san tommaso d’aquino

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Tommaso d’Aquino

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« Tu non possiedi la Verità, ma è la Verità che possiede te. »
(Tommaso d’Aquino, De veritate)
San Tommaso d’Aquino
San Tommaso d'Aquino

Fra Angelico: San Tommaso d’Aquino.

Dottore della Chiesa
Nascita 1225
Morte 7 marzo 1274
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione 18 luglio 1323 da Papa Giovanni XXII
Ricorrenza 28 gennaio
Attributi libro
Patrono di Teologi, accademici, librai, scolari, studenti; della regione Campania e delle città di Aquino, Grottaminarda, Monte San Giovanni Campano, Priverno

Tommaso d’Aquino, O.P. (Roccasecca, 1225[1]Fossanova, 7 marzo 1274), fu un frate domenicano, del tempo della scolastica e della scuola domenicana, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica[2] che dal 1567 lo considera anche Dottore della Chiesa.

Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino.

Indice

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Biografia [modifica]

Tommaso dei conti d’Aquino nacque a Roccasecca[1], nel castello paterno situato[3] nel feudo dei conti d’Aquino (Frosinone), nel 1225, e morì nel convento di Fossanova il 7 marzo 1274. La sua tomba si trova presso il convento domenicano des Jacobins a Tolosa, in Francia. Fu allievo di Sant’Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano “il bue muto” dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un’estremità all’altra della terra!»

Gli studi e la filosofia [modifica]

Il piccolo Tommaso, tenuto a battesimo da papa Onorio III, a soli cinque anni, fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Monte Cassino, di cui suo zio era abate, per ricevere l’educazione religiosa e per, così come nelle intenzioni dei genitori, iniziare una prestigiosa carriera ecclesiastica nell’Ordine dei benedettini.

A quattordici anni si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio delle arti all’Università, presso il convento di San Domenico Maggiore. È così che, pur fortemente ostacolato dalla famiglia, fece richiesta nel 1244 di essere ammesso all’Ordine domenicano.

Il Castello di Monte San Giovanni Campano, dove fu rinchiuso San Tommaso

I suoi superiori, avendone intuito il precoce talento, per consentirgli il completamento degli studi lo inviarono a Parigi, ma il giovane, prima che potesse giungervi, fu ripreso dai suoi familiari e ricondotto al castello paterno di Monte San Giovanni Campano. Il periodo di prigionia, che durò un anno, fu caratterizzato dalle pressioni della famiglia, che voleva fargli rinunciare all’abito domenicano, e si concluse, per intercessione di papa Innocenzo IV, con la liberazione (o, secondo alcuni biografi, con la fuga) di Tommaso.

Dopo brevi soggiorni, prima a Napoli e poi a Roma, nel 1245 giunse a Parigi, e nel 1248 andò a Colonia con Alberto Magno, filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il Cristianesimo con l’Aristotelismo, al nuovo Studium Generale di Colonia, del quale Alberto era stato nominato Rettore, mentre Tommaso divenne secondo professore e Magister Studentium.

In seguito, Tommaso volle essere l’esecutore del progetto del suo maestro. È dibattuto il rapporto che Tommaso ebbe con Aristotele, ma, a questo proposito, dice Marcello Landi: «Si può ridurre Tommaso ad un aristotelico tardo? In effetti, per motivi storici e teoretici è meglio fare l’operazione contraria: cercare, cioè, di cogliere la peculiarità e l’originalità del tomismo rispetto all’aristotelismo, se si vuole capire il modo di pensare dell’Aquinate, il cui punto di vista tiene conto di quanto è intervenuto, nel frattempo, in Occidente: l’arrivo del Cristianesimo e del pensiero da esso suscitato. Tommaso, insomma, ha assimilato Aristotele al Cristianesimo, non ha fatto l’operazione contraria»[4].

Dal 1252 insegnò all’Università di Parigi, iniziando come baccalarius biblis, e dopo 4 anni poté tenere la sua prima lezione in cattedra.

Nel frattempo Tommaso combatté contro gli averroisti (seguaci del filosofo arabo Averroè, secondo cui l’anima umana singolarmente presa è mortale), che ritenevano la fede inconciliabile con la ragione: “La fede è per le anime semplici, la filosofia per le persone colte”.

Tommaso si batté anche contro gli agostiniani, filosoficamente platonici o neoplatonici, che ritenevano inconciliabile l’Aristotelismo con la fede.

Il pensiero di Tommaso [modifica]

Ritratto del santo ad opera di Fra Bartolomeo

Per Tommaso l’anima è creata “a immagine e somiglianza di Dio” (come dice la Genesi), unica, immateriale (priva di volume, peso ed estensione) non localizzata in un punto particolare del corpo, trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti. L’anima è tota in toto corpore, contenuta interamente in ogni parte del corpo, e in questo senso legata ad esso indissolubilmente.

Secondo Tommaso:

« fede e ragione si possono conciliare, anzi, la ragione serve agli esseri umani per interrogarsi anche su alcuni enigmi di fede. Lo scopo della fede e della ragione è lo stesso, se poi la ragione si trova in contrasto con la fede deve cedere a questa. »

Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio [modifica]

La certezza inoppugnabile che Dio esista ci è data dalla fede, ma la ragione ha il suo percorso che prepara l’adesione libera dell’intelletto e della volontà dell’intera persona umana rendendo plausibile, credibile l’adesione al Dio che si rivela. Ma tra i grandi pensatori cristiani si sono elaborati diversi percorsi razionali: mentre Anselmo d’Aosta, sulla scia neoplatonica di Agostino d’Ippona procedeva sia a simultaneo, cioè dal concetto stesso di Dio, da lui ritenuto id quo maius quo cogitari nequit (nel Proslogion, cap.2.3), sia a posteriori (nel Monologion) per dimostrare l’esistenza di Dio, l’unico modo per arrivarci, secondo Tommaso, consiste nel procedere a posteriori: partendo cioè dagli effetti, dall’esperienza sensibile, che è la prima a cadere sotto i nostri sensi, per dedurne razionalmente la sua Causa prima. Si tratta di quella che chiama demonstratio quia[5], cioè, appunto dagli effetti, il cui risultato è ammettere necessariamente che esista il punto d’arrivo della dimostrazione, anche se non è pienamente intelligibile, come in questo caso, ed in altri, il perché (demonstratio quid, es. i sillogismi: le premesse esprimono proprietà che sono cause della conclusione: “Ogni uomo è mortale; ogni ateniese è uomo; ogni ateniese è mortale”: essere uomo e mortale è necessaria causa della mortalità di ogni ateniese)

Sulla base di questo sfondo di pensiero Tommaso espone le sue prove dell’esistenza di Dio, non a caso chiamate in latino ‘viae’, cioè ‘percorsi’, ‘cammini’ presi come esempi di largo respiro [6]. Tutte e cinque, con piccole variazioni, seguono questa struttura: 1) constatazione di un fatto in rerum natura, nell’ esperienza sensibile ordinaria (movimento inteso come trasformazione; causalità efficiente subordinata; inizio e fine dell’esistenza degli esseri generabili e corruttibili, perciò materiali, contingenti nel suo vocabolario, che quindi possono essere e non essere; gradualità degli esseri nelle perfezioni trascendentali, come bontà, verità, nobiltà ed essere stesso; finalità nei processi degli esseri non intelligenti); 2) analisi metafisica di quel dato iniziale esperienziale alla luce del principio metafisisco di causalità, enunciato in varie formulazioni (“Tutto ciò che si muove è mosso da un altro”; “E’ impossibile che una cosa sia causa efficiente di sé stessa”; “Ora, é impossibile che tutte di tal natura siano state sempre, perché ciò che può non essere un tempo non esisteva”; “Ma il grado maggiore o minore si attribuiscono alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno a qualcosa di sommo o di assoluto”; “Ora, ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché é diretto da un essere conoscitivo e intelligente”); 3) impossibilità di un regressus in infinitum inteso in senso metafisico, non quantitativo, perché ciò renderebbe inintelligibile, inspiegabile pienamente il dato di fatto di partenza esistente (“Ora, non si può in tal modo procedere all’ infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore…”; “Ma procedere all’ infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e così non avremmo neppure l’ effetto ultimo, né le cause intermedie…”; “Dunque non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà ci sia qualcosa di necessario. Ora, tutto ciò che è necessario, o ha la causa della sua necessità in un altro essere oppure no. D’ altra parte [in questo genere di esseri] non si può procedere all’infinito…”; questo passaggio manca, per la sua evidenza agli occhi dell’ Aquinate manca nella quarta via e nella quinta via, si passa direttamente alla conclusione; 4) conclusione deduttiva strettamente razionale (senza nessuna cogenza di fede) che identifica il ‘conosciuto’ sotto quel determinato aspetto con quello “che tutti chiamano Dio”, o espressioni simili (“Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio”; “Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio”; “Dunque bisogna concludere all’esistenza di un essere che sia di per sé necessario e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio”; “Ora ciò che è massimo in un dato genere è causa di tutti gli appartenenti a quel genere, come il fuoco, caldo al massimo, è causa di ogni calore, come dice lo stesso Aristotele. Dunque vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell’ essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio”; “Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate ad un fine: e quest’essere chiamiamo Dio”. I cinque percorsi indicati da San Tommaso sono:

  • Ex motu et mutatione rerum (tutto ciò che si muove esige un movente primo perché, come insegna Aristotele nella Metafisica: “Non si può andare all’infinito nella ricerca di un primo motore”);
  • Ex ordine causarum efficientium (cioè “dalla causa efficiente”, intesa in senso subordinato, non in senso coordinato nel tempo. Tommaso non è, per sola ragione, in grado di escludere la durata indefinita nel tempo di un mondo creato da Dio, la cosiddetta creatio ab aeterno: ogni essere finito, partecipato, dipende nell’ essere da un altro detto causa; necessità di una causa prima incausata);
  • Ex rerum contingentia (cioè “”dalla contingenza”. Nella terminologia di Tommaso la generabilità e corruttibilità sono prese come segno evidente della possibilità di essere e non essere legata alla materialità, sinonimo, nel suo vocabolario di “contingenza”, ben diverso dall’ uso più comune, legato ad una terminologia avicenniana, dove “contingente” è qualsiasi realtà che non sia Dio. Tommaso, in questa argomentazione della Summa Theologiae distingue attentamente il necessario dipendente da altro (anima umana e angeli) e necessario assoluto (Dio).L’ esistenza di esseri generabili e corruttibili è in sè insufficiente metafisicamente, rimanda ad esseri necessari, dapprima dipendenti da altro, quindi ad un essere assolutamente necessario);
  • Ex variis gradibus perfectionis (le cose hanno diversi gradi di perfezioni, intese in senso trascendentale, come verità, bontà, nobiltà ed essere, sebbene sia usato un ‘banale’ esempio fisico legato al fuoco ed al calore; ma solo un grado massimo di perfezione rende possibile, in quanto causa, i gradi intermedi);
  • Ex rerum gubernatione (cioè “dal governo delle cose”: le azioni di realtà non intelligenti nell’universo sono ordinate secondo uno scopo, quindi, non essendo in loro quest’intelligenza, ci deve essere un’intelligenza ultima che le ordina così).

Processo conoscitivo [modifica]

Tommaso, che riteneva la conoscenza acquisibile solo attraverso la sensibilità, rifiuta la visione della conoscenza di Agostino, che pensava che questa avvenisse tramite l’illuminazione divina.

La conoscenza degli universali però appartiene solo alle intelligenze angeliche; noi, invece, conosciamo gli universali post-rem, ossia li ricaviamo dalla realtà sensibile. Soltanto Dio conosce ante rem.

La conoscenza è, quindi, un processo di adeguamento dell’anima o dell’intelletto e della cosa, secondo una formula che dà ragione del sofisticato platonismo di Tommaso:

(LA)

« Veritas: Adaequatio intellectus ad rem. Adaequatio rei ad intellectum. Adaequatio intellectus et rei.[7] »
(IT)

« Verità: Adeguamento dell’intelletto alla cosa. Adeguamento della cosa all’intelletto. Adeguamento dell’intelletto e della cosa. »

La Creazione secondo Tommaso [modifica]

Tommaso spiega che l’uomo non può stabilire se il mondo è infinito o se è stato creato dal nulla, poiché queste tesi riguardano l’ambito della fede e non è possibile arrivarci razionalmente, l’uomo può solo rifarsi alle verità rivelate che dicono che l’universo ha effettivamente un punto zero dal quale è nato. Nelle opere di Tommaso l’universo (o cosmo) ha una struttura rigorosamente gerarchica: posto al vertice da Dio che viene posto come al di là della fisicità, governa da solo il mondo al di sopra di tutte le cose e gli enti; al di sotto di Dio troviamo gli angeli (forme pure e immateriali) ai quali Tommaso attribuisce la definizione di intelligenze motrici dei cieli anche esse ordinate gerarchicamente tra di loro; poi un gradino più in basso troviamo l’uomo, posto al confine tra il mondo delle sostanze spirituali e il regno della corporeità, in ogni uomo infatti si ha l’unione del corpo (elemento materiale) con l’anima intellettiva (ovvero la forma, che secondo Tommaso costituisce l’ultimo grado delle intelligenze angeliche), l’uomo è l’unico ente in contatto sia con il mondo fisico, sia con il mondo spirituale. Tommaso crede che la conoscenza umana cominci con i sensi, l’uomo non avendo il grado di intelligenza degli angeli non è in grado di apprendere direttamente gli intelligibili, ma può apprendere solamente attribuendo alle cose una forma e quindi solamente grazie all’esperienza sensibile. Un’altra facoltà necessaria che caratterizza l’uomo è la sua tendenza a realizzare pienamente la propria natura ovvero compiere ciò per cui è stato creato. Ciascun uomo infatti corrisponde all’idea divina su cui è modellato di cui l’uomo è consapevole e razionale, conscio delle proprie finalità, alle quali si dirige volontariamente avvalendosi dell’uso dell’ intelletto (l’uomo prende le proprie decisioni sulla base di un ragionamento pratico con cui tra due beni sceglie sempre quello più consono al raggiungimento del suo fine). Al di sotto dell’uomo troviamo le piante e le varie molteplicità degli elementi.

Rientro in Italia [modifica]

Nel 1259 tornò in Italia: strinse amicizia con Guglielmo di Moerbeke (grande traduttore di Aristotele e di Proclo) e collaborò ad alcuni scritti con papa Urbano IV, presso il convento di Orvieto, dove il pontefice si era temporaneamente stabilito.

Su incarico di Urbano IV compose l’ufficio e gli inni per la festa del Corpus Domini appena istituita (8 settembre 1264), tra i quali spicca l’inno Pange Lingua, con le celeberrime ultime due strofe del Tantum Ergo che la liturgia cattolica ancor oggi eleva durante la benedizione con il Santissimo Sacramento.

Successivamente si recò a Roma per organizzare i corsi dello Studio di santa Sabina e, nel 1267, papa Clemente IV lo chiamò con sé a Viterbo, dove predicò spesso dal pulpito della chiesa di Santa Maria Nuova.

È proprio durante gli anni trascorsi in Italia che compose numerose opere come la Summa contra gentiles, il De regimine principium, il De unitate intellectus contra Averroistas e buona parte del suo capolavoro, la Summa Theologiae, fonte d’ispirazione della teologia cattolica fino ai nostri giorni.

Nel 1269 fu richiamato a Parigi dai suoi superiori ed iniziò, attraverso una strenua difesa teologica degli Ordini mendicanti, la sua opera di confutazione del Neoplatonismo agostiniano (in contrapposizione al suo Aristotelismo) ed agli errori dottrinari averroisti.

Nel 1272, chiamato da Carlo I d’Angiò, fu nuovamente a Napoli e si occupò della riorganizzazione degli studi teologici presso il convento di San Domenico, presso il quale era annessa la locale Università.

Il 6 dicembre 1273, nella chiesa di San Domenico a Napoli, cadde in estasi e da quel giorno smise di scrivere, confidando a fra’ Reginaldo da Piperno, suo aiutante e confessore: «Tutto quello che ho scritto mi sembra un pugno di paglia a paragone di quello che ho visto e mi è stato rivelato. È venuta la fine della mia scrittura e spero che sia vicina la fine della mia vita.»[8]

Fu in questo periodo che Tommaso fece sì che la sua Summa Theologiae restasse incompiuta (l’ultimo trattato è il De Poenitentia).

La fine [modifica]

Il 6 dicembre del 1273, durante una messa, fu colpito da qualcosa che lo sconvolse profondamente. Da quel momento in poi non scrisse più nulla. Confessò al suo segretario, Reginaldo da Piperno, le seguenti parole: “Promettimi, in nome del Dio vivo e onnipotente e della tua fedeltà al nostro ordine, e dell’amore che nutri per me, che non rivelerai mai, finché sarò vivo, ciò che ti dirò. Tutto ciò che ho scritto è come paglia per me in confronto a ciò che ora mi è stato rivelato […]. L’unica cosa che ora desidero è che Dio dopo aver posto fine alla mia opera di scrittore possa presto porre termine anche alla mia vita”.

Nel gennaio del 1274 papa Gregorio X gli ordinò di presenziare al Concilio di Lione II, per verificare in che cosa consistessero le divergenze tra la Chiesa latina e quella greca e se fosse possibile appianarle; Tommaso, anche se non in buone condizioni di salute, si mise in viaggio.

Durante il tragitto si fermò presso il castello di Maenza, da sua nipote Francesca, maritata con il conte Annibaldo de Ceccano, signore di Maenza, ma il suo male si aggravò. Pur ammalato, era ancora in grado di celebrare messa – cosa che, secondo i testimoni, faceva con grande devozione e versando lacrime copiose.

Dal momento che desiderava finire i suoi giorni in un monastero (“se il Signore vorrà prendermi è meglio che mi trovi in una casa di religiosi che non in un castello”, disse), e non essendo in condizione di raggiungere una casa dei domenicani, fu portato all’abbazia cistercense di Fossa Nuova (oggi Fossanova), a poca distanza da Priverno (in provincia di Latina), dove, al termine di una malattia durata qualche settimana, morì il 7 marzo 1274.

Il racconto biografico di Guglielmo di Tocco narra che Tommaso, ormai prossimo alla morte, dettò ai monaci dell’abbazia un breve commento al Cantico dei cantici.

Le spoglie di Tommaso d’Aquino sono conservate nel convento dei Giacobini a Tolosa. La reliquia della mano destra, invece, si trova a Salerno nella chiesa di San Domenico, assieme alle spoglie di due sorelle del santo, mentre l’insigne reliquia del suo teschio si trova custodita e venerata nella Basilica Cattedrale di Priverno (Latina). È patrono della città e della diocesi privernate.

Ipotesi sulla morte di Tommaso [modifica]

Dante Alighieri, nella sua Commedia,[9] sostiene che il teologo sia stato avvelenato per ordine di Carlo d’Angiò; Giovanni Villani (Cronache IX, 218) conferma questa versione e l’Anonimo Fiorentino descrive il crimine e ne spiega le motivazioni. Il Muratori, al contrario, riproducendo il resoconto di uno degli amici del teologo, non fa accenni ad eventuali congiure. Anche il semplice sospetto, comunque, ci comunica la convinzione dei contemporanei di Tommaso che la sua opera fosse pericolosa per il partito guelfo, rappresentato dai d’Angiò.

Importanza ed eredità [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tomismo.

San Tommaso d’Aquino, ritratto di Carlo Crivelli

San Tommaso fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia Scolastica, che verso la metà del XIII secolo aveva raggiunto il suo apogeo. Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione, le tesi sull’anima (in contrapposizione ad Averroè), le questioni sull’autorità della religione e della teologia, che subordina ogni campo della conoscenza. Tali punti fermi del suo pensiero furono difesi da diversi suoi seguaci successivi, tra i quali Reginaldo di Piperno, Tolomeo da Lucca, Giovanni di Napoli, il domenicano francese Giovanni Capreolus e Antonino di Firenze. Infine però, con la lenta dissoluzione della Scolastica, si ebbe parallelamente anche la dissoluzione del Tomismo.

Oggigiorno il pensiero di Tommaso d’Aquino trova ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi, ad esempio) e perfino non cristiani, grazie al suo metodo di lavoro, fortemente razionale ed aperto a fonti e contributi di ogni genere: la sua indagine intellettuale procede dalla Bibbia agli autori pagani, dagli ebrei ai musulmani, senza alcun pregiudizio, ma tenendo sempre il suo centro nella Rivelazione cristiana, alla quale ogni cultura, dottrina o autore antico faceva capo.

Il suo operato culmina nella Summa Theologiae (cioè “Il complesso di teologia“), in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche.

Agostino vedeva il rapporto fede-ragione come un circolo ermeneutico (dal greco ermeneuo, cioè “interpreto”) in cui credo ut intelligam et intelligo ut credam (ossia “credo per comprendere e comprendo per credere”). Tommaso porta la fede su un piano superiore alla ragione, affermando che dove la ragione e la filosofia non possono proseguire inizia il campo della fede ed il lavoro della teologia. Dunque, fede e ragione sono certamente in circolo ermeneutico e crescono insieme sia in filosofia che in teologia. Mentre però la filosofia parte da dati dell’esperienza sensibile o razionale, la teologia inizia il circolo con i dati della fede, su cui ragiona per credere con maggiore consapevolezza ai misteri rivelati. La ragione, ammettendo di non poterli dimostrare, riconosce che essi, pur essendo al di sopra di sé, non sono mai assurdi o contro la ragione stessa: fede e ragione, sono entrambe dono di Dio e non possono contraddirsi. Questa posizione esalta ovviamente la ricerca umana: ogni verità che io posso scoprire non minaccerà mai la Rivelazione anzi, rafforzerà la mia conoscenza complessiva dell’opera di Dio e della Parola di Cristo. Si vede qui un esempio tipico della fiducia che nel Medioevo si riponeva nella ragione umana. Nel XIV secolo queste certezze andranno in crisi, coinvolgendo l’intero impianto culturale del periodo precedente.

La teologia, in ambito puramente speculativo, rispetto alla tradizione classica, è considerata una forma inferiore di sapere, poiché usa le armi della filosofia senza partire da qualcosa che abbia la forza della necessità filosofica, ma Tommaso fa notare, citando Aristotele, che non si può mai dimostrare tutto (sarebbe necessario un processo all’infinito), ed anche che si possono distinguere due tipi di scienze: quelle che esaminano i propri principi e quelle che ricevono i principi da altre scienze, costruendo sopra di essi come su dati validi. La teologia, rivalutata, si costruisce le basi della sua substantia. L’ideale, per uno spirito concreto come Tommaso, sarebbe superare la fede e raggiungere la conoscenza ma, sui misteri fondamentali della Rivelazione, questo non è possibile nella vita terrena del corpo. Avverrà nella vita eterna dello spirito.

Il sapere teologico è più elevato per l’importanza assoluta e fondamentale delle sue “ipotesi”, da cui parte poi a ragionare e sulle quali cresce il suo essere; esso è un moto a spirale della conoscenza che muove da un’ipotesi, cioè un atto di fede, guardando Dio e l’eternità. Per l’uomo è più importante dei ragionamenti necessari che un filosofo è riuscito a dimostrare. La filosofia è dunque ancilla theologiae e regina scientiarum, primo fra i saperi delle scienze. Il primato del sapere teologico non è nel metodo, ma nei contenuti divini che affronta, per i quali è sacrificabile anche la necessità filosofica.

Il punto di discrimine fra filosofia e teologia è la dimostrazione dell’esistenza di Dio; dei due misteri fondamentali della Fede (Trinitario e Cristologico), la ragione può dimostrare solamente l’esistenza di Dio e che questo Dio non può che essere Trinitario, il paradosso razionale, che la ragione non può spiegare: un Dio Uno e Trino. Il maggior servizio che la ragione può fare alla fede è che dimostrare l’esistenza di un Dio non Trinitario è altrettanto irrazionale quanto la sua affermazione, perché i motivi per non credere al Dio che emerge dal Nuovo Testamento non sono maggiori di quelli che si hanno per credere ad un’altra divinità o per essere atei. La ragione fornisce un secondo aiuto alla fede: mostrare che da questo mistero scaturiscono conseguenze non contraddittorie fra loro (il mistero stesso è l’ipotesi-premessa razionale). La ragione non può entrare nella parte storica dei misteri religiosi, può mostrare solo prove storiche che tal “profeta” è esistito, ma non che era Dio, e il senso della Sua missione, che è appunto un dato, un fatto a cui si può credere o meno.

Il primato della teologia verrà fortemente discusso nei secoli successivi, ma sarà anche lo studio praticato da tutti i filosofi cristiani nel Medioevo e oltre, tant’è che Pascal fece la sua famosa “scommessa” ancora nel XVII secolo. La teologia era questione sentita dal popolo nelle sacre rappresentazioni, era il mondo dei medioevali e degli zelanti studenti che attraversavano a piedi le paludi di Francia per ascoltare le lectiones dell’Aquinate nella prestigiosa Università della Sorbonne di Parigi, incontrandosi da tutta Europa .

Gli storici della filosofia richiamano l’attenzione anche sulla prevalenza dell’intelletto rispetto ad una prevalenza della volontà nella vita intellettuale/spirituale dell’uomo. La prima è seguita da San Tommaso e dalla sua scuola, mentre l’altra è propria di San Bonaventura e della scuola franscecana. Per Tommaso il fine supremo è “vedere Dio”, mentre per Bonaventura fine ultimo dell’uomo è “amare Dio”. Quindi per Tommaso la categoria più alta è “il vero”, mentre per Bonaventura è “il bene”. Per ambedue però, “il vero” è anche “il bene”, e “il bene” è anche “il vero”.

Il pensiero di Tommaso ebbe influenza anche su autori non cristiani, a cominciare dal famoso pensatore ebreo Hillel da Verona.

A partire dal secondo Novecento poi il suo pensiero viene ripreso nel dibattito etico da autori cattolici e non, quali Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe, Alasdair MacIntyre, Philippa Ruth Foot.

Culto [modifica]

San Tommaso d’Aquino è patrono dei teologi, degli accademici, dei librai e degli studenti. Fu canonizzato nel 1323 da papa Giovanni XXII. La sua memoria viene celebrata dalla Chiesa cattolica il 28 gennaio, la luterana invece lo ricorda invece l’8 marzo.

L’11 aprile 1567 papa Pio V lo dichiarò dottore della Chiesa con la bolla Mirabilis Deus.

Il 29 giugno 1923, nel VI centenario della canonizzazione, papa Pio XI gli dedicò l’enciclica Studiorum Ducem.

Opere [modifica]

Una pagina della Summa theologiae

  • Ad Bernardum (A Bernardo)
  • Aurora Consurgens (Il sorgere dell’aurora)
  • Compendium theologiae (Compendio di teologia)
  • Contra errores Graecorum (Contro gli errori dei Greci)
  • Contra impugnantes Dei cultum (Contro coloro che avversano il culto di Dio)
  • Contra retrahentes (Contro coloro che distolgono)
  • Contra Saracenos (Contro i Saraceni, cioè i Musulmani)
  • De aeternitate mundi (L’eternità del mondo)
  • De alchemia (L’alchimia)
  • De anima (L’anima; dalle Quaestiones disputatae)
  • De articulis Fidei (Gli articoli della Fede)
  • De ente et essentia (L’ente e l’essenza)
  • De forme absolutionis (La forma dell’assoluzione)
  • De lapide philosophico (La pietra filosofale)
  • De malo (Il male; dalle Quaestiones disputatae)
  • De motu cordis (Il moto del cuore)
  • De operationibus occultis (Le operazioni nascoste)
  • De perfectione (La perfezione)
  • De potentia (La potenza”; dalle Quaestiones disputatae)
  • De principiis naturae (I principi della natura)
  • De rationibus Fidei (Le ragioni della Fede)
  • De regimine principum (Il governo dei principi; scritto politico incompiuto)
  • De spiritualibus creaturis (Le creature spirituali)
  • De substantiis separatis (Le sostanze separate)
  • De unione Verbi Incarnati (L’unione del Verbo Incarnato)
  • De unitate intellectus contra Averroistas (L’unità dell’intelletto contro gli Averroisti)
  • De veritate (La verità; dalle Quaestiones disputatae)
  • De virtutibus, (Le virtù; dalle Quaestiones disputatae)
  • Summa contra Gentiles (Il complesso contro i Gentili; rivolta contro i Gentili, cioè i Musulmani ed i pagani, per sostenere la superiorità della religione cristiana)
  • Summa theologiae (Il complesso della teologia; incompiuta)

Preghiere [modifica]

San Tommaso d’Aquino ha scritto preghiere tra cui vari inni per il Corpus Domini: il Pange Lingua, le cui ultime due strofe (Tantum Ergo Sacramentum), sono utilizzate durante la benedizione eucaristica e la sequenza del Corpus Domini, il Sacris solemniis, le cui ultime due strofe costituiscono il Panis Angelicus, il Lauda Sion Salvatorem e l’inno Adoro te devote per l’adorazione eucaristica.

Note [modifica]

  1. ^ a b Mario Sgarbossa, I Santi e i Beati della Chiesa d’Occidente e d’Oriente, II edizione, Edizioni Paoline, Milano, 2000, ISBN 88-315-1585-3, pag. 63
  2. ^ È venerato come santo anche dalla Chiesa luterana
  3. ^ Secondo alcune tesi, minoritarie, datate e di stampo localistico, San Tommaso sarebbe nato a Belcastro. Fra queste, si segnalano quelle di Fra’ Giovanni Fiore da Cropani, storico calabrese del XVII secolo, che lo scriveva nella sua opera “Della Calabria illustrata”, di Gabriele Barrio nella sua opera De antiquitate et situ Calabriae e di Padre Girolamo Marafioti, teologo dell’ordine dei Minori Osservanti, nella sua opera Croniche ed antichità di Calabria.
  4. ^ Recensione di M. Landi a S. Muscolino, Il problema della legge naturale in san Tommaso e Rosmini, in «Bollettino telematico di filosofia politica» (online)
  5. ^ cfr. S. Th. I, q.2, a.2, c. e luoghi paralleli nei commenti aristotelici
  6. ^ Cf. Summa Theologiae, Iª q. 2 a. 3
  7. ^ Cf. Quaestio disputata de anima, a. 3 ad 1; Summa Theologiae, Iª q. 16 aa. 1-2.
  8. ^ Antonio Livi, Dal senso comune alla dialettica. Una storia della filosofia, Casa editrice Leonardo da Vinci, Roma, 2004-2005
  9. ^
    « Carlo venne in Italia e, per vicenda,
    vittima fé di Curradino; e poi
    respinse al ciel Tommaso, per ammenda. »

Bibliografia [modifica]

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  • Marie-Dominique Chenu, Introduzione allo studio di S. Tommaso d’Aquino, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1953
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  • Cornelio Fabro, Introduzione a San Tommaso. La metafisica tomista e il pensiero moderno, Ares, Milano, 1997
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  • (FR) Étienne Gilson, Realisme Thomiste et Critique de la Connaissance, J. Vrin, Parigi, 1947
  • (FR) Étienne Gilson, Le Thomisme. Introduction a la Philosophie de Saint Thomas d’Aquin, J. Vrin, Parigi, 1986
  • Marcello Landi, Un contributo allo studio della scienza nel Medio Evo. Il trattato Il cielo e il mondo di Giovanni Buridano e un confronto con alcune posizioni di Tommaso d’Aquino, in Divus Thomas 110/2 (2007) 151-185
  • Dietrich Lorenz, I Fondamenti dell’Ontologia Tomista, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1992
  • Amato Masnovo, San Agostino e S. Tomaso, Vita e Pensiero, Milano, 1950
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  • Battista Mondin, Dizionario enciclopedico del pensiero di San Tommaso d’Aquino, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1992
  • Battista Mondin, Il Sistema Filosofico di Tommaso d’Aquino, Massimo, Milano, 1985
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  • Giacomo Samek Lodovici, L’esistenza di Dio, Quaderni del Timone, 2005 ISBN 88-7879-009-5
  • (ES) Ramón Saiz-Pardo Hurtado, Intelecto-razón en Tomás de Aquino. Aproximación noética a la metafísica, EDUSC, Roma, 2005
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  • Louis De Wohl, La Liberazione del Gigante
  • Michela Pereira, La filosofia nel Medioevo, Carocci, Roma, 2008.
  • Tommaso d’Aquino, De Magistro, a cura di Edda Ducci, Anicia, Roma, 1995.

Voci correlate [modifica]

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Collegamenti esterni [modifica]

Biografia [modifica]

Le Sue Opere [modifica]

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Su Tomismo [modifica]

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