il papa e la scienza

ESTERI

Prima in visita ai malati dell’ospedale San Giovanni Battista
poi all’Angelus, il Pontefice torna sui temi dell’enciclica Spe salvi

Il Papa: “La scienza ha confinato
Dio e la fede nella sfera privata”

“L’unica vera novità della storia umana è l’avvento di Cristo. La storia deve essere rievangelizzata”
Trentamila in piazza San Pietro. “Gli aspetti materiali non ci distolgano dallo spirito del Natale”

<img src="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/benedettoxvi-17/spe-salvi/lapr_11745601_45190.jpg&quot; alt="Il Papa: "La scienza ha confinato
Dio e la fede nella sfera privata"
” width=”280″ />Papa Benedetto XVI

ROMA “Lo sviluppo della scienza moderna ha confinato sempre più la fede e la speranza nella sfera privata e individuale”. Benedetto XVI è tornato stamani sui temi dell’enciclica Spe salvi nel discorso che ha preceduto l’Angelus. Secondo il Pontefice “oggi appare in modo evidente, e talvolta drammatico, che l’uomo e il mondo hanno bisogno di Dio, del vero Dio, altrimenti restano privi di speranza”.

La scienza, insiste il Pontefice, “contribuisce molto al bene dell’umanità ma non è in grado di redimerla. L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio”.

“L’unica vera novità della storia è Cristo” sono state le prime parole pronunciate affacciandosi alla finestra del palazzo apostolico. “E la storia chiede di essere costantemente evangelizzata; ha bisogno di essere rinnovata dall’interno”. Tutto l’impianto teologico e filosofico della Spe salvi ruota intorno alla necessità primaria di papa Ratzinger e del suo mandato apostolico di bloccare la secolarizzazione della chiesa e il laicismo sempre più dominante. Va in questo senso anche il richiamo alle Nazioni Unite che ieri ha creato qualche imbarazzo diplomatico. Ed ecco la sottolineatura: “L’unica vera novità è Cristo”.

L’enciclica s’intitola Spe salvi perché cita le parole di San Paolo:”Spe salvi facti sumus“, salvati grazie alla speranza. Speranza e fede nell’intervento del Pontefice nella prima domenica d’Avvento.

“In questo, come in altri passi del Nuovo Testamento, la parola speranza – ha rilevato il Papa teologo – è strettamente connessa con la parola fede: è un dono che cambia la vita di chi lo riceve, come dimostra l’esperienza di tanti santi e sante. In che cosa consiste questa speranza, così grande e così affidabile da farci dire che in essa noi abbiamo la salvezza? Consiste in sostanza nella conoscenza di Dio, nella scoperta del suo cuore di Padre buono e misericordioso. Gesù, con la sua morte in croce e la sua risurrezione, ci ha rivelato il suo volto, il volto di un Dio talmente grande nell’amore da comunicarci una speranza incrollabile”.

Prima dell’Angelus il Papa è stato in visita ai malati ricoverati al San Giovanni Battista. E a loro ha consegnato idealmente il testo dell’enciclica. “E’ un testo – ha spiegato nell’omelia della messa celebrata in un padiglione – che vi invito ad approfondire, per trovarvi le ragioni di quella speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: anche un presente faticoso”. L’importanza della speranza, quindi, e della fede, soprattutto in un luogo di sofferenza.

Anche in corsia il Pontefice si è soffermato sull’Avvento e sul Natale. Un tema che ha ripreso più tardi in piazza San Pietro davanti a circa trentamila fedeli quando ha detto che gli aspetti materiali non devono distogliere dal vero significato del Natale. “L’Avvento – ha spiegato – è tempo di preghiera e di vigile attesa. Ci chiede e ci avverte di attenderlo vegliando, poiché la sua venuta non può essere programmata o pronosticata ma sarà improvvisa e imprevedibile. Che non vi succeda quel che avvenne al tempo di Noè, quando gli uomini mangiavano e bevevano spensieratamente, e furono colti impreparati dal diluvio”.

(2 dicembre 2007)

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