nel lavoro, le confraternite e in generale le comunità basate sulla pratica comune di una religione e il ritrovo in chiese, templi, moschee, sinagoghe e altri luoghi di culto.

Una rete sociale si può inoltre basare su di un comune approccio educativo come nello scautismo, o nel pionierismo, di visione sociale, come nelle reti segrete della carboneria e della massoneria.

Joi Ito suggerisce inoltre che il concetto di rete sociale sia cruciale per quella che egli chiama “democrazia emergente” — il collegamento vitale tra la rete creativa di al più una dozzina di persone, le reti di potere create da religione, lingua, tribù e legami di parentela.

Numero di Dunbar [modifica]

Il numero di Dunbar, conosciuto anche come la regola dei 150, afferma che le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili sono limitate a circa 150 membri.

Questo numero è stato calcolato attraverso studi di sociologia e soprattutto di antropologia, in relazione alla dimensione massima di un villaggio (in termini più attuali meglio definibile come un ecovillaggio). Nella psicologia evoluzionista viene teorizzato che il numero potrebbe costituire una sorta di limite per l’abilità media degli esseri umani di riconoscere dei membri e tenere traccia degli avvenimenti emotivi di tutte le persone di un gruppo. Altre spiegazioni poggiano su valutazioni più economiche e al bisogno dei gruppi di individuare gli elementi parassitari o disfunzionali, in quanto gruppi più grandi tenderebbero a facilitare la presenza di ingannatori o bugiardi.

Densità di una rete [modifica]

Una rete sociale, esprimibile sempre mediante un grafo, è caratterizzata da una sua propria densità. Se con i nodi di un determinato grafo si identificano gli individui e con gli archi i legami che tra di essi si instaurano, allora la densità di una rete può rendere un’idea di quanto sia efficiente l’interscambio relazionale tra i vari elementi della rete stessa. Se tutti gli elementi della rete instaurassero tra loro dei legami allora le densità della rete sarebbe pari ad uno, diversamente, nel caso in cui gli elementi della rete non comunicassero tra loro, la densità della rete sarebbe pari a zero (assenza di comunicazione/relazione).

L’analisi delle reti sociali ha evidenziato come la struttura e la densità contribuiscano a determinarne la potenziale utilità per i singoli individui. Le reti piccole e dense possono infatti talvolta rivelarsi meno utili di reti più ampie e con la presenza di legami deboli[1]. Queste ultime si presterebbero infatti di più allo scambio di nuove idee e opportunità, favorendo in questo modo i processi di innovazione.

Le reti sociali su Internet [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Servizio di social network.

La versione di Internet delle reti sociali (Social media) è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la “regola dei 150”. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti.

Bibliografia [modifica]

  • (EN) Freeman, L.C. (2004) The Development of Social Network Analysis: A Study in the Sociology of Science. Vancouver: Empirical Press
  • (EN) Hill, R. and Dunbar, R. 2002. Social Network Size in Humans. Human Nature, Vol. 14, No. 1, pp. 53-72. pdf
  • Mazzoni, E. (2002). La Social Network Analysis a supporto delle interazioni nelle comunità virtuali per la costruzione di conoscenza TD, Vol. 35, No. 2, pp. 54-63. pdf
  • Mazzoni, E. (2007), Reti sociali e reti virtuali: la Social Network Analysis applicata alle interazioni su web. In A. Salvini (a cura di) Analisi delle reti sociali. Teorie, metodi, applicazioni. Franco Angeli Edizioni
  • (EN) Scott, J. (2000). Social Network Analysis: A Handbook 2nd Ed. Newberry Park, CA: Sage
  • (EN) Wasserman, S., & Faust, K. (1994). Social Networks Analysis: Methods and Applications. Cambridge: Cambridge University Press
  • (EN) Wellman, B. and Berkowitz, S.D. (1988). Social Structures: A Network Approach. Cambridge: Cambridge University Press
  • Corbisiero F., Social Network Analysis. Tendenze, metodi e tecniche dell’analisi relazionale Milano, Franco Angeli, 2007.
  • Salvini, A. (a cura di), Analisi delle reti sociali. Teorie, metodi, applicazioni, FrancoAngeli, Milano, 2007.
  • Salvini, A., Analisi delle reti sociali. Risorse e meccanismi, PLUS, Pisa, 2005.
  • (EN) boyd,d. m., & Ellison N.B. (2007). Social network sites: Definition, history, and scholarship. Journal of Computer- Mediated Communication, 13 (1), article 11.
  • (EN) Beer D.(2008). Social network(ing) sites..reviting the story so far: A response to danah boyd & Nicoloe Ellison. Journal of Computer- Mediated Communication 13
  • Gusmano, F. (2008), “Dimensione wireless. Internet, agire comunicativo e cosmologie del quotidiano“, Uni Service, Trento
  • Casaleggio, D. (2008). TU SEI RETE. La Rivoluzione del business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.
  • Calicchio S. (2010), “Il Fattore Network. Utilizzare le Reti Umane e Sociali per Migliorarsi in Ambito Personale, Professionale e Finanziario”, ISBN: 9788861742376, Bruno Editore, Roma

Note [modifica]

  1. ^ Vedi in particolare le opere di Mark Granovetter

Voci correlate [modifica]

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Chiesa cattolica
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Papa Benedetto XVI, vescovo di Roma e capo della Chiesa cattolica.
Basilica di San Pietro nello stato della Città del Vaticano

La Chiesa cattolica (dal greco: καθολικός, katholikòs, cioè “universale”) è la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità al vescovo di Roma, in quanto, secondo la fede cattolica, successore dell’apostolo Pietro sulla cattedra di Roma.

Il nome richiama l’universalità della Chiesa fondata da Gesù Cristo, la quale viene dichiarata sussistere nella Chiesa cattolica visibilmente organizzata, senza con ciò negare e anzi affermando la presenza di parecchi elementi di santificazione e di verità nelle altre Chiese separate da essa.[1]

Tra le Chiese cristiane, secondo le statistiche, la Chiesa cattolica conta il maggior numero di fedeli a livello mondiale,[2] con un’alta percentuale in America Latina e in Europa.

I suoi fedeli vengono chiamati cattolici.
Indice
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* 1 Chiese della piena comunione cattolica
* 2 Panoramica
* 3 Dottrina
* 4 Storia della Chiesa
* 5 Organizzazione ecclesiastica
o 5.1 Suddivisioni territoriali
o 5.2 Chiese e riti cattolici
o 5.3 L’Ordine sacro
o 5.4 Il papa
o 5.5 Istituti di Vita consacrata
o 5.6 Movimenti, associazioni e prelature
* 6 Liturgia
* 7 Culto mariano
* 8 La denominazione Chiesa cattolica romana
o 8.1 Il termine cattolico
o 8.2 Storia del nome Chiesa cattolica
o 8.3 Uso della denominazione Romana
o 8.4 Altre Chiese cattoliche
o 8.5 Altre definizioni
* 9 Diffusione nel mondo
o 9.1 Numero di appartenenti
o 9.2 Tendenze
o 9.3 Chiesa cattolica per continente
* 10 Risorse economiche
* 11 Relazioni con i cristiani di altre Chiese
* 12 Critiche alla Chiesa cattolica
* 13 Note
* 14 Bibliografia
* 15 Voci correlate
* 16 Altri progetti
* 17 Collegamenti esterni

Chiese della piena comunione cattolica

La Chiesa cattolica è costituita dalla comunione di diverse Chiese sui iuris:

* Chiesa latina, che comprende al suo interno sia il rito romano sia quello ambrosiano e altri riti, ed è la chiesa in cui il papa svolgeva anche la funzione patriarcale;
* Chiesa cattolica armena;
* Chiesa cattolica caldea e siro-malabarese
* Chiesa cattolica copta ed etiope;
* Chiesa cattolica maronita;
* Chiesa cattolica greco-melkita;
* Chiesa cattolica sira e siro-malankarese;
* Chiese greco-cattoliche:
o greca;
o italo-bizantina;
o albanese;
o ungherese;
o macedone;
o russa;
o rutena;
o bielorussa;
o ucraina;
o bulgara;
o croata;
o serbo-montenegrina;
o slovacca;
o rumena.

Panoramica
Immagine di Gesù Cristo, di cui la Chiesa si considera sposa

La Chiesa cattolica nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, 8, del concilio Vaticano II dichiara di essere «l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo apostolico, cioè il Credo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida» e dichiara che «Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui».

La Chiesa cattolica stabilisce il proprio effettivo giorno di nascita già nel mattino di Pasqua[3], quando Cristo risorto si rese manifesto alle donne e agli apostoli. Da quando gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste essa realizza l’imperativo missionario di Gesù:
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. »   (Matteo 28,19-20)

La sua diffusione fu rapida e continua in numerose aree dell’Impero romano, anche se venne riconosciuta come lecita solo nel IV secolo con l’editto di Milano di Costantino I. La sua capacità di conversione fu dovuta anche al fatto di voler manifestare la propria religione non come una credenza tribale associata a un particolare popolo o etnia (quale era ad esempio quella ebraica), ma di presentarsi come Ecclesia, comunità di credenti aperta a tutti, indipendentemente dall’appartenenza di ognuno. L’universalità del suo messaggio, tramite cui si fece interprete della legge morale naturale, le consentì di andare oltre le divisioni di classe, di razza, di sesso e di nazione.

La Chiesa cattolica esiste in forma attuale nella Chiesa retta dal vescovo di Roma, il papa, e da tutti i vescovi in comunione con lui; insegna che «il popolo di Dio restando uno e unico si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli» e per questo la «Chiesa cattolica […] tende a ricapitolare tutta l’umanità […] in Cristo capo nell’unitò del suo Spirito.»[4]

Informazioni sugli insegnamenti e l’organizzazione della Chiesa cattolica possono essere reperite nel catechismo della Chiesa cattolica, nell’Annuario pontificio, nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese orientali.
Dottrina
Il crocifisso, l’immagine di Gesù sofferente sulla croce, si è diffusa nella chiesa cattolica latina soprattutto dopo l’anno mille
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi le voci Dottrina della Chiesa cattolica, Trinità (cristianesimo) e Redenzione (religione).

La Chiesa cattolica afferma l’esistenza di un unico Dio in tre persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore dell’universo e datore della vita e di bene. L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è dotato di libero arbitrio, in grado cioè di scegliere fra il bene e il male. Dio ha progressivamente rivelato sé stesso e ha stabilito un’alleanza dapprima con il popolo d’Israele e poi attraverso Israele a tutte le genti portando l’alleanza a pieno compimento in Gesù Cristo il Messia, Figlio di Dio della stessa natura del Padre; Egli ha compiuto l’Antica Legge, e ha portato la nuova Salvezza a tutti popoli, con una nuova alleanza.
La Bibbia, che unita alla Tradizione apostolica è la fonte della Rivelazione: immagine della Bibbia di Gutenberg, la prima cattolica a stampa (Vulgata)

L’opera di Gesù Cristo prosegue nella Chiesa cattolica, guidata dallo Spirito Santo e istituita da Dio per la salvezza di tutte le genti.

La missione della Chiesa si esercita con gli insegnamenti, la preghiera, la liturgia e l’amministrazione dei sacramenti attraverso cui Dio offre in dono la grazia. Sono considerate fonti della rivelazione la Bibbia e la tradizione. Per lo sviluppo e l’esposizione della dottrina, vengono considerati autorevoli i canoni di 21 concili ecumenici, di cui i primi sette in comune con le Chiese orientali, e gli scritti dei Padri della Chiesa e il magistero ordinario, con cui il papa insegna in qualità di successore di Pietro.

Una moderna sintesi di tutta la dottrina cattolica può essere trovata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la cui ultima versione è stata redatta nel 1992 sotto papa Giovanni Paolo II da una commissione con a capo il cardinale Joseph Ratzinger, dal 2005 papa Benedetto XVI. Nel 2005 è stato pubblicato il Compendio del Catechismo, con la formula a domande e risposte per una più agile comprensione. La fede cattolica è condensata nel simbolo apostolico che riassume le principali verità del credo.
Storia della Chiesa
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi la voce Storia del cristianesimo.

Se si pone attenzione soprattutto agli svolgimenti delle istituzioni civili in Europa, e alle relazioni della Chiesa con esse, allora si distinguono convenzionalmente 4 fasi della storia della Chiesa:

* storia della Chiesa in epoca antica: dalla nascita con Gesù Cristo, fino al sorgere del Sacro Romano Impero Germanico con Carlo Magno (I-VIII secolo);
* storia della Chiesa in epoca medievale (dall’VIII al XV secolo): da Carlo Magno fino alla nascita degli stati nazionali assolutistici nel XIV-XV secolo (soprattutto Francia e Spagna);
* storia della Chiesa in epoca moderna (secoli XV-XVIII): è l’epoca dei grandi concili del XV e XVI secolo, della rottura dell’unità religiosa dell’Europa occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la Rivoluzione francese;
* storia della Chiesa in epoca contemporanea: dalla Rivoluzione francese ai nostri giorni.

Organizzazione ecclesiastica
Suddivisioni territoriali

La Chiesa cattolica è composta da tutti i suoi battezzati, e da un punto di vista territoriale è suddivisa in sedi o chiese particolari, chiamate diocesi nella Chiesa latina ed eparchie nelle Chiese orientali. Alla fine del 2004 il numero delle sedi era 2.755 (Annuario Pontificio del 2005). Le diocesi sono affidate ad un vescovo (eparca per le eparchie), che è considerato successore degli apostoli. A capo del collegio dei vescovi sta il vescovo di Roma, il papa, che è considerato il successore dell’apostolo Pietro.

Il territorio delle diocesi è suddiviso in parrocchie, rette da un parroco o da un amministratore parrocchiale. Con il concilio di Trento (XVI secolo) venne data grande importanza anche alle parrocchie rurali, mentre più anticamente erano state le pievi, raggruppamenti di paesi intorno al centro più grande della zona, a segnare la divisione delle diocesi.
Chiese e riti cattolici
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi le voci Chiesa particolare, diocesi e Chiesa sui iuris.
Patriarchi maroniti a Roma, 1906

Diversamente dalle “famiglie” o “federazioni” di Chiese formate dal riconoscimento mutuo di corpi ecclesiali distinti, la Chiesa cattolica si considera un’unica chiesa incarnata in una pluralità di chiese locali o particolari, in quanto «realtà ontologicamente e temporalmente preesistente ad ogni chiesa individuale particolare».[5]

La Chiesa cattolica riconosce grande importanza alle chiese particolari, la cui importanza teologica è stata evidenziata dal Concilio Vaticano II; il termine Chiesa particolare ha due usi distinti:

* può riferirsi ad una diocesi, che nel Decreto sulla pastorale dei vescovi Christus Dominus viene descritta come: «una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore, e da questi radunata nello Spirito Santo per mezzo del Vangelo e della eucaristia, costituisca una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica»;[6]
* oppure ad una chiesa sui iuris che si differenzia per una maggiore autonomia come riconosciuto dal concilio Vaticano II nel decreto sulle chiese cattoliche orientali Orientalium Ecclesiarum[7] che riconosce le chiese o riti particolari.

L’Ordine sacro
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi le voci Ordine sacro e Ordini minori.
Preti cattolici a Roma

La struttura ecclesiastica cattolica è organizzata secondo tre gradi del sacramento dell’ordine sacro. In ordine decrescente di pienezza essi sono:

* Vescovo, che rappresenta la successione degli apostoli;
* Presbitero (o prete, o sacerdote), collabora con il vescovo come suo sostituto;
* Diacono, collabora con il vescovo e con i presbiteri nella modalità del servizio.

Questi ordini (insieme, in passato, agli ordini minori) costituiscono nel complesso il clero.

A coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine possono poi essere conferiti altri titoli e cariche che non hanno valore sacramentale, ma onorifico o inerente all’ufficio come, ad esempio: cardinale, arcivescovo, monsignore. Lo stesso si può dire del papa che, è dal punto di vista sacramentale, un vescovo.

Ai tre gradi dell’ordine sacro corrispondono diversi munera ossia poteri quanto alla celebrazione, alla potestà di governo ed all’annuncio del Vangelo.

Il diacono svolge eminentemente funzioni di servizio nel ministero dell’altare, della parola e della carità. Può celebrare il sacramento del battesimo e del matrimonio nonché i sacramentali quali la benedizione o il rito delle esequie.

Il presbitero coopera al ministero del vescovo e ne assume alcune potestà quali la celebrazione dei sacramenti (esclusi l’ordine e la confermazione), dei sacramentali, la presidenza delle celebrazioni liturgiche, l’annuncio della parola e la potestà di governo secondo le indicazioni date dal vescovo. Tra queste la più comune è la responsabilità di una parrocchia.

Il vescovo, infine, ha la pienezza dell’ordine sacro. Amministra in prima persona tutti i sacramenti e sacramentali o può delegare altri vescovi o presbiteri, come nel caso della cresima o dell’esorcismo.
Il papa
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi le voci Papa, Primato di Pietro e Primato papale.
San Pietro, considerato il primo papa dalla Chiesa Cattolica, in un ritratto di Rubens

La Chiesa cattolica afferma che Gesù conferì all’apostolo Pietro l’autorità ultima su tutta la comunità dei suoi discepoli: secondo l’interpretazione cattolica Cristo conferì a Pietro nei pressi di Cesarea di Filippo il primato sugli altri apostoli e su tutta la Chiesa (Matteo 16,13-20) e lo riconfermò dopo la resurrezione nell’apparizione presso il lago di Tiberiade (Giovanni 21,15-19).

Il contesto del primo episodio è quello della domanda di Gesù ai discepoli riguardo alla sua identità. Alla risposta di Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù replica: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Nel secondo episodio invece Gesù chiede per tre volte a Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami?», e ogni volta alla sua risposta affermativa replica: «Pasci le mie pecorelle.»

Tali passi sono interpretati dalla Chiesa cattolica nel senso forte di un primato di insegnamento e giurisdizione su tutta la Chiesa, e sono anche interpretati a fondamento della dottrina del primato papale. Essendo stato Pietro il fondatore, o almeno il primo vescovo della Chiesa di Roma, il suo primato si trasmette al suo successore nella stessa sede, quindi al vescovo di Roma.

Il ruolo del papa è andato crescendo nel II millennio, fino a raggiungere il suo apice nel XIX secolo con la dichiarazione sull’infallibilità papale del Concilio Vaticano I.

Secondo tale dichiarazione il papa può esercitare il diritto di dare insegnamenti riguardo alla fede ed alla morale, da ritenere parte del deposito della fede, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani», e quando «definisce una dottrina circa la fede e i costumi».
La cattedra papale nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma

A partire dalla definizione dell’infallibilità del 1870, quest’ultima è stata esercitata formalmente una sola volta dai pontefici, e questo con la promulgazione del dogma dell’Assunzione di Maria da parte di papa Pio XII nel 1950. Tutti gli altri insegnamenti impartiti dai Papi negli ultimi 150 anni non sono stati formalmente definiti “dogmi”.

L’infallibilità papale ha portato alla formale accusa di eresia da parte della Chiesa cristiana ortodossa che, nel 1848, e nella figura dei Patriarchi di Costantinopoli, Alessandria e Gerusalemme, unitamente ai loro Sinodi, inviò un’enciclica a Papa Pio IX dove condannava tale dottrina come “eresia”[8] e coloro che la sostenevano come “eretici”, sulla base della convinzione che il vescovo di Roma e la sua Chiesa avrebbero abbandonato la conciliarità in favore della monarchia e del monopolio dei doni dello Spirito Santo[9].

La procedura per l’elezione del Papa e la nomina dei vescovi ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli: dai tempi moderni (Viterbo, 1271), il papa viene eletto in conclave dai cardinali, i Principi della Chiesa; a lui compete invece di nominare direttamente i membri del clero di gerarchia più elevata di rito latino, a partire dai vescovi (normalmente dopo consultazione con gli altri prelati). Nelle Chiese cattoliche orientali i vescovi vengono nominati dai rispettivi patriarchi, secondo gli usi locali.

Il papa è assistito nei suoi compiti dai cardinali. Tutti i membri della gerarchia ecclesiastica rispondono a lui ed alla Curia Romana nel suo insieme. Ogni papa continua il suo servizio fino alla morte (ciò valeva anche per gli altri vescovi fino a non molto tempo fa) o rinuncia (che è avvenuta una sola volta, con Celestino V, in tutta la storia del papato).

Il papa risiede attualmente nella Città del Vaticano, un piccolo stato indipendente situato nel centro di Roma, del quale egli è monarca assoluto, e riconosciuto dalla maggioranza della diplomazia internazionale come ambito di sovranità della Santa Sede.
Istituti di Vita consacrata
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi la voce Istituti di Vita consacrata.
Frate francescano
Suora in clausura

Nel corso dei secoli si sono sviluppate esperienze comunitarie al di fuori della diocesi, chiamati ordini religiosi, soprattutto configurate in monachesimo, ordini mendicanti fino alla nascita della prima congregazione religiosa che diventeranno via via le nuove realtà comunitarie della chiesa.

I primi, a cui si può dare la nascita in occidente con la Regola benedettina, si svilupparono in un momento di crisi (VIII – XII secolo) come tentativo di instaurare un particolare e più intimo legame con Dio. I secondi, nati durante la riforma del XII secolo si caratterizzano nelle loro diversità per la ricerca di attualizzare il messaggio cristiano nella società: tra questi i carmelitani, i francescani e i domenicani. Non sono mancate, dal XIX secolo, le Congregazioni religiose maggiormente attente ai bisogni dei giovani, degli anziani e di altre categorie sociali svantaggiate. Tra esse spiccano le comunità missionarie, con lo scopo precipuo di diffondere la fede cattolica in tutto il mondo.

Dal IV secolo in poi si ha la nascita dei vari ordini religiosi cosi divisi:

* ordini monastici: benedettini, cistercensi, trappisti, certosini, camaldolesi, ecc.
* canonici regolari: teutonici, premostratensi, crocigeri, ecc.
* ordini mendicanti: francescani, domenicani, agostiniani, trinitari, carmelitani scalzi ecc.
* chierici regolari: gesuiti, camilliani, somaschi, ecc.

Mentre per arrivare ad una congregazione religiosa si deve aspettare il XVII secolo, tra le più diffuse:

* passionisti
* salesiani
* mariani
* missionarie della carità

Le due realtà degli ordini e delle congregazioni religiose si differenziano per l’emissione dei voti: per i primi essa avviene in forma solenne, per i secondi in forma semplice; formalmente non ci sono differenze rilevanti.
Movimenti, associazioni e prelature
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi la voce Associazioni e movimenti cattolici.

Nel XX secolo ha preso avvio il fenomeno dei movimenti ecclesiali: questi sono associazioni di fedeli ispirate da un carisma particolare e che si organizzano autonomamente dalla normale gerarchia (vescovi e parroci). La differenza fra i movimenti e le associazioni è che queste ultime non sono organizzate autonomamente dalla gerarchia (come invece avviene per i movimenti), ma collaborano con essa in modo integrato e coordinato, partecipando attivamente in pressoché tutti i momenti della vita parrocchiale e diocesana. Gli aderenti ai movimenti, al contrario, hanno un calendario spesso molto fitto di eventi caratteristici del proprio movimento e celebrano fra di loro la messa domenicale, con l’effetto quindi di limitare o azzerare i contatti con la vita parrocchiale e di consentire una partecipazione quasi sempre marginale ai momenti diocesani.
Liturgia
La celebrazione dell’Eucarestia durante la Messa secondo la forma straordinaria del rito romano
Liturgia del Venerdì Santo
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi le voci Sacramenti e Liturgia delle ore.

La liturgia è il culto pubblico della Chiesa. Essa consiste nei sacramenti e nella preghiera pubblica, secondo le feste dell’anno liturgico. Le forme sono molto variate nel corso dei secoli e, fino agli anni sessanta del XX secolo, nelle Chiese cattoliche di rito romano e ambrosiano essa era celebrata in latino, ragione per cui la Chiesa cattolica occidentale era anche detta Chiesa latina. Esistono tuttora altri riti latini, conservati in alcune zone:

* il Rito ambrosiano diffuso nell’arcidiocesi di Milano e in alcuni decanati limitrofi, principale tra i riti latini a minor diffusione;
* il Rito mozarabico (principalmente nella cattedrale di Toledo, in Spagna);
* il Rito gallicano o lionese (a Lione, in Francia);
* il Rito di Braga (o bracarense) (nell’arcidiocesi di Braga, in Portogallo).

Le liturgia varia in base ai riti e alle famiglie liturgiche: il più diffuso, specialmente in occidente, è il rito latino che è anche il più seguito in Italia.

La Chiesa cattolica celebra l’eucaristia o messa in modo particolare la domenica e gli altri giorni festivi come celebrazione solenne e festosa della “resurrezione di Cristo”, considerata conseguenza diretta del suo sacrificio sul Calvario. Messe feriali sono celebrate tutti i giorni a parte il Venerdì Santo e il Sabato Santo (giorni aliturgici).

Altro pilastro della preghiera liturgica è la Liturgia delle ore (o ufficio divino), che consiste nella “consacrazione” di ore canoniche nel corso del giorno e della notte. Le principali ore sono Lodi e Vespri, rispettivamente preghiera del mattino e della sera. Le preghiere consistono principalmente in salmi. Possono essere aggiunti da uno a tre periodi di preghiera intermedi (Terza, Sesta e Nona) e un’altra preghiera dopo il tramonto (Compieta), ed un altro periodo variabile dedicato principalmente a letture dalla Bibbia o a padri della Chiesa. Come per la messa, la liturgia delle ore ha ispirato importanti composizioni musicali dal canto gregoriano alla polifonia, fino alle complesse orchestrazioni dell’età barocca.
Culto mariano
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi la voce Mariologia.
La Madonna, che è vista spesso come immagine stessa della Chiesa che in sé custodisce Gesù

La Chiesa cattolica è stata anche il primo e più vasto centro di culto verso Maria, la Madre di Gesù. Il culto di Maria è presente nella liturgia della Chiesa fin dalle origini, sia come oggetto di venerazione in se stesso, sia come elemento potentissimo di intercessione presso Gesù Cristo. Oltre a ciò, Maria è vista anche come modello di imitazione.[10]

Dal punto di vista storico, la sua opera di mediazione tra Dio e l’umanità si spiega con l’investitura che ricevette da Gesù sulla croce, quando venne “donata” agli uomini per farli sentire più vicini a Lui. Soprattutto dopo l’ascensione di Gesù, Maria rimase il punto di riferimento per la comunità dei credenti appena sorta, preservandone l’unità di fronte alle nuove sfide e alle potenziali discordie che caratterizzarono la primissima era cristiana. Il culto verso la Beata Vergine andò poi aumentando fino a quando si arrivò a una notevole diffusione dopo il concilio di Efeso (431), che la riconobbe ufficialmente come “Madre di Dio” (Theotókos).

Nell’Esortazione Marialis Cultus di Papa Paolo VI del 1974 al culto di Maria vengono date le seguenti indicazioni: esso deve attingere il più possibile alle Sacre Scritture, va collocato nel ciclo annuale delle liturgie ecclesiastiche, ha un orientamento ecumenico (volto cioè a promuovere l’unità dei cristiani), e guarda a Maria come a un modello di vergine, di madre e di sposa. Nell’Esortazione sono presenti anche descrizioni e suggerimenti circa la preghiera del Santo Rosario, uno dei principali esercizi attraverso cui la Chiesa manifesta la propria devozione a Maria; sul Rosario è tornato Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 2002 per aggiungere ai quindici tradizionali misteri della gioia, del dolore e della gloria, cinque «misteri della luce» riguardanti la vita pubblica di Gesù (Battesimo, Nozze di Cana, Predicazione del Regno, Trasfigurazione, Istituzione dell’Eucaristia). Giovanni Paolo II nel 1986 ha anche fatto pubblicare un nuovo messale comprendente messe specifiche da dedicare alla Beata Vergine.
La denominazione Chiesa cattolica romana

Per comprendere la denominazione “Chiesa cattolica”, occorre dapprima chiarire cosa si intenda per “cattolico”.
Il termine cattolico

Tre sono i significati principali del termine “cattolico”: etimologico, confessionale, teologico.

* Etimologicamente, il termine “cattolico” viene dal greco καθολικός, che significa propriamente “completo”, “tutto insieme”. Questo è il significato primo del termine, così come viene esplicitato nel Credo niceno: “Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica…”. Con ciò, tutti i cristiani credono che la chiesa sia “universale”, ossia chiamata dal suo Fondatore alla diffusione universale del messaggio,
* Con le separazioni in seno alla Chiesa cristiana originaria, separazioni avvenute già nei primi secoli, ma poi inaspritesi con la separazione dall’Oriente cristiano (1054) e con la Riforma protestante del XVI secolo, il termine “cattolico” ha assunto un significato “confessionale”, ad indicare quella parte della Chiesa cristiana, fedele al Vescovo e Papa di Roma, e che riconosce in lui l’autorità suprema della Chiesa.
* Ciò non toglie che molte confessioni cristiane utilizzano il termine “cattolico” in riferimento a sé stesse in rapporto alla Chiesa universale, dando tuttavia al termine significati teologici differenti.

Il termine compare per la prima volta con Ignazio di Antiochia (I sec.) che si rivolge alla comunità di Smirne: «Là dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica» (Ad Smyrnaeos, 8).
Storia del nome Chiesa cattolica
Agostino d’Ippona

Anticamente per Chiesa cattolica si intendevano tutti i cristiani la cui dottrina era considerata ortodossa; Agostino d’Ippona scrisse nel 397 riguardo ad alcune Chiese che considerava eretiche[11]:
« […] lo stesso nome di Cattolica, che, non senza un motivo, solo questa Chiesa ha ottenuto in mezzo a numerosissime eresie, per cui, benché tutti gli eretici vogliano dirsi cattolici, tuttavia se uno domanda a qualche straniero dove si riunisca la Cattolica, nessuno degli eretici ha l’ardire di mostrare la sua basilica o la sua casa. »

(Agostino d’Ippona, Contro la lettera di Mani, verso 4 )

Fino all’anno Mille, prima dello scisma d’Oriente (1054), con il termine Chiesa cattolica si identificava l’intera Chiesa orientale e occidentale, e prima della Riforma protestante il termine “cattolico” non aveva assunto anche il significato confessionale che ha avuto dal concilio di Trento, che può essere considerato l’evento che ha formato la fisionomia moderna della Chiesa, anche in rapporto alle altre confessioni cristiane.

Oggi, in verità, tutte le Chiese cristiane si professano parte dell’una, santa, cattolica ed apostolica chiesa dichiarata nel simbolo niceno-costantinopolitano[senza fonte], non intendendo con questo la chiesa cattolica come confessione. In conseguenza del significato odierno del termine cattolico alcune chiese protestanti preferiscono la dizione Chiesa universale ed aggiungono l’attributo romana alla dizione della Chiesa cattolica.
Uso della denominazione Romana

La Chiesa cattolica venne reputata romana riguardo alla dimensione unitaria e direttiva della Chiesa di Roma per tutte le chiese particolari che compongono la Chiesa cattolica genericamente intesa. Fu cioè denominata “romana cattolica” essendo concepita come fondazione di una dimensione ecclesiale in cui essa si svelava madre e maestra delle chiese particolari.

Secondariamente poi il nome di Chiesa cattolica romana appare nel linguaggio ecclesiale definito e stabilito della chiesa romana medesima anche per identificare la chiesa cattolica nel suo rapportarsi alle chiese separate. Così il termine di Chiesa cattolica romana si diffonde ulteriormente dopo delle divisioni causate dagli scismi irrisolti nella compagine della grande Chiesa del millennio precedente, anche per ribadire un senso e una direzione dell’unità da ritrovare.
Cupola della Basilica di San Pietro, uno dei simboli della Chiesa di Roma

Recentemente si è pure diffuso l’anglicismo Chiesa cattolica romana, derivato dall’inglese Roman Catholic Church. Questa denominazione aveva originariamente un significato polemico ed era intesa come un ossimoro dichiarante la limitazione geografica alla pretesa di universalità della Chiesa cattolica, oltre che essere analoga alla denominazione geografica di alcune chiese di stato protestanti. In realtà il termine vi risulta sottostimato, poiché la Chiesa cattolica romana è formata dalla Chiesa di Roma insieme a tutte le chiese particolari, orientali e occidentali.

L’Oxford English Dictionary, autorità in fatto di lingua inglese, dava la seguente spiegazione della locuzione «Roman Catholic» nel suo contesto culturale protestante, nella sua versione dell’inizio del XX secolo [12]:
« L’uso di questo termine composto in luogo di Romano, Romanista o Romista, che hanno acquisito un significato spregiativo, sembra essere comparsa nei primi anni del XVII secolo. Per ragioni diplomatiche è stato usato nei negoziati con Spanish Match (1618-1624) ed appare in documenti formali legati a questo stampati da Rushworth (I, 85-89). Dopo quella data fu adottato generalmente come un termine non controverso ed è stato riconosciuto legalmente anche in designazioni ufficiali, sebbene nell’uso ordinario il singolo termine “Cattolico” sia utilizzato molto di frequente. »

(New Oxford Dict., VIII, 766)

L’uso della re-interpretazione anglicana del termine “cattolici romani” ha in realtà un’origine più antica; uno scrittore di simpatie puritane, Percival Wiburn, usò il termine «Roman Catholic» ripetutamente nel suo articolo Checke or Reproofe of M. Howlet (in risposta ad un gesuita che aveva scritto sotto lo pseudonimo di Howlet); scrisse ad esempio «voi cattolici romani che chiedete tolleranza» (p. 140), «parlous dilemma or streicht in cui voi cattolici romani siete stati portati» (p. 44).

Robert Crowley, anglicano, nel suo libro A Deliberat Answere, pubblicato nel 1588, pur adottando in preferenza termini quali «cattolici romisti» o «cattolici papisti», scrisse anche al riguardo: «who wander with the Romane Catholiques in the uncertayne hypathes of Popish devises» (p. 86).

Altri scritti simili risalenti al periodo poco successivo alla riforma protestante mostrano come termini quali «romano» fossero usati indifferentemente insieme a «papista» da parte di protestanti che rifiutavano l’uso del termine «cattolico» per definire i soli cristiani che riconoscevano l’autorità del papa.

Alcune Chiese cristiane utilizzano comunque il nome Chiesa cattolica anche in discorsi formali e in documenti da esse sottoscritti, ad esempio i documenti scritti in comune dalla Chiesa cattolica e dalla Federazione Mondiale delle Chiese Luterane[13] e nelle “Comuni dichiarazioni cristologiche tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa assira orientale”[14]
Altre Chiese cattoliche
Exquisite-kfind.png     Per approfondire, vedi la voce Chiesa cattolica (disambigua).

Molte altre chiese cristiane si definiscono «Chiesa cattolica» o una sua parte, tra queste la Chiesa ortodossa d’oriente, la Chiesa ortodossa d’occidente, le Chiese luterane e anglicane, la Chiesa cattolica tradizionalista e altre chiese cristiane.

Fra queste vi è la Chiesa vetero-cattolica che, pur riconoscendo il primato del papa, come successore di Pietro, non ne riconosce l’infallibilità e non è dunque in piena comunione con Roma. Le Chiese vetero-cattoliche si separarono infatti da Roma a seguito del concilio Vaticano I.
Altre definizioni

Per indicare l’uno o l’altro aspetto della propria dottrina, la Chiesa cattolica dà di sé stessa anche altre definizioni, non esaustive, come ad esempio gli appellativi Corpo mistico di Cristo, Popolo di Dio, Sacramento universale di salvezza (cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 748-810).
Diffusione nel mondo
Percentuale di battezzati cattolici sugli abitanti di ogni stato[15]
Numero di appartenenti

Si stima che appartengano alla Chiesa cattolica oltre un miliardo di persone, rappresentanti circa la metà dei 2,1 miliardi di cristiani nel mondo e il 17,3% della popolazione mondiale[16].

L’Annuario pontificio del 2007, basato sui dati forniti dalle diocesi cattoliche, indica la cifra di 1.147.000.000 fedeli battezzati senza includere i cattolici in Cina ed in alcuni altri paesi in cui sussistono ostacoli a contatti regolari con Roma. Secondo la legge canonica sono considerati membri tutti coloro che sono stati battezzati o ricevuti all’interno della Chiesa cattolica avendo fatto una professione di fede, esclusi coloro che hanno formalmente rinunciato ad essere membri[17].

C’è comunque da considerare che in molti Paesi il numero dei battezzati non corrisponde necessariamente al numero dei fedeli praticanti[18]
Tendenze

Secondo i dati della Santa Sede[19], il cattolicesimo è passato da poco più di 1098 milioni di battezzati nel gennaio 2005 a 1115 milioni nel dicembre 2006, con un limitato aumento in percentuale e lasciando pressoché invariata la percentuale dei cattolici nel mondo (17,20 %), a causa dell’aumento globale della popolazione mondiale. I dati relativi al 2009, pubblicati nell’Annuario Pontificio 2011, parlano di 1181 milioni di cattolici[20].

Esaminando la situazione per singolo continente, secondo l’agenzia di stampa Zenit [21] se si considera l’America come unico continente il cattolicesimo è in leggero aumento, ma non in singole zone dell’America latina [22]. In Africa è in netto aumento, come in Asia. Diversa la situazione in Europa e Oceania dove c’è un leggero aumento nel numero dei cattolici, ma non nella loro percentuale che rimane invariata o addirittura in leggero calo. Dopo una flessione degli anni settanta-ottanta, la tendenza degli ultimi anni è di un discreto aumento numerico dei cattolici in America Latina, Africa e Asia, e di un leggero calo in Europa e Occidente; anche se sostanzialmente non muta gli equilibri precedenti e la percentuale dei cattolici nel mondo rimane praticamente invariata.
Chiesa cattolica per continente

* Chiesa cattolica in Africa
* Chiesa cattolica in America
* Chiesa cattolica in Asia
* Chiesa cattolica in Europa
* Chiesa cattolica in Oceania

Risorse economiche

Occorre distinguere tra lo Stato della Città del Vaticano e le singole Chiese locali, i cui vescovi sono normalmente organizzati nei sinodi delle Chiese Orientali, nelle Conferenze episcopali di rito latino e in simili organismi.

Lo Stato della Città del Vaticano è amministrato dalla Prefettura per gli Affari Economici, che si occupa della gestione finanziaria dello stato sovrano più piccolo al mondo. Le fonti di reddito principali sono:

* L’Obolo di san Pietro, costituito dalle elemosine offerte al papa dai fedeli in tutto il mondo: nel 2002 il gettito è stato di 52,8 milioni di euro.
* Gli incassi dei Musei Vaticani (circa 4 milioni di visitatori all’anno).
* I profitti realizzati dall’Istituto per le Opere di Religione (IOR), istituto bancario incaricato di investire il patrimonio della Santa Sede.

Le Conferenze episcopali nazionali gestiscono autonomamente il bilancio della Chiesa nei vari Paesi, raccogliendo le offerte dei fedeli e, in alcuni Paesi, godendo di finanziamenti dallo Stato. In Italia, in base al Concordato del 1984, ogni cittadino può scegliere di versare l’8 per mille dell’IRPEF alla Conferenza Episcopale Italiana (936,5 milioni di Euro nel 2004) o ad altre confessioni religiose che hanno concluso con lo Stato Intese che prevedano questa forma di finanziamento.[23][24].

* La seguente tabella riporta le entrate relative ad alcuni paesi [senza fonte]:

Paese     Ricavi
Milioni di euro.
Italia     981[25]
Stati Uniti d’America     5000[26]
Francia     446,5[27]

Il contributo dell’8 per mille non serve a finanziare lo Stato Vaticano, ma viene impiegato per il sostentamento del clero e per spese di culto e caritative della Conferenza Episcopale Italiana, sebbene non si disponga di alcun bilancio dettagliato a tal riguardo ma solo di un rendiconto.[28] Inoltre sono attualmente previste dalle normative fiscali agevolazioni (come l’esenzione ICI, l’abbattimento del 50% dell’IRES, agevolazioni IRAP) per le istituzioni religiose, ospedaliere, educative, tra cui anche quelle dipendenti dalla Chiesa cattolica. Inoltre vi sono particolari situazioni di beneficio dovute all’extraterritorialità di alcuni beni del Vaticano. Molti tra i ricavi della Santa Sede vengono elargiti alle popolazioni cattoliche bisognose di aiuto attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”.
Relazioni con i cristiani di altre Chiese

Dei 21 concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa cattolica i primi sette sono accettati dalle Chiese ortodosse di tradizione bizantina, la famiglia delle Chiese ortodosse “pre-Calcedoniane” riconosce i primi tre e i cristiani di tradizione nestoriana solo i primi due.
L’incontro tra il patriarca ortodosso Atenagora I e papa Paolo VI nel 1964 segnò un riavvicinamento tra il cristianesimo ortodosso d’oriente e il cristianesimo cattolico d’occidente.

Il dialogo ha mostrato che benché la separazione sia avvenuta molti secoli fa, le differenze nella dottrina concernono più spesso formule e riti che elementi sostanziali.

Emblematica è la Dichiarazione Cristologica Comune tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Assira Orientale[29] sottoscritta da «Sua Santità papa Giovanni Paolo II, vescovo di Roma e Papa della Chiesa Cattolica, e Mar Dinkha IV, patriarca della Chiesa Assira Orientale» l’11 novembre 1994.

La differenza tra le due Chiese ruota intorno a questioni antiche quali la disputa sulla legittimità dell’espressione «Madre di Dio» o di «Madre di Cristo» riguardo a Maria che emerse nel concilio di Efeso nel 431. Mentre la tradizione della Chiesa cattolica utilizza entrambe le espressioni, la Chiesa assira si riferisce a Maria come «Madre di Cristo nostro Dio e Salvatore». La dichiarazione enuncia che entrambe le chiese riconoscono la natura sia umana che divina di Gesù e che «Entrambi riconosciamo la legittimità e correttezza di queste espressioni della stessa fede e rispettiamo le preferenze di ciascuna Chiesa nella sua vita liturgica».

Le controversie maggiori riguardano il riconoscimento del primato papale e il timore che l’unione ecclesiale si risolva in un assorbimento delle chiese di minore dimensione da parte della numericamente maggiore componente latina della Chiesa cattolica e l’accantonamento o l’abbandono di antiche e ricche eredità teologiche, liturgiche e culturali. Inoltre, le controversie vertono sul culto e sull’adorazione del pane consacrato, sul culto dei santi e della Madonna.
Martin Lutero, il teologo tedesco che diede inizio allo scisma protestante

Sussistono differenze molto maggiori con le dottrine delle Chiese riformate, che i cattolici ritengono avere rotto con la tradizione del passato mentre esse, per parte loro, ritengono Roma aver rotto con gli insegnamenti degli apostoli, per come si ricavano dal Nuovo Testamento. Tuttavia anche con queste Chiese il dialogo è iniziato almeno dal Concilio Vaticano II, mentre alcune differenze sono andate attenuandosi con la semplificazione del rito della Messa, la diffusione della Bibbia, la comune ricerca storica.

Dal 2009 la Chiesa cattolica, con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus firmata da Benedetto XVI, ha invece aperto le porte ai fedeli della Chiesa Anglicana desiderosi di entrare in comunione con Roma, con la creazione di ordinariati personali che conservano il patrimonio liturgico e spirituale della Chiesa d’Inghilterra. Tale apertura è stata interpretata dai più come un tentativo di ricostituire l’unità con i tradizionalisti anglicani, fuoriusciti dalla Chiesa d’Inghilterra, in quanto dissenzienti sull’apertura del sacerdozio alle donne e su altre questioni controverse.[30]
Critiche alla Chiesa cattolica
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Nel corso dei secoli alla Chiesa cattolica sono state mosse accuse di vario tipo, sia dal punto di vista religioso che politico. Le accuse che si susseguirono negli anni furono: nei primi secoli del cristianesimo, provenienti dagli ambienti popolari della religione tradizionale greco-romana, di infanticidio e incesto; nel Medioevo, provenienti da gruppi pauperistici, di avere abbandonato l’opzione di Gesù in favore dei poveri; con il protestantesimo di avere pervertito le pure dottrine dei tempi antichi e della Bibbia (centro dell’attività dei riformatori); con l’illuminismo e il positivismo di oscurantismo, cioè di voler ostacolare il trionfo della ragione prima e della scienza poi, esemplificato in istituzioni e episodi come l’inquisizione, il processo a Galileo Galilei e a Giordano Bruno. Il comunista russo Trotsky, citando il liberale inglese Lloyd George, definì la Chiesa romana come “la centrale elettrica del conservatorismo”. La Chiesa cattolica è stata accusata, anche dai nazisti, di essere un’organizzazione omosessuale[31], soprattutto per quanto riguarda la vita monastica; mentre dalla seconda metà del XX secolo fra le accuse più comuni sono da ricordare quelle relative alla storia del rapporto con l’ebraismo, l’omofobia e il maschilismo nelle istituzioni cattoliche.

Recentemente la scoperta di atti di pedofilia perpetrati da alcuni ecclesiastici ha condotto allo scoppiare dello scandalo dei preti pedofili, che dagli Stati Uniti si è propagato anche in Italia[32]. La Chiesa cattolica non ritiene assolutamente che da questi fatti si debba desumere che il divieto di matrimonio per i preti possa in alcun modo favorire vocazioni di uomini con problemi sessuali.

Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto pubblicamente che ci sono stati membri sia tra i fedeli laici che tra il clero (inclusi vescovi e papi) che si sono macchiati di colpe. Sebbene abbia invocato il perdono di Dio e degli uomini per i peccati «dei figli e delle figlie della Chiesa», sia riguardo alle azioni che alle omissioni, questo papa non ha chiesto perdono alle stesse vittime[33]. Ma, sempre secondo Giovanni Paolo II, i peccati degli uomini di Chiesa non implicano che la Chiesa in sé ne sia colpevole[34].

Esistono infine ricorrenti critiche che riguardano i rapporti tra alcuni Stati e Chiesa romana: in particolare, ci sono filoni culturali, ideologici e politici che contestano l’influenza esercitata dalle gerarchie cattoliche sui governi di vari paesi nelle scelte di ordine etico – morale. Da queste la Chiesa cattolica è spesso ritenuta il principale ostacolo allo sviluppo scientifico in alcuni campi come le ricerche che richiedono cellule staminali embrionali e sperimentazioni su embrioni umani. Altre Chiese cristiane presenti in Italia (come quelle protestanti) hanno una visione diversa su questo punto, oltre che, soprattutto, sulla separazione tra Stato e religioni (‘Laicità dello Stato’).

Altre critiche alla Chiesa cattolica riguardarono la sua stessa origine. Secondo il libro Le due Babilonie [35] opera del pastore protestante Alexander Hislop (1807-1865) si sostiene che al concilio di Nicea del 325 l’imperatore romano Costantino I allo scopo di rendere familiare ai milioni di ex-pagani la nuova religione di stato, abbia introdotto moltissimi usi e costumi dell’antica religione romana. Restano a tutt’oggi di origine pagana sia denominazioni come pontifex maximus che era stato rifiutato dai primi cristiani, sia dottrine quali la trinità, l’uso di croci e immagini nell’adorazione, il culto mariano e altro. Per queste motivazioni il libro di Hislop arriva a sostenere che la Chiesa cattolica sia solo una setta del vero Cristianesimo originale.
Note

1. ^ Questa dottrina è caratteristica della Chiesa cattolica (Lumen gentium, cap.1, n.8) e, in modo simile, della Chiesa ortodossa; le comunità protestanti ritengono di fare parte della Chiesa universale e non che questa sussista in esse.
2. ^ Dati stimati al 2007. (EN) World in The World Factbook. CIA. URL consultato il 29-06-2010.
3. ^ J. Comby, Per leggere la storia della Chiesa, Edizioni Borla, Torino 1989
4. ^ Lumen Gentium, 13
5. ^ Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Chiesa vista come comunione del 28 maggio 1992 da parte della Congregazione per la dottrina della fede Su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione
6. ^ Decreto Christus Dominus sull’ufficio pastorale dei vescovi
7. ^ Decreto Orientalium Ecclesiarum sulle Chiese orientali cattoliche
8. ^ L’enciclica di condanna della Chiesa ortodossa fu promulgata a seguito della missiva di Papa Pio IX che, nello stesso anno, invitava queste Chiese a tornare in seno al “recinto del Signore” ovvero al “Santo Trono di Pietro”. Cfr. Patrick Barnes. The Non-Orthodox – The Orthodox Teaching on the Cristhians Outside of the Church. Salisbury, Regina Orthodox Press, 1999, pag.18.
9. ^ Cfr. Patrick Barnes. The Non-Orthodox – The Orthodox Teaching on the Cristhians Outside of the Church. Salisbury, Regina Orthodox Press, 1999, pag.18.
10. ^ Il concilio Vaticano II riconosce a Maria un culto speciale detto “iperdulia”, distinto dalla semplice venerazione o “dulia” solitamente tributata ai santi, evidenziando come esso confluisca nel culto a dio, ed abbia una particolare funzione di promozione nelle anime dell’adorazione e della glorificazione di Cristo:
« Maria, perché Madre santissima di Dio, che prese parte ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale.[…] Questo culto, quale sempre fu nella Chiesa, sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato così come al Padre e allo Spirito Santo, e singolarmente lo promuove. »

(Tratto dal concilio Vaticano II, Lumen Gentium, I,66)
11. ^ Contro la lettera di Mani detta del fondamento
12. ^ Su “Roman Catholic”, vedi Catholic Encyclopedia [1]
13. ^ (IT, EN, DE, ES, PT)Last published documents of the Joint International Commission between representatives of the Catholic Church and the Lutheran World Federation
14. ^ (EN) Common christological declaration between the Catholic Church and the Assyrian Church of the East
15. ^ Fonte: dati riportati dall’annuario pontificio 2005 riferiti al 31 dicembre 2004 [2]
16. ^ Vedi voce religioni maggioritarie e http://www.adherents.com
17. ^ il numero di battezzati è normalmente superiore al numero di coloro che si dichiarano appartenenti alla Chiesa cattolica perché non tutti i convertiti effettuano formale rinuncia (ad esempio con lo sbattezzo)
18. ^ molti di coloro che abbandonano o non seguono la dottrina cattolica non si preoccupano di rendere la cosa esplicit. Negli ultimi anni, in Italia, si è formato un movimento di atei ed agnostici che stanno promuovendo la pratica dello sbattezzo.
19. ^ Annuario pontificio 2007. Città del Vaticano, 13 febbraio 2007
20. ^ Annuario pontificio 2011, Città del Vaticano, 19 febbraio 2011
21. ^ In leggero aumento il numero di cattolici e sacerdoti nel mondo . URL consultato il 02-11-2007.
22. ^ Catholic Church tested in Brazil. BBC
23. ^ La maggior parte dei cittadini (circa due su tre) sceglie di non barrare alcuna opzione, ma la ripartizione dell’8 per mille avviene in base non alle singole dichiarazioni, bensì spartendo l’intera somma disponibile in base alla percentuale di scelte. Vale a dire che la Chiesa cattolica, a fronte di una maggioranza relativa ai contribuenti che hanno barrato almeno una scelta, con il 35% di preferenze sul totale (85% di coloro che hanno espresso una scelta) incassa circa l’85% dell’intera somma. In questo senso Mario Patuzzo. «La tassa dell’8 per mille» dalla rivista L’Ateo, n. 0/1996.
24. ^ Sergio Lariccia. «Esigenze di laicità della società italiana» in Manifesto Laico, pp. 59-65. Laterza, Bari, 1999. È come avviene nelle elezioni, in cui tutti i seggi disponibili vengono distribuiti in base ai voti espressi, senza lasciare posti vuoti in corrispondenza ai voti non espressi.
25. ^ Gettito dell’otto per mille, dato aggiornato al 2005.
26. ^ Dato aggiornato al 2006.
27. ^ Dato aggiornato al 2003.
28. ^ [http://8xmille.it/pdf/rendiconto_2008.pdf Rendiconto relativo all’utilizzazione delle somme pervenute nell’anno 2008 all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero e alla Conferenza Episcopale Italiana
29. ^ (EN, FR)Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Dichiarazione cristologica comune tra Papa Giovanni Paolo II ed il Catholicos Patriarca della Chiesa assira dell’Oriente, Khanania Mar Dinkha IV. 1994
30. ^ [20-10-2009 «Il Papa apre le porte agli anglicani. «Sì al sacerdozio dei chierici sposati»»]. Corriere della Sera.
31. ^ Testo del discorso segreto tenuto da Heinrich Himmler il 17-18 febbraio 1937 ai generali delle SS in relazione ai “pericoli razziali e biologici dell’omosessualità ”
32. ^ [3] “Sex Crimes And The Vatican”, video BBC diffuso nel settembre 2006
33. ^ Nel documento Crimen Sollicitationis del 1962 si danno le linee generali del modo di trattare le questioni riguardanti crimini di pedofilia commessi da religiosi; afferma una ricerca dell’associazione “Noi siamo Chiesa”: «nei suoi 74 articoli ci sono prescrizioni sul processo canonico e un’ossessiva richiesta di segretezza da parte di tutti, imposta sotto pena di scomunica ipso facto et latae sententiae (cioè automatica al compimento del fatto senza necessità di un uno specifico provvedimento dell’autorità ecclesiastica). Il riordino della normativa interna contenuto nella lettera De delictis gravioribus del 18 maggio 2001 (firmata insieme dal card. Ratzinger e da mons. Bertone, allora segretario della CDF, approvata da Giovanni Paolo II e inviata a tutti i vescovi) conferma che ogni questione deve essere affrontata per canali interni (prima dall’Ordinario locale e poi dalla Congregazione per la Dottrina per la fede). Nessun accenno si fa nei due documenti alla tutela delle vittime, nulla si dice sul deferimento alla magistratura qualora la vittima si sia rivolta al vescovo o a qualche esponente ecclesiastico, nulla si dice sul risarcimento alle vittime. Tutti i procedimenti sono soggetti al “segreto pontificio”»
34. ^ Il compendio al catechismo afferma, a proposito dell’articolo di fede sulla chiesa:
« 165. In che senso la Chiesa è santa?
823-829 867
La Chiesa è santa, in quanto Dio Santissimo è il suo autore; Cristo ha dato se stesso per lei, per santificarla e renderla santificante; lo Spirito Santo la vivifica con la carità. In essa si trova la pienezza dei mezzi di salvezza. La santità è la vocazione di ogni suo membro e il fine di ogni sua attività. La Chiesa annovera al suo interno la Vergine Maria e innumerevoli santi, quali modelli e intercessori. La santità della Chiesa è la sorgente della santificazione dei suoi figli, i quali, qui sulla terra, si riconoscono tutti peccatori, sempre bisognosi di conversione e di purificazione. »

35. ^ http://books.google.it/books?id=OD_ATrB-g2gC&dq=%22the+two+babylons%22+ALEXANDER+HISLOP&printsec=frontcover&source=bn&hl=it&ei=C5H-S9npMYPz_Aauq82zCw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=5&ved=0CDIQ6AEwBA#v=onepage&q&f=false

Bibliografia

* Hans Küng, La Chiesa Cattolica. Una breve storia, Rizzoli, 2001
* Luigi Giussani, Perché la Chiesa – Volume terzo del Percorso, Bur, aprile 2005.
* Thomas E. Woods, Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli, Siena 2007.

Voci correlate

* Risurrezione di Gesù
* Incarnazione
* Transustanziazione
* Padre della Chiesa
* Dottrina sociale della Chiesa cattolica
* Critiche alla Chiesa cattolica
* Extra Ecclesiam nulla salus
* Confermazione
* Penitenza (sacramento)
* Unzione degli infermi
* Stato Pontificio
* Rapporto Stato-Chiesa

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Collegamenti esterni

* Chiesa cattolica su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all’argomento “Chiesa cattolica”)
* Voce Chiesa Cattolica su it.cathopedia.org
* Massimo Introvigne, PierLuigi Zoccatelli, Le religioni in Italia: La Chiesa Cattolica e i suoi scismi, dal sito del Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Siti ufficiali

* Sito ufficiale della Santa Sede in italiano
* Sito ufficiale della Chiesa Cattolica Italiana

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papa benedetto xvi

Papa Benedetto XVI

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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Papa Benedetto XVI
Pope, 13 march 2007.jpg

265º papa della Chiesa cattolica
BXVI CoA like gfx PioM.svg
Elezione 19 aprile 2005
Insediamento 24 aprile 2005
Motto Cooperatores veritatis
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Giovanni Paolo II
Nome Joseph Alois Ratzinger
Nascita Marktl, 16 aprile 1927
Firma Pope Benedict XVI Signature.svg

Papa Benedetto XVI, nato Joseph Aloisius Ratzinger (in latino: Benedictus XVI; Marktl, 16 aprile 1927), è dal 19 aprile 2005 il vescovo di Roma e il 265º papa della Chiesa cattolica. In quanto tale, è sovrano assoluto della Città del Vaticano, primate d’Italia, capo del collegio episcopale, oltre agli altri titoli propri del romano Pontefice[1].

È stato eletto papa dal conclave il 19 aprile 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II. È il settimo pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica, l’ultimo era stato Stefano IX (10571058).

Indice

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Biografia

La casa natale di Joseph Ratzinger

Le origini e la gioventù

Il padre, Joseph Ratzinger, era commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera; la madre, di Rimsting, sul lago Chiem in Baviera, era figlia di artigiani e, prima di sposarsi, aveva lavorato come cuoca in diversi alberghi.[2]

Con il Gesetz über die Hitlerjugend, emendato il 6 marzo 1939 e in vigore fino al 1945, Hitler obbligava tutti i giovani di età compresa fra i 14 e i 18 anni ad arruolarsi nella Hitlerjugend.

Pertanto, dopo i primi studi in seminario, all’età di 16 anni il giovane Joseph venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer (“personale di supporto alla Luftwaffe“) a Monaco e fu assegnato in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione. Come egli stesso ricorda, nell’aprile del 1944 durante una di queste marce disertò, e riuscì ad evitare la fucilazione, prevista per i disertori, grazie ad un sergente che lo fece scappare[3]. Con la disfatta tedesca, nell’aprile del 1945 Ratzinger fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati, vicino a Ulma, come prigioniero di guerra; venne rilasciato il 19 giugno 1945. Durante tutto questo periodo non ebbe mai necessità di sparare un colpo e infatti non si trovò mai a partecipare a scontri armati[3].

Gli studi

Ha compiuto inizialmente i suoi studi in filosofia all’università di Monaco di Baviera e successivamente alla scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga, dove discusse la tesi di teologia dal titolo Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di sant’Agostino. Nel periodo di Frisinga fu ospitato presso l’Herzogliches Georgianum, un seminario interdiocesano dove confluivano tutti i candidati al sacerdozio della Baviera. Egli descrive quegli anni come un periodo culturalmente molto ricco e stimolante. La formazione che ricevette risentì soprattutto del neoplatonismo agostiniano e del pensiero di Pascal, correnti filosofiche molto presenti nell’ambiente culturale tedesco.

Il 29 giugno 1951 all’età di 24 anni è stato ordinato sacerdote, assieme a suo fratello maggiore Georg, dall’arcivescovo di Monaco e Frisinga Michael von Faulhaber.

Nel 1955, presentando la tesi di abilitazione all’insegnamento dal titolo La teologia della storia di san Bonaventura per la cattedra di dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga, venne accusato dall’insegnante correlatore Michael Schmaus di un «pericoloso modernismo» per il fatto che le idee teologiche qui espresse avrebbero potuto portare alla soggettivizzazione del concetto di rivelazione. La tesi fu opportunamente modificata (conservando comunque la struttura di pensiero) e l’anno successivo Ratzinger superò l’esame di abilitazione alla libera docenza. I suoi contrasti con il correlatore, sorti soprattutto perché ne aveva criticato le posizioni considerandole ormai superate,[4] favorirono un avvicinamento a Karl Rahner, che Schmaus aveva invitato a Königstein, assieme a tutti i dogmatici di lingua tedesca, per la Pasqua del 1956 al fine di costituire l’associazione tedesca dei teologi dogmatici e fondamentali.

Lo stemma cardinalizio di Joseph Ratzinger

Per il giovane professore fu un’esperienza fondamentale la partecipazione, dal 1962, al concilio Vaticano II dove acquisì notorietà internazionale. Inizialmente partecipò come consulente teologico dell’arcivescovo di Colonia cardinale Josef Frings, e poi come perito del Concilio, su interessamento dello stesso Frings, fin dalla fine della prima sessione. Risulta interessante sottolineare che Ratzinger, grazie al cardinale Frings che lo teneva aggiornato, poté consultare regolarmente gli schemi preparatori (schemata) che sarebbero stati presentati ai Padri dopo la convocazione dell’assemblea conciliare. Fu un periodo in cui arricchì molto le proprie conoscenze teologiche, avendo infatti avuto modo di incontrare molti teologi come Henri De Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar, Gérard Philips, oltre a cardinali e vescovi di tutto il mondo.

Per dieci anni, dal 1959 al 1969 fu insegnante a Bonn, Münster, e Tubinga. Nel 1969 divenne professore ordinario di teologia dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisbona.

Arcivescovo e cardinale

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Papa Paolo VI mentre consegna l’anello cardinalizio a Joseph Ratzinger

Il 24 marzo 1977 venne nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI ed il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale.[5] Il successivo 27 giugno Paolo VI lo creò cardinale, e gli fu assegnato il titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino; in quella stessa occasione, Montini lo definì un «insigne maestro di teologia».[6]

Nel 1978 prese parte ai conclavi che elessero papa Giovanni Paolo I e papa Giovanni Paolo II.

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica, carica che manterrà fino all’elevazione al soglio pontificio. Il 15 febbraio 1982 rinunciò al governo pastorale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga.

Nel 1985, rompendo la lunga tradizione di discrezione che caratterizzava l’ex Sant’Uffizio, accettò di essere intervistato dal giornalista italiano Vittorio Messori, già autore di due saggi su Gesù. Dall’incontro dell’agosto 1984 in un’ala chiusa del seminario di Bressanone, nacque il libro Rapporto sulla fede che, oltre a riscuotere successo in termini di vendite, provocò adesioni ma anche critiche all’interno e all’esterno della Chiesa cattolica.[7]

Nel 1986, nel ruolo di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, firma il documento intitolato Cura pastorale delle persone omosessuali, in cui si definisce l’omosessualità come condizione oggettivamente disordinata[8].

Il 15 aprile 1993 venne elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni, che mantenne fino alla sua elezione a papa.

Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, fu autore dell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi e ad altri membri della gerarchia della Chiesa cattolica. Successivamente, è stato citato come imputato dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas), perché accusato di “ostruzione della giustizia” a seguito dell’invio dell’epistola. Secondo l’accusa, il documento della Congregazione potrebbe aver favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni). Il 20 settembre 2005 però il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Papa l’immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano, esentandolo di fatto dal processo[9].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci De Delictis Gravioribus e Crimen sollicitationis.

Altri ruoli e riconoscimenti

Il cardinal Joseph Ratzinger in un’istantanea

Da cardinale, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la Pontificia Commissione Biblica, la Commissione Teologica Internazionale, la Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa cattolica (dal 1986 al 1992), e la Commissione di cardinali per la preparazione del Compendio del catechismo (dal 2003 al 2005).

Il 10 novembre 1999 gli venne conferita dalla Libera Università Maria Santissima Assunta la laurea honoris causa in giurisprudenza.

L’asteroide 8661 Ratzinger è stato a lui dedicato, in ricordo del suo impegno da cardinale in favore degli archivi vaticani.

Decano del Collegio Cardinalizio

Il 30 novembre 2002 divenne decano del collegio cardinalizio ed ottenne la sede suburbicaria di Ostia riservata al decano, in aggiunta a quella di Velletri-Segni.

Nonostante avesse avanzato più volte le richieste di congedo, mantenne il suo incarico in curia e divenne uno dei più stretti collaboratori del pontefice, soprattutto con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute[10]

Il 25 marzo 2005, Venerdì santo, guidò le meditazioni della tradizionale Via Crucis al Colosseo. In tale occasione pronunciò forti parole riguardanti la Chiesa, denunciando una cristianità «stancatasi della fede ha abbandonato il Signore»:[11]

« Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa! »

Il 1º aprile 2005 tenne a Subiaco una conferenza dal titolo «L’Europa nella crisi delle culture», nella quale tracciò uno scenario della Chiesa in Europa e criticò fortemente «la forma attuale della cultura illuminista» che costituisce «la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’intera umanità».[12]

Come decano del Sacro Collegio, venerdì 8 aprile 2005, presiedette la cerimonia funebre per Giovanni Paolo II (“Messa esequiale del Romano Pontefice”); durante la Messa, pronunciò un’omelia che sarebbe divenuta celebre come il suo “programma di pontificato”. In essa denunciò il pericolo di una «dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie», opponendo ad essa «un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo», «misura del vero umanesimo», ««criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità»; disse quindi che: «questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo» anche se «avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo».[13][14]

L’elezione come successore di Giovanni Paolo II

Il cardinale Ratzinger (in basso a destra) officia i funerali del suo predecessore, Giovanni Paolo II

Ratzinger fu eletto papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse il nome di papa “Benedetto XVI”.

« Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie. »
(Il primo messaggio pubblico di papa Benedetto XVI)

Alle 17:56 fu dato l’annuncio dell’elezione con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina (ci fu in effetti un’iniziale incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07, dal suono delle campane della basilica di San Pietro in Vaticano). Dopo circa mezz’ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone della loggia centrale della basilica per annunciare l’habemus Papam.[15]

Nel suo primo discorso da papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II.

Secondo la ricostruzione più puntuale del conclave,[16] raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, il cardinale più votato dopo Ratzinger sarebbe stato l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, mentre gli altri candidati (come Carlo Maria Martini, Camillo Ruini e Angelo Sodano) avrebbero ricevuto poche preferenze.

La scelta del nome

Benedetto XVI durante una celebrazione in Piazza San Pietro

Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome:

« Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti. Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. La progressiva espansione dell’ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà. »

Lo stemma

Lo stemma di Benedetto XVI

È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico. Dal Rinascimento in poi, con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal papa, oltre che i documenti da lui scritti.

Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi. Nel complesso tuttavia egli ha introdotto alcune novità rispetto ai suoi predecessori.

Lo scudo, la cui forma è detta “a calice”, si presenta diviso in tre parti in una modalità chiamata «cappatura».

In quella centrale è riportata una conchiglia, simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui Agostino d’Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l’impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.

A destra e a sinistra compaiono i simboli della diocesi di Frisinga. Il moro a sinistra è per Benedetto XVI simbolo dell’universalità della Chiesa, mentre l’orso che trasporta un fardello richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l’orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant’Agostino nel commento del salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l’orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.

Dietro lo scudo, com’è consuetudine, si trovano le due chiavi “decussate”, cioè incrociate, una d’oro e l’altra d’argento, simbolo di san Pietro. Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica papale,[17] invece, è dato dall’introduzione, sopra lo scudo, di una mitra, che ha sostituito la tiara papale usata dai suoi predecessori e sempre presente nello stemma fin dal pontificato di Clemente V nel 1305.

La mitra è d’argento e riporta tre fasce d’oro che mantengono i simboli della tiara (i tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l’immagine del pallio, segno della collegialità e dell’unità tra il papa e la Chiesa.

Il 10 ottobre 2010, in occasione dell’Angelus, è stato mostrato uno stemma papale leggermente modificato. Sulla sommità è posta la tiara, secondo l’antico uso, mentre la parte esterna dello scudo è invece ispirata allo stemma di papa Urbano VIII che si può vedere sui pilastri del Baldacchino del Bernini nella Basilica Vaticana[18].

Il motto

Nello stemma dell’attuale pontefice non compare nessun motto, come del resto non compariva neppure negli stemmi dei suoi immediati predecessori. Quando è stato eletto vescovo, ha scelto come motto due parole dalla Terza lettera di Giovanni, «Cooperatores Veritatis». Se Giovanni Paolo II richiamò esplicitamente il motto scelto da vescovo (Totus tuus) una volta divenuto papa (compare ad esempio nel mosaico del Palazzo apostolico raffigurante la Mater Ecclesiae, ben visibile da piazza San Pietro), Benedetto XVI, da papa, non ha mai citato esplicitamente il motto Cooperatores veritatis.

La messa di inizio del ministero petrino

La prima uscita di Benedetto XVI con la “papamobile”

Domenica 24 aprile 2005 si tenne in piazza San Pietro la messa (“Santa Messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del Ministero petrino del Vescovo di Roma”, tradizionalmente detta “Messa di incoronazione” fino a papa Paolo VI) per l’inizio del ministero petrino di Benedetto XVI, il quale pronunciò un’omelia all’insegna dell’ecumenismo, della continuità nei confronti del suo predecessore e dell’apertura verso i fedeli.

« Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano »

Al termine della cerimonia il Papa attraversò con la jeep piazza San Pietro, gremita di 500.000 persone,[19] e ricevette le delegazioni internazionali nella basilica.

La presa di possesso della Cattedra romana

Il 7 maggio 2005 nella basilica di San Giovanni in Laterano si tenne la messa di insediamento sulla cattedra romana del vescovo di Roma. Durante l’omelia il Papa riprese il concetto di “debole servitore di Dio”: «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».

Il pontificato

L’invito a rispettare tutte le religioni

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto, il Papa affermò: «Dio punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l’invito al rispetto di tutte le religioni.

Durante la visita in Germania del settembre 2006, Benedetto XVI lanciò un monito all'”Occidente laico” che, escludendo Dio, spaventerebbe le altre culture dell’Asia e dell’Africa: «La vera minaccia per la loro identità non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sull'”Islam fondamentalista” disse: «La guerra santa è contraria alla natura di Dio».

Altri messaggi per la pace

Benedizione urbi et orbi del 2008

  • A luglio intervenne così sugli attentati di Londra: «Preghiamo per le vittime degli attentati di Londra, ma anche per gli attentatori, Dio ama la vita».
  • 25 dicembre 2005: nel messaggio urbi et orbi per il Natale, ha chiamato l’umanità del terzo millennio a un risveglio spirituale, senza il quale «l’uomo dell’era tecnologica rischierebbe di restare vittima dei successi della sua stessa intelligenza».
  • 1º gennaio 2006: durante la messa per il nuovo anno, ha invitato l’ONU a una rinnovata coscienza delle proprie responsabilità per promuovere la giustizia, la solidarietà e la pace nel mondo.
  • 16 aprile 2006: nel messaggio urbi et orbi del giorno di Pasqua ha parlato della situazione politica internazionale auspicando che per le crisi legate al nucleare, e dunque in particolare per l’Iran, si giunga a una composizione onorevole per tutti, mediante negoziati seri e leali, e si rafforzi nei responsabili delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali la volontà di realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni, che allontani la minaccia del terrorismo. Il pontefice ha poi parlato della situazione in Iraq, chiedendo la pace, e del conflitto in Terra Santa, ribadendo il diritto di Israele ad esistere e auspicando la creazione di uno stato palestinese. Nel discorso è anche presente un invito alla concordia per l’Italia, in riferimento allo scontro post-elettorale del 2006.
  • 17 giugno 2007: parlando da Assisi, in occasione dell’800º anniversario della conversione di San Francesco, rivolge un appello affinché abbiano fine tutte le guerre nel mondo. L’appello viene reiterato il 25 gennaio 2007 al messaggio urbi et orbi per il Natale.

L’impegno ecumenico

Il dialogo con la Chiesa ortodossa

Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta.

Questa attenzione da parte di Benedetto XVI è sottolineata da uno dei suoi primi atti ufficiali da pontefice, il primo Motu Proprio “L’antica e venerabile basilica” del 31 maggio 2005, in cui rinnova esplicitamente il mandato ai monaci benedettini della basilica di San Paolo fuori le mura di promuovere e curare speciali eventi di carattere ecumenico, proprio nella basilica eretta sul luogo di sepoltura dell’apostolo Paolo.

Durante il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, il Papa ha assistito alla Divina Liturgia ortodossa celebrata da Bartolomeo I, insieme hanno visitato il santuario di Efeso e scritto una dichiarazione congiunta. Nel 2007 si sono incontrati a Ravenna i rappresentanti delle due Chiese per intavolare un dialogo al fine di attenuare le divergenze teologiche.

Il 29 giugno 2008, nella Basilica Vaticana, durante la celebrazione dei santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha ceduto la parola a Bartolomeo I durante l’omelia, quindi i due hanno recitato insieme il Credo in lingua greca. Quest’ultimo è un segno importantissimo per l’appianamento della disputa sul filioque. Al termine della celebrazione hanno impartito entrambi la propria benedizione solenne.

Il 5 ottobre 2008, su invito di Benedetto XVI, anche Bartolomeo I partecipa all’apertura dei lavori del Sinodo dei vescovi cattolici (tematizzato sulla Parola di Dio) nella Basilica di san Paolo fuori le mura. Il 18 ottobre successivo, Bartolomeo I interviene nel vivo dei lavori del Sinodo, con un discorso pronunciato nella Cappella Sistina, nel quale ha parlato apertamente di una prospettiva unitaria fra cattolici ed ortodossi: è il primo patriarca ortodosso a partecipare attivamente ai lavori di un Sinodo cattolico ed il primo a pronunciare un discorso nel luogo nel quale vengono eletti i successori di Pietro.

Il 27 giugno 2009, in un discorso alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli presenti a Roma in occasione della conclusione dell’Anno Paolino, ha detto che:

« Lo sapete già, ma ho piacere anche oggi di confermare che la Chiesa cattolica intende contribuire in tutti i modi che le saranno possibili al ristabilimento della piena comunione, in risposta alla volontà di Cristo per i suoi discepoli e conservando nella memoria l’insegnamento di Paolo, il quale ci ricorda che siamo stati chiamati “a una sola speranza”. […] Desidero che i partecipanti al dialogo cattolico-ortodosso sappiano che le mie preghiere li accompagnano e che questo dialogo ha il totale sostegno della Chiesa cattolica. Di tutto cuore, auspico che le incomprensioni e le tensioni incontrate fra i delegati ortodossi durante le ultime sessioni plenarie di questa commissione siano superate nell’amore fraterno, di modo che questo dialogo sia più ampiamente rappresentativo dell’ortodossia.  »
(Discorso alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, 27 giugno 2009[20])

Il dialogo con gli anglicani

Nel 2009 Benedetto XVI ha aperto agli anglicani tradizionalisti, che non hanno accettato alcune decisioni della Conferenza di Lambeth, tra le quali la facoltà di conceder gli ordini sacri a persone dichiaratamente omosessuali o alle donne. Il 20 ottobre 2009 il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha presentato in conferenza stampa l’imminente uscita di una costituzione apostolica che permettesse l’entrata in comunione di questi anglicani con la Chiesa cattolica.[21] Contemporaneamente, l’annuncio era dato anche nell’arcivescovado di Westminster dall’arcivescovo cattolico Vincent Gerard Nichols e dal primate della Comunione anglicana Rowan Williams.

La consacrazione dei primi tre sacerdoti dell’Ordinariato

La costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è stata pubblicata il 9 novembre 2009 e porta la firma del 4 novembre 2009. In essa si inserisce la struttura ecclesiastica dell’Ordinariato personale e si ammettono all’ordine sacro tutti i sacerdoti e vescovi anglicani che vogliano rientrare in comunione con la Chiesa cattolica. Ai sacerdoti già sposati è stata concessa una deroga al canone 277 CJC, che richiede il celibato per poter essere ordinati presbiteri (la nuova ordinazione è necessaria perché la Chiesa cattolica ritiene invalide le ordinazioni successive allo scisma anglicano). I vescovi anglicani sposati sono stati anch’essi ordinati presbiteri, rinunciando all’episcopato e restando semplici presbiteri (la Chiesa cattolica non consente infatti l’ordinazione episcopale di uomini sposati).[22]

Il 21 novembre 2009 il Papa ha anche incontrato il primate anglicano Rowan Williams il quale, durante un incontro alla Pontificia Università Gregoriana il 19 novembre, aveva spiegato che «il bicchiere ecumenico è autenticamente mezzo pieno».[23]

Il 17 settembre 2010 Benedetto XVI in visita in Inghilterra ha incontrato nuovamente l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, divenendo il primo pontefice a visitare il Lambeth Palace e a rivolgersi ai vescovi anglicani riuniti nella Conferenza di Lambeth.

Il 15 gennaio 2011 è stato eretto l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per i fedeli di Inghilterra e Galles provenienti dall’anglicanesimo.

Il dialogo con i cattolici tradizionalisti

Il 21 gennaio 2009 ha rimesso la scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di monsignor Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione».[24] La remissione della scomunica è una tappa importante del cammino auspicato da Benedetto XVI che dovrebbe portare «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione». La Segreteria di Stato ha chiarito, in una nota del 4 febbraio 2009, che il Decreto «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X. Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa». È stato ribadito che, contrariamente a quanto molti mezzi d’informazione avevano fatto capire, la remissione della scomunica non significa che lo scisma dei lefebvriani dal cattolicesimo sia stato ricomposto e che, quindi, la Fraternità San Pio X resta esterna alla Chiesa. E inoltre che «per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI. La Chiesa Cattolica attende con viva speranza questi atti da parte dei Vescovi riammessi alla piena comunione cattolica per fare festa insieme come il Vangelo suggerisce».[24]

Il 2 luglio 2009, nell’emanare il motu proprio Ecclesiae unitatem, il Papa ritorna sulla questione della remissione delle scomuniche, confermando le motivazioni già esposte, e chiarisce esplicitamente che «le questioni dottrinali [con la Fraternità S. Pio X] rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero».

Il rapporto della Chiesa con ebrei e musulmani

Benedetto XVI in visita nel campo di sterminio di Auschwitz durante il viaggio apostolico in Polonia (28 maggio 2006)

Benedetto XVI nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau

Il 28 maggio 2006 si è recato, nel corso di una visita in Polonia, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Nel corso della preghiera in ricordo delle vittime del nazismo, ha detto:[25]

« Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa. »

La visita in Terra Santa

In occasione di un’udienza alle organizzazioni ebree statunitensi in Vaticano, il Pontefice annunciò che nella primavera 2009 si sarebbe recato in Terra Santa: Israele, Palestina e Giordania. Nella stessa occasione, il Papa ha chiesto perdono al popolo ebraico con le stesse parole che usò Giovanni Paolo II nel 2000: «faccio mia la sua preghiera. “Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza”». Inoltre, il Papa ha definito «inaccettabile e intollerabile» la posizione di chi, tra gli uomini di Chiesa, nega o minimizza la Shoah (riferimento, questo, esplicito alla posizione del vescovo scismatico Williamson)[26]. Il presidente dello Yad Vashem, il museo israeliano sulla Shoah, ha espresso apprezzamento e fiducia per le «frasi inequivocabili» del Pontefice[27]. Questo scambio sembra aver chiuso l’accesa polemica sulle posizioni del vescovo negazionista e scismatico lefebvriano Richard Williamson.

Il dialogo con i Musulmani

Basandosi sui documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa».

Numerose volte egli ha incontrato esponenti del mondo islamico [28][29], come a Colonia, durante il viaggio in Terra Santa e a a Istanbul, dove ha compiuto l’inedita e per certi versi storica visita alla Moschea Blu[30].

L’attenzione ai temi del Concilio Vaticano II

Benedetto XVI durante una Messa solenne in San Pietro

I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger nei suoi discorsi e documenti. A quarant’anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Concilio Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo». L’attualità di quei documenti, secondo il Pontefice, è oggi addirittura aumentata; in ogni caso, il Papa ha, più volte, esplicitamente ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa.

L’ermeneutica della continuità

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ermeneutica del Concilio Vaticano II.

Il 22 dicembre 2005, in un discorso ai membri della Curia romana, ha espresso una chiara posizione su questo argomento, sostenendo la cosiddetta ermeneutica della continuità. Egli, seguendo con più vigore la linea tracciata dai suoi predecessori, ha testualmente affermato l’erroneità dell’opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di “rivoluzione” all’interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l’unica interpretazione lecita dei documenti del Concilio Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che hanno dato vita al “depositum Fidei” proprio alla tradizione cattolica:[31]

« Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità. La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue “il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga »

Il 10 marzo 2010 ha ribadito questa convinzione, affermando che:[32]

« Dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente “altra”. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, papa Paolo VI e papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia »

La rivalutazione di aspetti della tradizione

Il ritorno ad una spiritualità e ad una liturgia maggiormente legate alla tradizione millenaria della Chiesa è uno dei punti centrali del pontificato di Benedetto XVI. Già in uno dei primi atti del suo pontificato, l’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis (2006), veniva auspicato un più ampio uso del latino e del canto gregoriano nelle liturgie.

Messa celebrata secondo il rito romano antico

Il 7 luglio 2007 è stato promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, che dà la possibilità a qualunque sacerdote cattolico di celebrare, entro precise condizioni, la messa secondo il rito romano antico con il Messale romano del 1962, anteriore alla riforma liturgica del 1970 e caduto in disuso dopo la riforma stessa. A tali funzioni i fedeli sono ammessi, secondo il provvedimento stesso, solo se essi stessi lo richiedono. Precedentemente questa possibilità era riservata ai soli sacerdoti che avessero ottenuto il permesso dal proprio ordinario, secondo quanto stabilito dal motu proprio Ecclesia Dei promulgato da Giovanni Paolo II nel 1988 (che auspicava una larga generosità dei vescovi nel concedere il permesso). Il provvedimento è stato corredato da una lettera di accompagnamento, nella quale il Papa ha auspicato che questa nuova disciplina possa rappresentare un passo verso il riassorbimento dello scisma dei lefebvriani. Secondo le nuove norme introdotte[3], il Rito romano si esplica così in due forme: la forma ordinaria, che celebra la messa di papa Paolo VI, e la forma extraordinaria, che celebra la messa tridentina. Benedetto XVI, dopo l’elezione papale, ha comunque celebrato sempre secondo il messale di Paolo VI.

Benedetto XVI indossa il camauro durante l’udienza generale del 28 dicembre 2005.

Papa Benedetto XVI ha deciso di reindossare alcuni abiti pontifici risalenti al Rinascimento e in disuso da qualche decennio: il camauro, la mozzetta rossa, la mozzetta bianca bordata di ermellino e il “saturno“.

Con un motu proprio datato 11 giugno 2007, Benedetto XVI ha disposto che i papi dovranno essere eletti da una maggioranza di due terzi, indipendentemente dal numero di scrutini, come accadeva da secoli prima della Costituzione apostolica del 1996 di Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, pertanto emendata.

Il recupero della tradizione liturgica

Benedetto XVI con mitria e piviale durante una celebrazione liturgica

A partire dal novembre 2007 il Papa ha sostituito il Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie (colui che prepara e assiste le liturgie papali) monsignor Piero Marini con monsignor Guido Marini, ritenuto interprete di una liturgia «sobria e solenne»[33] e in linea con la tradizione[34]. A partire dalle prime celebrazioni del Papa con monsignor Guido Marini, sono stati reintrodotti camici in pizzo, mitrie gemmate e piviali tradizionali; la croce è stata ricollocata al centro dell’altare affiancata dai sette candelabri (ad «indicare la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore»[35]); inoltre è stato utilizzato dopo lungo tempo il trono dello Spirito Santo, fabbricato durante il pontificato di papa Leone XIII. L’alto trono papale è stato posizionato al centro dell’altare «in particolari circostanze, per semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo».[35] Il 6 gennaio 2009, in occasione della cappella papale in San Pietro per la solennità dell’Epifania, Benedetto XVI ha inoltre riutilizzato, per la prima volta, il tronetto di papa Pio IX, musealizzato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II trent’anni prima e mai più utilizzato successivamente.[36]

Il 13 gennaio 2008 Benedetto XVI ha celebrato la messa all’altare antico della Cappella Sistina nella postura ad orientem,[37] rivolto verso l’altare anziché verso il popolo. Questa scelta è stata giustificata dalla volontà di recuperare «la bellezza e l’armonia» della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, senza ricorrere all’altare su pedana mobile tante volte usato da Giovanni Paolo II.

Benedetto XVI con la ferula di papa Pio IX.

A partire dal 22 maggio 2008, festa del Corpus Domini, il Papa ha comunicato i fedeli che erano inginocchiati davanti a lui, seguendo la tradizione, e cioè non consegnando la particola consacrata nelle mani ma mettendola direttamente nella bocca. La prassi tradizionale sottolinea maggiormente il significato dell’Eucaristia come rinnovato sacrificio di Gesù rispetto a quella ordinariamente in uso, che evidenzia maggiormente la dimensione della mensa.[38]

In un’intervista all’Osservatore Romano del 26 giugno 2008, monsignor Guido Marini ha illustrato dettagliatamente molti degli aspetti delle celebrazioni liturgiche di Benedetto XVI che sono apparsi come un ritorno alla tradizione. Egli ha, tra l’altro dichiarato che «le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L’ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell’ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Vorrei però far notare che il Papa non usa sempre abiti liturgici antichi. Ne indossa spesso di moderni. L’importante non è tanto l’antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica».[35]

Dal 29 giugno 2008 il Papa ha recuperato il vecchio pallio che ha una forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena. Le croci che lo adornano restano rosse, ma la forma è più grande e lunga. Benedetto XVI ha cambiato anche il pastorale, ripristinando il modello usato da papa Pio IX (ferula), quello dorato a forma di croce latina al posto di quello argentato di Lello Scorzelli con la figura del crocifisso introdotto da papa Paolo VI. Il 28 novembre 2009 Benedetto XVI ha cambiato nuovamente ferula, abbandonando quella di Pio IX a favore di una nuova, donata dal Circolo San Pietro. Mons. Guido Marini ha spiegato che la ferula, anch’essa a forma di croce greca, «può essere considerata a tutti gli effetti il pastorale di Benedetto XVI».[39]

La lettera ai cattolici della Cina

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa cattolica in Cina.

Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cattolica in Cina, che porta la data del 27 maggio 2007, solennità di Pentecoste. La lettera tratta questioni eminentemente religiose: non è un documento politico né un atto di accusa contro le autorità governative, nonostante le difficoltà della Chiesa in Cina. Il Papa ricorda in particolare il “disegno originario”, che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli apostoli e ai loro successori, i vescovi.

Nella lettera, il Papa si dice pienamente disponibile ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del popolo cinese[40].

Fede e ragione

Benedetto XVI, in “papamobile“, durante il viaggio apostolico in Brasile

Il 26 settembre 2005 in un colloquio concesso ad Hans Küng, il Papa teologo ha «apprezzato» lo «sforzo» di Küng di «contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare», ha sottolineato che «l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è un obiettivo importante del suo Pontificato» e ha anche affermato di condividere il tentativo di Küng di «ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage».

Nella lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II (enciclica Fides et Ratio, 1998).

Benedetto XVI, pronunciandosi nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso, ha espresso la sua «convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio» e che nell’elemento del Logos (espressione greca per “parola”, cioè verbo di Dio, ma anche “ragione”) si trovi «la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia».

Anche in occasione del viaggio apostolico nel Regno Unito del settembre del 2010 è stato illustrato il rapporto tra fede e ragione come «un processo che funziona nel doppio senso»: «distorsioni della religione», come il settarismo e il fondamentalismo, «emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione»; d’altra parte «senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana».[41].

La globalizzazione

Durante la messa dell’Epifania del gennaio 2008 papa Benedetto XVI asserì che «non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro» ed aggiunse «i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale».[42]

Il caso Fernando Lugo

Nel luglio 2008, con una decisione senza precedenti, Benedetto XVI è stato l’artefice della prima dimissione dallo stato clericale di un vescovo nella storia della Chiesa: si trattava di Fernando Lugo, eletto tre mesi prima presidente del Paraguay alla guida di un partito di sinistra. La richiesta, inizialmente respinta, era stata posta dallo stesso Lugo all’indomani dell’avvenuta elezione. Il ripensamento del Pontefice è stato accolto come “un gesto d’amore” da parte dell’interessato, che così ha commentato: “Che amore deve avere Benedetto XVI per il Paraguay se per il bene del nostro paese ha deciso di esonerarmi da tutte le responsabilità clericali![43].

Morale sessuale

Benedetto XVI con il cardinale Camillo Ruini

  • Il 29 novembre 2005 il Vaticano approvò definitivamente il documento[44] con cui la Chiesa cattolica vieta l’accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l’omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddetta cultura gay» («Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale»).

Importante è ricordare che il giovane che desidera essere prete nella Chiesa cattolica, di rito latino, sceglie uno stato di vita celibatario. Qualunque siano i suoi orientamenti sessuali è chiamato alla castità e alla continenza. Nel rito orientale, invece, uno deve decidere, prima di ordinarsi, se si sposa o meno; chi si ordina senza sposarsi è chiamato a rimanere celibe in futuro.

  • Nel n. 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica, testo questo firmato da Giovanni Paolo II ma preparato da una commissione guidata dall’allora card. Ratzinger, si legge: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI ribadì il no agli atti che vanno contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità». Benedetto XVI invitò tutti gli individui ad accettare la propria identità sessuale, ricordando però che «Dio ha creato l’uomo maschio e femmina». Vengono considerati contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale «perché dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano mutuamente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana».[45]

  • Il 1º dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, Benedetto XVI sostenne che la strategia da seguire nella lotta all’AIDS dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l’uso del preservativo, condannato, come detto, dalla Chiesa cattolica. Il 18 marzo 2009 condanna esplicitamente l’uso del preservativo contro l’AIDS, asserendo che il preservativo «non serve a risolvere il problema», suscitando forti reazioni contrarie nei rappresentanti dei principali paesi della UE.
  • L’11 maggio 2006, rivolgendosi ai partecipanti ad un congresso internazionale dell'”Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia”, riaffermò che la «differenza sessuale» di un uomo e una donna «ha come fine un’unione aperta alla trasmissione della vita» e invitò «ad evitare la confusione tra il matrimonio e altre unioni basate su un amore debole. Solo l’amore tra uomo e donna è capace di costruire una società casa di tutti gli uomini».

Pedofilia nel clero

Il “caso Maciel”

Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, si occupò del caso «a partire dal 1998» quando la Congregazione «ricevette accuse, già in parte rese pubbliche, contro il Rev.do Marcial Maciel Degollado, fondatore della Congregazione dei Legionari di Cristo, per delitti riservati all’esclusiva competenza del Dicastero».[46] Oltre che di pedofilia e di altri abusi sessuali su seminaristi[47], Maciel era accusato di abuso del sacramento della confessione per aver assolto alcune delle sue vittime[48] in modo continuativo tra gli anni quaranta e gli anni sessanta.[47] Il 19 maggio 2006 la Sala stampa della Santa Sede rese pubblica la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede – «tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico».[46][49] Ratzinger, ormai papa Benedetto XVI, approvò queste decisioni. La colpevolezza di padre Maciel fu dichiarata dalla Santa Sede nel 2010.[50]

Nel 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede decise di inviare una visita apostolica ai Legionari di Cristo,[51] che si concluse nel 2010 appurando che «la condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione» del carisma, dell’esercizio dell’autorità e delle Costituzioni.[50] Benedetto XVI nominò delegato apostolico per la Congregazione dei Legionari di Cristo il cardinale Velasio De Paolis,[52] il quale ha nominato Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid, visitatore apostolico per il terzo grado (laici consacrati) del Regnum Christi.

Il “caso Irlanda”

A seguito degli scandali di pedofilia nella Chiesa irlandese, scoppiati a partire dal 2009 con la pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy che denunciavano numerosi casi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti e religiosi dagli anni ’30 fino agli anni 2000 e il tentativo di insabbiamento da parte della Chiesa locale, il portavoce della sala stampa vaticana Federico Lombardi spiegò l’11 dicembre 2009 che il papa condivideva «la rabbia, il senso di tradimento e la vergogna provate da così tanti fedeli cattolici irlandesi» e che avrebbe seguito con «massima attenzione» la questione.[53] Nel corso dei mesi successivi il papa incontrò i responsabili e i vescovi della Chiesa irlandese e presentarono le dimissioni alcuni vescovi con responsabilità pastorali nelle diocesi interessate[54]; si parlò anche della possibilità di dimissioni per il primate d’Irlanda, Sean Brady[55].

Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d’Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.».[56][57]

Ricorso alla Corte Penale Internazionale

Nel settembre del 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests[58]) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights[59]) hanno depositato presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia un ricorso[60] in cui accusano il Papa, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale William Levada, di crimini contro l’umanità[61] per la presunta copertura dei reati commessi da sacerdoti contro i minori[62][63][64].

Viaggi apostolici

Benedetto XVI al suo arrivo in Polonia

Benedetto XVI con George W. Bush

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Viaggi apostolici di Benedetto XVI.

Oltre a numerose visite apostoliche in Italia Benedetto XVI ha compiuto viaggi apostolici in 20 paesi di tutti i continenti: è stato due volte in Germania (tre viaggi, uno per la XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia), poi in Polonia, terra di papa Giovanni Paolo II, in Spagna (tre viaggi, uno per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù), in Turchia, in Austria, in Francia, in Repubblica Ceca, a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito, in Croazia e a San Marino. Cinque i viaggi apostolici intercontinentali: in Brasile, negli Stati Uniti d’America, in Australia, in Africa (Camerun e Angola) e in Terra Santa (Giordania e Israele).

Opere e documenti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Opere e documenti di Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI ha scritto molti saggi e durante il suo pontificato, oltre a vari altri documenti, ha promulgato tre lettere encicliche (Deus caritas est, Spe Salvi e Caritas in veritate). Nel 2007 ha pubblicato un libro personale sulla figura storica di Gesù Cristo (Gesù di Nazaret). Nel 2010 è stato pubblicato un libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, titolato Luce nel mondo.

Concistori ordinari pubblici, per la creazione di nuovi cardinali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Concistori di Papa Benedetto XVI.

Benedetto XVI ha presieduto tre concistori: il primo il 24 marzo 2006, il secondo il 24 novembre 2007 e il terzo il 20 novembre 2010. Nel primo ha nominato 15 cardinali (di cui 12 elettori), nel secondo ne ha nominati 23 (di cui 18 elettori), nel terzo 24 (di cui 20 elettori).

Mentre nel concistoro del 2006 sono stati elevati alla porpora prevalentemente arcivescovi impegnati nel governo pastorale di una diocesi nel mondo, in quello del 2007 si è invece avuta anche una forte componente di “cardinali di Curia“, ossia impegnati nelle diverse funzioni della Santa Sede.

Il 20 novembre 2010 papa Benedetto XVI ha convocato il suo terzo concistoro per la creazione di ventiquattro nuovi cardinali, di cui venti elettori: è da segnalare la presenza massiccia di porporati “di Curia” (dieci su venti). Con il concistoro del 20 novembre 2010 il Sacro Collegio raggiunse il numero di 203 cardinali viventi (compresi i non elettori), provenienti da 69 nazioni, nuovo record storico.

Controversie

Alcune pubblicazioni sono critiche circa la veridicità delle affermazioni di Ratzinger sul proprio rapporto con il nazismo.[65] Nel libro di autori anonimi, chiamati “Discepoli di verità” Senza misericordia della Kaos edizioni, viene enfatizzata l’ammirazione del giovane Ratzinger per il cardinale Michael von Faulhaber, che nel libro viene accusato di avere avuto posizioni filo-naziste e antisemite, sebbene sia stato un autore dell’enciclica di condanna del nazismo Mit brennender Sorge e definito dai nazisti come Judenkardinal (il «cardinale ebreo»).[66]

Nel dicembre 2005 Benedetto XVI non ha presenziato al concerto Natale in Vaticano, inoltre non ha mandato nessun messaggio o video e non ha ricevuto gli artisti che si erano esibiti nella manifestazione, in aperta discontinuità con il comportamento del suo predecessore. Nel 2006 e nel 2007 Benedetto XVI ha espressamente negato agli organizzatori di organizzare il concerto nell’aula Paolo VI, costringendoli a spostare la sede rispettivamente al Grimaldi Forum di Montecarlo e al Teatro Filarmonico di Verona con grande disappunto di molti artisti tra cui Ron, Laura Pausini e Andrea Bocelli. La ragione di questo comportamento è da molti individuata nel fatto che il Papa non ama la musica pop.[67]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Controversia sulla lezione di Ratisbona di papa Benedetto XVI.

Sempre fedele all’insegnamento dei documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa». Tuttavia, in apparente contraddizione con le precedenti dichiarazioni, la citazione di una frase dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”[68], fatta da Benedetto XVI nell’ambito di una lectio magistralis presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, ha provocato nel mondo islamico violente reazioni.

Il Pontefice, il cui Angelus è andato in diretta sulla tv satellitare araba Al Jazira, ha ribadito che il testo medievale citato nel discorso di Ratisbona non esprime il suo pensiero e ha invitato l’Islam ad un dialogo franco e sincero: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani»[69]. Senza alcun precedente nella storia della Chiesa, nel 2007 e nel 2008 sono avvenuti più scambi culturali e teologici ad altissimo livello tra cattolici e musulmani, culminati con un incontro fra una nutrita delegazione di intellettuali e teologi islamici e lo stesso Benedetto XVI, in Vaticano.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Controversia sull’invito di Papa Benedetto XVI alla Sapienza.

Il 15 gennaio 2008 il Papa, su richiesta del rettore dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stato invitato ad intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico. Tale scelta è stata criticata da 67 docenti della stessa università. Tali posizioni hanno portato la Santa Sede a declinare l’invito, ed hanno scatenato polemiche nel mondo politico, giornalistico e scientifico.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Controversia sulla remissione della scomunica al vescovo Richard Williamson.

Il rapporto con la comunità ebraica vive un periodo di crisi all’indomani della remissione della scomunica a quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009. Nello stesso giorno la televisione svedese SVT rende infatti pubblica un’intervista nella quale mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) aveva pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah, in ragione della quale il Rabbinato capo di Israele rimanda alcuni incontri con il Vaticano[70].

Sollecitato da più parti, lo stesso Pontefice nell’udienza generale del 28 gennaio 2009 ha espresso parole chiare volte a contestare ogni forma di negazionismo della Shoah e a esprimere piena solidarietà agli ebrei hanno mostrato la precisa ed esplicita volontà della Chiesa nel voler continuare il dialogo: «In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo. La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo. […] La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!»[71]. Nella stessa occasione il Pontefice ha esplicitato chiaramente che la remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici è stata compiuta come «atto di paterna misericordia» e che egli auspicava che a questo gesto facesse séguito «il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II»[71]. Critiche al Papa sul caso Williamson sono state espresse da Angela Merkel[72], successivamente rientrate in una “comune affermazione” di condanna e ricordo della Shoah a seguito di un colloquio telefonico fra il Papa e la stessa cancelliera tedesca.

Il 4 febbraio 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede diffonde infine una nota in cui si afferma:[73] «Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell’efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre “l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”, aggiungendo che la Shoah resta “per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”».

«Il Vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa – aggiunge la nota – dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica».

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Controversia sulle dichiarazioni di Benedetto XVI in materia di lotta all’AIDS.

Nuove critiche sono state indirizzare a Ratzinger durante il suo viaggio in Camerun e Angola del marzo 2009. Alla domanda se durante il viaggio avrebbe affrontato il problema della lotta contro l’AIDS, Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione dei preservativi non sarebbe una soluzione contro l’AIDS, ma anzi costituirebbe un aggravio del problema. La dichiarazione del Papa è stata stigmatizzata da più governi e da molti fra uomini politici, scienziati, organizzazioni umanitarie e personale coinvolto nella lotta all’AIDS, con ripercussioni anche sul piano diplomatico: in aprile il Belgio ha inoltrato una protesta formale presso la Santa Sede, chiedendone la ritrattazione; il legislativo spagnolo ha stabilito di votare in dicembre una risoluzione con il medesimo testo. Nella comunità scientifica si è registrata la dura presa di posizione del periodico medico Lancet, che in un editoriale del 28 marzo ha accusato il Papa di aver «distorto la verità scientifica» con affermazioni «oltraggiose ed estremamente inaccurate».

Genealogia episcopale e successione apostolica

Onorificenze

Titolazione di
Benedetto XVI
Stemma
Vescovo di Roma
Papa della Chiesa Cattolica
Titolo di riferimento Sua Santità
Titolo parlato Vostra Santità
Titolo religioso Santo Padre
vedi qui per i predicati d’onore
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell’Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell’Ordine dello Speron d’Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell’Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine Equestre di S.Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell’Ordine Equestre di S.Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell’Ordine di San Silvestro Papa
Cavaliere dell'Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti
— 1996
Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
— 1999[75]

Cittadinanze onorarie

Documentari

Note

  1. ^ Benedetto XVI ha tuttavia rinunciato al titolo di patriarca d’Occidente impiegato dai suoi predecessori.
  2. ^ La nonna materna Maria Tauber-Peintner nacque il 29 giugno 1855, a Rasa, un paesino nei pressi di Bressanone, che allora si trovava nell’impero austro-ungarico, mentre oggi è in territorio italiano. Cfr. (DE) Gelmi Josef, Die Päpste mit dem Namen Benedikt, Weger, Brixen 2008
  3. ^ a b c Joseph Ratzinger. “La mia vita – Ricordi (1927-1977)”
  4. ^ Notizie sui contrasti tra Ratzinger e il correlatore Michael Schmaus dal mensile 30 giorni [1]
  5. ^ Per mano di Josef Strangl, vescovo di Würzburg, assistito da Rudolf Graber, vescovo di Ratisbona e da Ernst Tewes, vescovo ausiliare di Monaco e Frisinga
  6. ^ Mario Ponzi. «Il profondo legame tra Montini e Ratzinger». L’Osservatore Romano, 4 11 2009. URL consultato in data 4-11-2009.
  7. ^ Vittorio Messori#L’intervista a Ratzinger.
  8. ^ Cura pastorale delle persone omosessuali, Congregazione per la dottrina della fede, 1 ottobre 1986
  9. ^ Preti pedofili, Usa non coinvolgono il Papa. Il Corriere della Sera. URL consultato il 2008-01-19.
  10. ^ Luigi Accattoli. «Ratzinger, Sodano, Sandri: le «stampelle» del Pontefice malato». Corriere della Sera, 23-10-2003. URL consultato in data 24-03-2010.
  11. ^ Sandro Magister. «Il papa e i suoi due consoli». http://www.chiesa, 30-03-2005. URL consultato in data 24-03-2010.
  12. ^ Sandro Magister. «Ratzinger prepara il conclave a Subiaco». Settimo Cielo, 05-04-2005. URL consultato in data 24-03-2010.
  13. ^ Santa Messa Pro Eligendo Romano Pontifice: Omelia del Card. Joseph Ratzinger. URL consultato il 24-03-2010.
  14. ^ Aldo Cazzullo. «Il manifesto di Joseph». Corriere della Sera, 19 aprile 2005. URL consultato in data 24-03-2010.
  15. ^ L’annuncio cerimoniale fu preceduto, per la prima volta, dal saluto Fratelli e Sorelle carissimi, pronunciato in italiano, spagnolo, francese, tedesco e inglese
  16. ^ Lucio Brunelli, “I segreti del Conclave. Così vinse Ratzinger”, Repubblica, 23 ottobre 2005
  17. ^ Araldica Ecclesiastica di Giorgio Aldrighetti
  18. ^ Nuovo stemma per il Papa
  19. ^ Notizie sul numero di persone partecipanti alla messa d’insediamento
  20. ^ Benedetto XVI. Alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e della conclusione dell’Anno Paolino. 27-06-2009
  21. ^ Marco Tosatti. «Tornano gli Anglicani (alcuni)». La Stampa, 20-10-2009. URL consultato in data 09-11-2009.
  22. ^ «COSTITUZIONE APOSTOLICA ANGLICANORUM COETIBUS CIRCA L’ISTITUZIONE DI ORDINARIATI PERSONALI PER ANGLICANI CHE ENTRANO NELLA PIENA COMUNIONE CON LA CHIESA CATTOLICA». Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 09-11-2009.
  23. ^ «Anglicani: Rowan Williams, “il bicchiere ecumenico è mezzo pieno”». Agenzia SIR, 19-11-2009.
  24. ^ a b «Remissione della scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X». Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.
  25. ^ Benedetto XVI. Visita al Campo di Concentramento di Auschwitz-Birkenau. 29-05-2006. URL consultato il 22-11-2009.
  26. ^ Il Papa: “Andrò in Terra Santa” e chiede scusa agli ebrei
  27. ^ Yad Vashem: da Benedetto XVI parole inequivocabili
  28. ^ [2]
  29. ^ [3]
  30. ^ http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo338296.shtml
  31. ^ Benedetto XVI. Discorso ai Membri della Curia e della Prelatura Romana per la presentazione degli auguri natalizi. 22-12-2005. URL consultato il 13-11-2009.
  32. ^ Benedetto XVI. Udienza generale. 10-03-2010
  33. ^ Gianluca Barile. «Le pagelle di ‘Petrus’ – Promossi e bocciati del 2007». Petrus.
  34. ^ Giuseppe De Carli. «Intervista a Mons. Guido Marini». Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, 28-12-2008.
  35. ^ a b c Intervista a Guido Marini dell’Osservatore Romano, 26-06-2008.
  36. ^ Il tronetto di Pio IX
  37. ^ http://www.catholicculture.org/news/features/index.cfm?recnum=55933
  38. ^ Papa: a S. Giovanni niente Comunione nelle mani dei fedeli
  39. ^ «Un nuovo pastorale per Benedetto XVI». L’Osservatore Romano, 28-11-09.
  40. ^ testo della lettera
  41. ^ Incontro con le autorità civili, Westminster Hall, 17 settembre 2010
  42. ^ Il Papa contro la globalizzazione , Repubblica 6 gennaio 2008
  43. ^ [4]
  44. ^ Il documento, di nove pagine, era stato approvato dal Papa il 31 agosto 2005, prima di essere siglato dal prefetto della Congregazione, il cardinale Zenon Grocholewski e dal segretario, l’arcivescovo John Michael Miller, il 4 novembre 2005
  45. ^ Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 499
  46. ^ a b «Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede», 19 maggio 2006.
  47. ^ a b Sandro Magister. «Caso Maciel. La parola all’accusa. E alla difesa». Espresso Chiesa, 19 gennaio 1999.
  48. ^ Il fascicolo all’archivio della Congregazione era intitolato “Absolutio complicis”. CIC can. 977 (1983): «L’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo è invalida, eccetto che in pericolo di morte». CIC can. 1378 (1983): «Il sacerdote che agisce contro il disposto del can. 977, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica».
  49. ^ CIC (1983) can. 1333 (sospensione), La Santa Sede
  50. ^ a b «Comunicato della Santa Sede», 1 maggio 2010.
  51. ^ Sandro Magister. «Ispezione vaticana sui Legionari. Il doppio annuncio ufficiale». Settimo cielo, 31 marzo 2009.
  52. ^ «Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede», 9 luglio 2010.
  53. ^ «Pedofilia in Irlanda, rabbia e vergogna del Papa: «Responsabili pagheranno»». Corriere della Sera, 11-12-2009.
  54. ^ Irlanda, rapporto su preti pedofili si dimettono altri due vescovi. 25-12-2009
  55. ^ Andrea Tornielli. Pedofilia, il primate d’Irlanda verso le dimissioni. 16-03-2010
  56. ^ «Il Papa e i casi di pedofilia nella Chiesa: «Ne risponderete a Dio e ai tribunali»». Corriere della Sera, 20-03-2010.
  57. ^ Benedetto XVI. Lettera pastorale ai Cattolici d’Irlanda. 20-03-2010
  58. ^ Survivors Network of those Abused by Priests Home page
  59. ^ Center for Constitutional Rights Home page
  60. ^ Victims’ Communication Pursuant to Article 15 of the Rome Statute Requesting Investigation and Prosecution of High-level Vatican Officials for Rape and Other Forms of Sexual Violence as Crimes Against Humanity and Torture as a Crime Against Humanity
  61. ^ «Vittime preti pedofili denunciano il Papa. “È colpevole di crimini contro l’umanità”». Larepubblica.it, 13 settembre 2011.
  62. ^ «“Processate il Papa per crimini contro l’umanità”». Lastampa.it, 13 settembre 2011.
  63. ^ «Chiesa e pedofilia, ricorso all’Aja «Azione anticattolica». «Patetici»». Avvenire.it, 13 settembre 2011.
  64. ^ Massimo Introvigne, Una paglicciata e un’infamia, La Bussola Quotidiana, 14 settembre 2011
  65. ^ Nell’agosto 2006 Franca Rame si domanda a proposito dell’appartenenza del premio Nobel Günter Grass alle SS, alludendo all’arruolamento obbligatorio di Ratzinger nella Hitlerjugend «Allora cosa dovrebbe fare Benedetto XVI? Restituire il pontificato?». Lo storico del nazismo tedesco Joachim Fest rispose sulle pagine di Repubblica [5] che: «Il giovane Joseph Ratzinger fu arruolato a forza dai nazisti, e solo come ausiliario nella contraerea. Il giovane Günter Grass invece si presentò volontario. E tra la contraerea e le SS c’era una bella differenza davanti alla Coscienza del mondo. Ma vogliamo scherzare? Una cosa era aiutare obbligati i cannonieri antiaerei contro i bombardieri alleati, altro era vestire volontari l’uniforme di chi massacrava partigiani sovietici, ebrei polacchi o donne e bambini francesi a Oradour-sur-Glane. Chi, come Franca Rame, chiede di criticare il Papa non meno di Grass, non sa o non vuole né pensare né ricordare la Storia».
  66. ^
    (DE)

    « seit 1923 von seinen Gegnern als „Juden-Kardinal“ beschimpfen lassen, nachdem er in der Allerseelenpredigt wachsenden Antisemitismus und die willkürliche Ausweisung polnischer Juden kritisiert hatte. »
    (IT)

    « Dal 1923 Michael von Faulhaber venne soprannominato dai suoi oppositori “Juden-Kardinal”, dopo che nella predica del giorno dei morti aveva criticato il crescente antisemitismo e l’espulsione arbitraria degli ebrei polacchi. »
    (Die Tagespost)

    vedi

  67. ^ Il Papa annulla concerto di Natale. Ratzinger non ama il pop. URL consultato il 2008-06-07.
  68. ^ [6]
  69. ^ [7]
  70. ^ Vedi [8]. Le scuse del priore della Fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, non sono bastate a placare la polemica, soprattutto perché indirizzate al Papa e non alla comunità ebraica. Fellay nel suo comunicato comunque dichiarava che: «Le affermazioni di monsignor Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche». Vedi: Negazionismo: I lefebvriani chiedono perdono al Papa
  71. ^ a b Benedetto XVI, Udienza generale del 28 gennaio 2009
  72. ^ [9]
  73. ^ L’Osservatore Romano. «Nota della Segreteria di Stato». URL consultato in data 05-02-2009.
  74. ^ Fonte: Catholic Hierarchy, URL consultato il 2008-09-22. A stampa: cf. Dell’Omo, La genealogia episcopale (vd. infra Bibliografia).
  75. ^ Articolo dal sito zenit.org, [10]
  76. ^ Benedetto XVI riceve la cittadinanza onoraria di Ratisbona
  77. ^ Deliberazione del consiglio comunale
  78. ^ [http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20091216_cittadinanza-introd_it.html Conferimento della cittadinanza onoraria di Introd
  79. ^ Discorso del Papa per il conferimento della cittadinanza onoraria di Frisinga
  80. ^ Conferimento della cittadinanza onoraria di Romano Canavese

Bibliografia

Opere di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

Opere su Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

Voci correlate

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25 novembre 19812 aprile 2005 William Joseph Levada I
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Bernardin Gantin 27 novembre 200219 aprile 2005 Angelo Sodano I
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Papi della Chiesa cattolica

Pietro · Lino · Anacleto I · Clemente I · Evaristo · Alessandro I · Sisto I · Telesforo · Igino · Pio I · Aniceto · Sotero · Eleuterio · Vittore I · Zefirino · Callisto I · Urbano I · Ponziano · Antero · Fabiano · Cornelio · Lucio I · Stefano I · Sisto II · Dionisio · Felice I · Eutichiano · Caio · Marcellino · Marcello I · Eusebio · Milziade · Silvestro I · Marco · Giulio I · Liberio · Damaso I · Siricio · Anastasio I · Innocenzo I · Zosimo · Bonifacio I · Celestino I · Sisto III · Leone I · Ilario · Simplicio · Felice III · Gelasio I · Anastasio II · Simmaco · Ormisda · Giovanni I · Felice IV · Bonifacio II · Giovanni II · Agapito I · Silverio · Vigilio · Pelagio I · Giovanni III · Benedetto I · Pelagio II · Gregorio I · Sabiniano · Bonifacio III · Bonifacio IV · Adeodato I · Bonifacio V · Onorio I · Severino · Giovanni IV · Teodoro I · Martino I · Eugenio I · Vitaliano · Adeodato II · Dono · Agatone · Leone II · Benedetto II · Giovanni V · Conone · Sergio I · Giovanni VI · Giovanni VII · Sisinnio · Costantino · Gregorio II · Gregorio III · Zaccaria · Stefano II · Paolo I · Stefano III · Adriano I · Leone III · Stefano IV · Pasquale I · Eugenio II · Valentino · Gregorio IV · Sergio II · Leone IV · Benedetto III · Niccolò I · Adriano II · Giovanni VIII · Marino I · Adriano III · Stefano V · Formoso · Bonifacio VI · Stefano VI · Romano · Teodoro II · Giovanni IX · Benedetto IV · Leone V · Sergio III · Anastasio III · Lando · Giovanni X · Leone VI · Stefano VII · Giovanni XI · Leone VII · Stefano VIII · Marino II · Agapito II · Giovanni XII · Leone VIII · Benedetto V · Giovanni XIII · Benedetto VI · Benedetto VII · Giovanni XIV · Giovanni XV · Gregorio V · Silvestro II · Giovanni XVII · Giovanni XVIII · Sergio IV · Benedetto VIII · Giovanni XIX · Benedetto IX · Silvestro III · Benedetto IX · Gregorio VI · Clemente II · Benedetto IX · Damaso II · Leone IX · Vittore II · Stefano IX · Niccolò II · Alessandro II · Gregorio VII · Vittore III · Urbano II · Pasquale II · Gelasio II · Callisto II · Onorio II · Innocenzo II · Celestino II · Lucio II · Eugenio III · Anastasio IV · Adriano IV · Alessandro III · Lucio III · Urbano III · Gregorio VIII · Clemente III · Celestino III · Innocenzo III · Onorio III · Gregorio IX · Celestino IV · Innocenzo IV · Alessandro IV · Urbano IV · Clemente IV · Gregorio X · Innocenzo V · Adriano V · Giovanni XXI · Niccolò III · Martino IV · Onorio IV · Niccolò IV · Celestino V · Bonifacio VIII · Benedetto XI · Clemente V · Giovanni XXII · Benedetto XII · Clemente VI · Innocenzo VI · Urbano V · Gregorio XI · Urbano VI · Bonifacio IX · Innocenzo VII · Gregorio XII · Martino V · Eugenio IV · Niccolò V · Callisto III · Pio II · Paolo II · Sisto IV · Innocenzo VIII · Alessandro VI · Pio III · Giulio II · Leone X · Adriano VI · Clemente VII · Paolo III · Giulio III · Marcello II · Paolo IV · Pio IV · Pio V · Gregorio XIII · Sisto V · Urbano VII · Gregorio XIV · Innocenzo IX · Clemente VIII · Leone XI · Paolo V · Gregorio XV · Urbano VIII · Innocenzo X · Alessandro VII · Clemente IX · Clemente X · Innocenzo XI · Alessandro VIII · Innocenzo XII · Clemente XI · Innocenzo XIII · Benedetto XIII · Clemente XII · Benedetto XIV · Clemente XIII · Clemente XIV · Pio VI · Pio VII · Leone XII · Pio VIII · Gregorio XVI · Pio IX · Leone XIII · Pio X · Benedetto XV · Pio XI · Pio XII · Giovanni XXIII · Paolo VI · Giovanni Paolo I · Giovanni Paolo II · Benedetto XVI Papi

 

 

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papa

Papa

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Lo stemma del papato.

Papa è il titolo proprio del vescovo di Roma, patriarca della Chiesa latina, sommo pontefice della Chiesa cattolica e sovrano dello stato della Città del Vaticano.

L’ufficio del papa prende il nome di Papato, mentre la sua giurisdizione ecclesiastica ha il nome di Santa Sede o Sede Apostolica, è infatti sede apostolica ed ente di diritto internazionale. La particolare preminenza del papa sulla Chiesa deriva dal suo essere considerato successore dell’apostolo Pietro, al quale l’interpretazione cattolica dei Vangeli riconosce l’incarico, ricevuto direttamente da Cristo, di guida della Chiesa universale[1]. Pietro, secondo la tradizione, avrebbe retto negli ultimi anni di vita la comunità cristiana di Roma, divenendone il primo vescovo e subendovi il martirio nell’anno 67.

Il titolo di papa deriva dal greco πάππας (pàppas), espressione familiare per “padre” attestata a partire dal III secolo, contestualmente ad un analogo uso fatto per indicare il vescovo di Alessandria, in Egitto.

Dal 2005 sulla Sede di Pietro siede papa Benedetto XVI, 265º vescovo di Roma, al secolo Joseph Alois Ratzinger.

Indice

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Nella Chiesa antica

Vi sono diverse ipotesi sull’esistenza di una forma di primato petrino nella Chiesa antica.

Ireneo di Lione nell’Adversus haereses stila una lista di quelli che furono i successori della Chiesa «somma ed antichissima ed a tutti nota, fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo. A questa Chiesa, per la sua peculiare principalità (propter potiorem principalitatem), è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli dovunque sparsi, poiché in essa la tradizione degli Apostoli è stata sempre conservata» (Adversus haereses, III, 3, 2: PG 7,848).

Inoltre, tale primazia è indicata, per l’Occidente, già nei primissimi Concili della Chiesa: al Primo concilio di Nicea (19 giugno 325) venne riconosciuta la preminenza di alcune sedi patriarcali in modo canonico: «In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi.»

Infine, durante il primo concilio di Costantinopoli (tenutosi dal maggio al luglio del 381) si decise che «Il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d’onore dopo il vescovo di Roma, perché tale città è la nuova Roma». Questo canone non fu, però, accettato dai papi Damaso I e Gregorio I.

Mentre la sede di Roma sarebbe stata fondata da Pietro apostolo e da Paolo di Tarso, quella di Alessandria risalirebbe a Marco evangelista; la sede di Antiochia sarebbe una Chiesa fondata anch’essa da Pietro e il Patriarcato di Costantinopoli, per tradizione, si fa discendere da Andrea apostolo, fratello di Pietro.

Il ruolo e i titoli del Papa nella Chiesa cattolica

La basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, la sede del Papa quale Vescovo dell’Urbe.

Gesù dona a Pietro le chiavi sacre.

L’Annuario pontificio del 2008 elenca questi titoli dei Papi e nell’ordine che segue:

  • vescovo di Roma
  • vicario di Gesù Cristo
  • successore del principe degli apostoli
  • sommo pontefice della chiesa universale
  • primate d’Italia
  • arcivescovo e metropolita della Provincia Romana
  • patriarca d’occidente (sebbene papa Benedetto XVI abbia rinunciato a questo titolo)
  • sovrano dello Stato della Città del Vaticano
  • servo dei servi di Dio.

Nel corso dei secoli vari sono stati i titoli attribuiti al Romano Pontefice. Negli atti ufficiali in cui il nome del papa è posto all’inizio (tale ad esempio è una costituzione apostolica) in modo costante al nome del papa senza ordinale (ad esempio “Paolo”) segue solo il titolo di vescovo e quello di Servo dei Servi di Dio. Nella Chiesa cattolica il papa ha compiti, titoli ed autorità, sia a livello locale che universale:

  • Innanzitutto il papa è il vescovo di Roma. Questo ufficio determina tutti gli altri, cioè il papa è tale in quanto vescovo di Roma e non viceversa.
  • Il papa è, inoltre, arcivescovo metropolita della provincia ecclesiastica romana, una delle antiche sedi apostoliche.
  • Il papa è anche il primate d’Italia.
  • Nella storia della Chiesa, è anche il patriarca della Chiesa latina, la più estesa fra le Chiese cattoliche particolari. Questo ruolo viene riconosciuto anche dalle Chiese ortodosse separate da Roma, ma che hanno mantenuto la disciplina canonica della Chiesa antica. Da questo ruolo patriarcale derivano i titoli condivisi con altri patriarchi di «sua santità» o «santo padre». Il titolo di Patriarca d’Occidente è stato soppresso per volere di papa Benedetto XVI nel 2006. Il Papa ha così deciso, sia per tentare un riavvicinamento con le Chiese separate che non hanno mai riconosciuto come valido questo titolo, sia perché l’Occidente a cui il titolo fa riferimento si è esteso anche all’America e all’Oceania, uscendo così dal significato originario che esso aveva in riferimento alla sola Europa.[2]
  • Nella Chiesa cattolica, al papa viene assegnato un ruolo universale, non accettato dalle altre Chiese. Poiché San Pietro fu a capo della Chiesa di Roma, dove fu martirizzato, il papa viene anche detto successore di Pietro, il principe degli apostoli. I cattolici ritengono che il primato che San Pietro avrebbe esercitato sugli apostoli si sia trasmesso anche ai suoi successori, così come il ministero del sacerdozio. Egli è pertanto il capo del collegio episcopale ed è una fonte del magistero ecclesiastico che può esercitare da solo o con i vescovi nel Concilio ecumenico; in particolare, egli è infallibile quando definisce ex cathedra verità essenziali circa la fede e la morale. Nell’esercizio del suo potere il papa è coadiuvato dal collegio dei cardinali e dalla Curia romana.
  • Fra gli altri titoli usati dal papa, che in realtà non sono specifici del papato ma comuni a tutti i vescovi, vi è quello di “pontefice” (termine derivato dal latino che indica il ruolo di sacerdote) e «vicario di Cristo», che indica il compito di governo della Chiesa proprio di ogni vescovo.
  • Il Codice di diritto canonico definisce il papa «Organo supremo della potestà di giurisdizione» e in lui si assommano i poteri legislativo, esecutivo e amministrativo; oggetto della sua giurisdizione sono: la fede, i costumi e la disciplina ecclesiastica; la sua giurisdizione si estende a tutte le singole chiese, a tutta la gerarchia ecclesiastica e a tutti i fedeli. In questa veste viene anche chiamato “Sommo Pontefice della Chiesa Universale” e “Servo dei servi di Dio”.
  • Il papa riveste anche un ruolo “secolare” in quanto sovrano dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede; quest’ultima è un soggetto della diplomazia e del diritto internazionale.

Il titolo di Papa è attestato sin dal III secolo, a quando viene fatta risalire un’epigrafe nelle catacombe di San Callisto situate in Roma, nella quale un certo diacono Severo, avendo scavato un cubicolo doppio per sé e la sua famiglia poiché gli era morta la figlia di dieci anni, dice di essere stato autorizzato da “papae sui Marcellini”, ossia il suo papa Marcellino (296304).

Caratteristiche del papato

Il primato papale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce primato papale.

Il primato papale è l’autorità apostolica del vescovo della diocesi di Roma su tutte le chiese particolari della Chiesa cattolica, sia di rito latino che di riti orientali.

La Chiesa ortodossa riconosce un primato di onore al vescovo di Roma ma ritiene che non sia valido finché continua la suddivisione tra chiesa orientale ed occidentale successiva allo scisma d’Oriente-Occidente.

Le Chiese protestanti non riconoscono alcuna autorità superiore al vescovo di Roma poiché la ritengono non conforme alle Sacre Scritture. Al giorno d’oggi molte Chiese mantengono questa opinione, mentre altre non escludono una forma di ministero papale, in prospettiva ecumenica, sostanzialmente diversa dal primato papale attuale.[non chiaro] La chiesa anglicana ritiene che “Entro il suo più ampio ministero, il vescovo di Roma offre un ministero specifico riguardante il discernimento della verità, come un’espressione del primato universale.” Tuttavia “Questo servizio particolare è stato fonte di difficoltà e di fraintendimenti tra le chiese.”[3]

L’infallibilità papale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce infallibilità papale.

Il dogma dell’infallibilità papale, contenuto nella costituzione dogmatica della Chiesa Pastor Aeternus approvato dal Concilio Vaticano Primo il 18 luglio 1870, nell’imminenza della fine del potere temporale, afferma che il magistero del papa deve essere considerato infallibile quando viene espresso ex cathedra, cioè quando il papa esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» […] e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi». Pertanto, quanto da lui stabilito «vincola tutta la Chiesa cattolica».

Finora il dogma dell’infallibilità è stato utilizzato due volte, da Papa Pio IX per affermare l’Immacolata Concezione di Maria, e da Papa Pio XII per affermare l’Assunzione della Vergine Maria.

L’elezione del Papa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conclave.

Foto del Pontefice Benedetto XVI

Le modalità di elezione del papa hanno subìto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Inizialmente veniva eletto dal popolo e dal clero romano. Alcuni vennero nominati dall’imperatore del Sacro Romano Impero, che si avvaleva di questa facoltà attraverso il Privilegium Othonis, un documento stipulato il 1º febbraio del 962 dall’imperatore Ottone I e del quale si avvalsero anche i suoi successori, fino a Enrico III. Nel caso di papa Fabiano, l’elezione avvenne allorché una colomba si posò sul suo capo. Questo venne considerato come un inequivocabile segno della designazione divina. Nella chiesa delle origini il Papa veniva eletto come tutti gli altri vescovi, con il concorso del clero e della comunità romana. Col passare degli anni la componente laica venne eliminata dall’elettorato attivo. Ciò nonostante l’influenza del potere temporale non venne meno, si pensi al fatto che la nomina del vicario di Pietro era ratificata con proprio placet dall’imperatore. Solo con il Decreto di Niccolò II del 1059 il clero e il popolo romano vengono definitivamente espulsi dal processo di elezione del Papa e l’elettorato attivo viene riservato ai cardinali-vescovi.

L’elezione del papa viene decisa dai cardinali riuniti in conclave (diritto risalente al 1059, stabilito con un sinodo in Laterano voluto da papa Niccolò II) tramite votazione segreta che richiede la maggioranza dei due terzi. Il conclave si riunisce non prima di quindici giorni e non oltre i ventidue dalla morte del precedente pontefice. I cardinali durante tutta la durata del conclave non possono avere alcun contatto con l’esterno. Per gli scrutini si tengono quattro votazioni al giorno e il loro esito è segnalato ai fedeli all’esterno con una fumata, nera se negativo, bianca se positivo. Qualsiasi maschio battezzato celibe può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo. Le norme in vigore per la sede vacante, per lo svolgimento del conclave e per l’elezione del nuovo papa sono state promulgate nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis da papa Giovanni Paolo II nel 1996.

Benedetto XVI con un motu proprio del 26 giugno 2007 ha stabilito che la maggioranza necessaria all’elezione del papa sarà di due terzi dei votanti per tutti gli scrutini e che a partire dal tredicesimo giorno di conclave si debba procedere al ballottaggio, sempre mantenendo la maggioranza dei due terzi per la validità dell’elezione, tra i due cardinali più votati nell’ultimo scrutinio. Questi ultimi perdono il diritto di voto: è stata così abolita la norma stabilita da Giovanni Paolo II, che prevedeva una riduzione del quorum alla maggioranza assoluta dei votanti a partire dal trentaquattresimo scrutinio (o trentacinquesimo se si era votato anche il giorno di apertura del Conclave).

L’incoronazione e la presa di possesso della Diocesi

Alla presentazione del nuovo pontefice, eseguita attraverso il tradizionale annuncio dell’Habemus Papam, segue, solitamente dopo pochi giorni la solenne cerimonia di incoronazione papale nella basilica di San Pietro in Vaticano, che avvia il complesso delle cerimonie di insediamento, che comprendono, nei giorni successivi, le visite alle basiliche patriarcali di San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore e che si concludono con la solenne cerimonia di presa di possesso dell’Arcibasilica lateranense, cattedrale della Diocesi di Roma.

Rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice

Come stabilito dal Codice di Diritto Canonico, Libro II “Il popolo di Dio“, parte seconda “La suprema autorità della Chiesa”, capitolo I “Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi” è contemplata la rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice[4][5][6], fatto che darebbe vita al titolo di Papa “emerito”[senza fonte]:

« Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. »

I casi storici di rinuncia non mancano, soprattutto nei tempi più remoti del Papato: Clemente I, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lotano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Verso la prima metà del III secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere spedito in esilio in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero. Silverio, deposto da Belisario, in punto di morte rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino I[7]. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe.

Il più celebre caso di rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche “il Papa del gran rifiuto”, che portò all’elezione di Bonifacio VIII; poiché quest’ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell’Antinferno tra gli ignavi: non è però certo chi il Sommo Poeta volesse indicare nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esaù o Giano della Bella:

« Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto. »

Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che una abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emanò una costituzione sull’abdicazione del papa, confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdicò[8].

Nel 1415 un altro Papa, Gregorio XII, eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, in attesa che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell’obbedienza avignonese) ed alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione però non seguì l’elezione di un nuovo Papa, che si verificò passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio, dopo la quale venne convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V[9][10].

La rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice spesso viene considerata un caso di dimissioni, ma, più correttamente, si dovrebbe parlare di abdicazione, così come è riportato nelle fonti storiche e storiografiche.

Il nome dei papi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Nome pontificale.

È tradizione che il nuovo papa scelga per sé un nuovo nome. Il primo a cambiare il suo nome di battesimo fu, nel 533, Giovanni II che in realtà si chiamava Mercurio e ritenne perciò inappropriato che il vescovo di Roma avesse il nome di una divinità pagana. Dopo di lui anche altri papi scelsero un nuovo nome, o perché avevano nomi sgradevoli o perché non italiani. Nessuno di nome Pietro volle poi chiamarsi Pietro II in segno di rispetto verso Pietro apostolo[senza fonte]. Il cambio del nome divenne una regola, la quale ebbe tuttavia qualche eccezione. Ad esempio Adriaan Florenszoon Boeyens fu Adriano VI, Marcello Cervini fu Marcello II.

Storia del Papato

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Diocesi di Roma#Storia e Stato Pontificio.

Durata dei pontificati

I pontificati più lunghi

Secondo i dati della Chiesa cattolica (in ordine decrescente di durata):

  1. Pietro apostolo (dal 33 al 64/67): 31 o 34 anni
  2. papa Pio IX (dal 1846 al 1878): 31 anni, 7 mesi e 23 giorni (11.560 giorni)
  3. papa Giovanni Paolo II (dal 1978 al 2005): 26 anni, 5 mesi e 17 giorni (9.665 giorni)
  4. papa Leone XIII (dal 1878 al 1903): 25 anni, 4 mesi e 29 giorni (9.280 giorni)
  5. papa Pio VI (dal 1775 al 1799): 24 anni, 6 mesi e 14 giorni (8.962 giorni)
  6. papa Adriano I (dal 772 al 795): 23 anni, 10 mesi e 25 giorni (8.738 giorni)
  7. papa Pio VII (dal 1800 al 1823): 23 anni, 5 mesi e 6 giorni (8.559 giorni)
  8. papa Alessandro III (dal 1159 al 1181): 21 anni, 11 mesi, e 2 giorni (8.029 giorni)
  9. papa Silvestro I (dal 314 al 335): 21 anni e 11 mesi e 1 giorno (8.005 giorni)
  10. papa Leone I (dal 440 al 461): 21 anni e 1 mese e 13 giorni (7.713 giorni)
  11. papa Urbano VIII (dal 1623 al 1644): 20 anni, 11 mesi e 23 giorni (7.663 giorni)

La Chiesa cattolica definisce Pietro apostolo il primo papa. Occorre considerare che il papa è il vescovo di Roma, e quindi secondo alcuni il pontificato di Pietro non dovrebbe avere inizio subito dopo l’ascensione di Gesù al cielo, ma solo da quando Pietro si stabilì a Roma, divenendo il capo (vescovo) dei cristiani di Roma. In tal caso il periodo di papato di Pietro apostolo si riduce a circa venticinque anni (il periodo che si presume sia stato quello della sua permanenza nell’Urbe). Pertanto la classifica dei pontificati più lunghi inizia da Pio IX e prosegue con Giovanni Paolo II al secondo posto. Pietro si porterebbe al quarto posto, dopo papa Leone XIII.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Pietro apostolo e Elenco dei papi.

I pontificati più brevi

Secondo i dati della Chiesa cattolica (in ordine crescente di durata):

  1. papa Urbano VII (15 settembre27 settembre 1590): 13 giorni
  2. papa Bonifacio VI (aprile 896): 16 giorni
  3. papa Celestino IV (25 ottobre10 novembre 1241): 17 giorni
  4. papa Sisinnio (15 gennaio4 febbraio 708): 21 giorni
  5. papa Teodoro II (dicembre 897): 21 giorni
  6. papa Marcello II (10 aprile1º maggio 1555): 22 giorni
  7. papa Damaso II (17 luglio9 agosto 1048): 24 giorni
  8. papa Pio III (22 settembre18 ottobre 1503): 27 giorni
  9. papa Leone XI (1º aprile27 aprile 1605): 27 giorni
  10. papa Giovanni Paolo I (26 agosto28 settembre 1978): 33 giorni
  11. papa Benedetto V (22 maggio23 giugno 964): 33 giorni[11]

Il primato di pontificato più breve sarebbe in realtà da attribuire a papa Stefano (II) e non a papa Urbano VII, poiché la sua durata fu di soli 3 giorni: morto per ictus, Stefano II non fece in tempo ad essere consacrato. Fu escluso dalla lista dei papi per secoli, reinserito, e di nuovo escluso dal 1961, provocando a volte qualche incongruenza nell’Elenco dei papi di nome Stefano che lo hanno seguito.

Tra i pontificati più brevi è da ricordare anche quello di Celestino V, l’unico papa ad aver rinunciato al proprio incarico (dopo appena 100 giorni), imprigionato dal successore Bonifacio VIII, lo stesso Bonifacio cui è predetta la pena eterna da Dante nella Divina Commedia, per la sua sete di dominio e la sua corruzione, e contro cui si scagliarono le invettive di gran parte degli intellettuali e spirituali del tempo. La credenza popolare indica in Celestino V il personaggio del gran rifiuto, identificazione rifiutata da alcuni critici danteschi.

Si narra pure che il nipote di papa Gregorio X, il cardinale Vicedomino Vicedomini, fosse stato eletto papa il 5 settembre 1276, nel terzo conclave susseguente alla morte dello zio (dopo Innocenzo V e Adriano V eletti e morti lo stesso anno), ma che non avesse accettato subito il suo ministero, chiedendo un giorno per decidere ma manifestando a priori l’intenzione di voler prendere il nome di Gregorio XI. La notte stessa, però, morì. Giustamente non è annoverato nella storiografia ufficiale dei Pontefici della Chiesa cattolica, non avendo egli ancora accettato l’ufficio apostolico prima di morire, anche se il decesso subito dopo l’elezione è stato fino ad ora un fatto unico nella storia del papato.[12].

Adriano V, papa per 39 giorni nel 1276, morì prima di poter essere ordinato sacerdote.

Onorificenze pontificie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elenco delle onorificenze pontificie.

Il papa concede varie onorificenze, appartenenti a ordini e non.

Degli ordini il Pontefice è il capo in quanto Sovrano, mentre il gran magistero delle singole onorificenze può essere mantenuto direttamente dal pontefice o concesso ad una persona di fiducia, solitamente un cardinale.

Per antica tradizione al Sommo Pontefice non si conferiscono titoli (di alcun genere né cavallereschi né nobiliari), ciò perché la sua carica è al di sopra di ogni onore, anzi da lui tutti gli onori discendono (il pontefice assieme al Sacro Romano Imperatore, era uno dei due poteri universali, ma al primo competeva incoronare il secondo). Come tale il papa non indossa mai le decorazioni di cui pure è sovrano e non è mai insignito di nessun grado.

Un cardinale che, avendo ricevuto onorificenze, diventa pontefice, automaticamente decade da tutte le onorificenze ricevute in quanto esse vengono soppiantate dal titolo di Sommo Pontefice.[13]

Per un quadro riassuntivo vedi a fine pagina Onorificenze ed Ordini Equestri Pontifici

Note

  1. ^ Mt16,17-19;Lc21,31-32;Gv21,15-18
  2. ^ Sulla recente rinuncia al titolo di «patriarca» in L’Annuario Pontificio. URL consultato il 3-5-2010.
  3. ^ Dichiarazione dei copresidenti dell’ARCIC
  4. ^ Codice di Diritto Canonico. vatican.va. URL consultato il 3-5-2010.
  5. ^ Franck Barretti. Ancora viaggi ma si parla di dimissioni. rassegna.it, 23-5-2002. URL consultato il 3-5-2010.
  6. ^ Franck Barretti. Se il Papa non governa più. rassegna.it, 11-2-2005. URL consultato il 3-5-2010.
  7. ^ Che cosa succede quando muore il papa, di José-Apeles Santolaria, edito da PIEMME a Casale Monferrato nel 2001, Parte I, Cap. “Papi che hanno deposto la tiara”, ppagg. 106-107
  8. ^ Storia della Chiesa, di Hans Wolter ed Hans-Georg Beck, Edito da Verlag Herder KG, Friburgo in Brisgovia 1968, Edizione Italiana Editoriale Jaca Book, Milano 1972, Vol. V/1, Cap. XXXV “Celestino V e Bonifacio VIII, pag. 388
  9. ^ Storia della Chiesa, di Ludwig Hertling ed Angiolino Bulla, edito da Citta Nuova a Milano nel 2001, Cap. IX “L’esilio di Avignone e il Grande Scisma”, pag. 273
  10. ^ Che cosa succede quando muore il papa, di José-Apeles Santolaria, edito da PIEMME a Casale Monferrato nel 2001, Parte I, Cap. “La via cessionis”, ppagg. 109-110
  11. ^ nella cronologia viene dopo Giovanni Paolo I, perché non si sa il giorno dell’elezione papale e quindi dovrebbe essere oltre i 33 giorni.
  12. ^ Se fosse vissuto almeno un giorno in più forse avrebbe accettato, e, in tal caso, il 1276 avrebbe visto ben cinque papi in successione. Coloro che ci narrano questa vicenda parlano – forse riferendosi alla stessa fonte – per sentito dire, ma non portano documentazione storica, ed è difficile credere che in due giorni – dal 6 all’8 settembre – si sia potuto eleggere un altro papa, Pedro “Ispano” Iuliani, Giovanni XXI (12761277). Ciò avvalora la tesi che il Vicedomini sia in effetti morto durante il conclave e che la sua avvenuta elezione sia solo leggenda. La notizia della sua elezione e della sua subitanea morte può essere reperita nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica di G. Moroni ed nelle Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium del Chacon
  13. ^ Queste note sono prese dalla voce Elenco delle onorificenze pontificie, alla quale si rimanda.

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Elezioni papali e conclavi dal 1061 al 2005

XI secolo
1061 · 1073 · 1086 · 1088 · 1099
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XII secolo
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XIII secolo
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XIV secolo
1303 · 1304-05 · 1314-16 · 1334 · 1342 · 1352 · 1362 · 1370 · 1378 · 1389
XV secolo
1404 · 1406 · 1417 · 1431 · 1447 · 1455 · 1458 · 1464 · 1471 · 1484 · 1492
XVI secolo
XVII secolo
marzo 1605 · maggio 1605 · 1621 · 1623 · 1644 · 1655 · 1667 · 1669-70 · 1676 · 1689 · 1691 · 1700
XVIII secolo
1721 · 1724 · 1730 · 1740 · 1758 · 1769 · 1774-75 · 1799-1800
XIX secolo 1823 · 1829 · 1830-31 · 1846 · 1878
XX secolo 1903 · 1914 · 1922 · 1939 · 1958 · 1963 · agosto 1978 · ottobre 1978
XXI secolo 2005
Voci correlate: Conclave · Cardinale della corona · Ius exclusivae · Accessus · Habemus Papam
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Gerarchia cattolica

Episcopato Papa · Camerlengo · Cardinale vicario · Cardinale (Cardinale vescovo · Cardinale presbitero · Cardinale diacono) · Protodiacono · Patriarca · Arcivescovo maggiore · Primate · Arcivescovo metropolita · Arcivescovo · Vescovo · Vescovo coadiutore · Vescovo ausiliare · Vescovo emerito (ed Arcivescovo emerito) · Vescovo titolare (ed Arcivescovo titolare) BXVI CoA like gfx PioM.svg
Presbiterato Monsignore (Protonotario · Prelato d’onore · Cappellano) · Vicario generale · Vicario episcopale · Canonico · Prevosto · Arciprete · Decano (o Vicario Foraneo) · Parroco · Amministratore parrocchiale · Vicario parrocchiale · Curato · Collaboratore pastorale · Cappellano
Diaconato Diacono permanente  · Diacono transeunte · Seminarista
Ministeri nella Liturgia Accolito · Lettore · Cerimoniere · Ministrante (Turiferario · Crocifero)
Altri incarichi specifici Prefetto · Legato · Nunzio apostolico · Ordinario militare · Amministratore apostolico · Amministratore diocesano · Vicario apostolico · Prefetto apostolico · Penitenziere · Arcidiacono · Primicerio · Esorcista · Rettore
Chiese orientali Arcieparca · Eparca · Esarca · Archimandrita
Ordini religiosi Moderatore supremo · Padre provinciale · Abate Primate · Abate (Abate mitrato · Abate regolare) · Novizio
Soppressi Cardinale della corona · Principe vescovo · Conte vescovo · Antivescovo · Prelato di Fiocchetto · Abate commendatario · Suddiacono · Ostiario
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Onorificenze ed Ordini Equestri Pontifici

Ordini conferiti direttamente dal Pontefice Ordine Supremo del Cristo · Ordine dello Speron d’Oro · Ordine Piano · Ordine di San Gregorio Magno · Ordine di San Silvestro Papa
Coat of arms of the Holy See.svg
Distintivi d’onore
Ordini sotto la protezione della Santa Sede

 

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